GoPro ha abbandonato il business dei droni

GoPro ha annunciato il suo progetto di uscire dal business dei droni. Siamo ancora sicuri che il mercato dei droni sia così vantaggioso?

Il mercato dei droni sembra ormai aver spiccato il volo. Secondo Gartner, nel 2017 è stato prodotto il 40% in più di droni rispetto all’anno precedente. La crescita è inarrestabile: si stima che l’intero comparto possa superare gli 11 miliardi di dollari di valutazione nel 2020.

Eppure (o forse anche a causa di questa crescita esponenziale) l’azienda statunitense GoPro si è appena vista costretta ad abbandonare il business dei droni – a quanto pare poco redditizio – per puntare sul settore a lei più congeniale, quello delle action cam.

Oltre a una consistente perdita economica registrata nell’ultima trimestrale, la decisione porta con sé anche  licenziamenti che potrebbero riguardare 200/300 persone.

Il problema della regolamentazione

Cosa sappiamo. Per bocca del CEO Nick Woodman, l’azienda ha individuato due grandi problematiche che rendono, a suo parere, insostenibile il mercato aereo: l’eccessiva concorrenza e la presenza di normative sbagliate.

«Sebbene il Karma [il drone di casa GoPro, n.d.r.] abbia raggiunto la posizione di mercato n.2 nella sua fascia di prezzo nel 2017 – spiega il CEO – il prodotto si trova ad affrontare sfide sulla marginalità in un mercato aereo estremamente competitivo. Inoltre – continua – un ambiente normativo ostile in Europa e negli Stati Uniti probabilmente ridurrà il mercato totale sfruttabile nei prossimi anni».

Lo sfortunato drone Karma continuerà comunque ad essere venduto sino ad esaurimento scorte, quindi GoPro uscirà ufficialmente dal mercato. Un mercato dunque che, sebbene in costante crescita, presenta ancora diverse contraddizioni.

Come sta il mercato dei droni?

Tra meno di dieci anni almeno 7 milioni di droni potranno essere usati dai cittadini nel tempo libero e 400mila impiegati per missioni commerciali o nelle emergenze. Le dinamiche dei due segmenti però, sono piuttosto differenti.

I droni per uso personale continueranno ad acquistare popolarità e ad essere utilizzati per scopi di intrattenimento. L’offerta è destinata inevitabilmente a crescere e il fattore di scelta principale finirà per essere il prezzo. Per quanto riguarda il mercato dei droni ad uso commerciale invece, il discorso cambia.

In primis, i costi: i droni per il business costano molto di più. Capita infatti, che diversi droni consumer vengano utilizzati anche per scopi commerciali.

Questa repentina crescita nell’utilizzo di droni dovrà in ogni caso affrontare un ulteriore problema: quello sulla regolamentazione. Sicuramente ci saranno delle restrizioni nei prossimi anni per far fronte a questa escalation, relative a spazi aerei e uso commerciale. A partire dal 2019, ad esempio, ogni drone che vorrà sorvolare i cieli europei potrà farlo solo se registrato, tracciabile e riconoscibile, come stabilito dalla Commissione europea.

La fase regolamentativa ancora in corso in tantissimi Paesi non aiuta dunque il mercato a stabilizzarsi. Se guardiamo al nostro paese, troviamo attualmente circa 2500 aziende attive nel settore dei droni (dati ENAC), di cui quasi circa 400 che operano in situazioni critiche. Oltre a un importante problema con l’abusivismo, relativo ad aziende che operano senza autorizzazioni.

In definitiva dunque, l’andamento del mercato dei droni commerciali sarà inevitabilmente più lento. Al momento, sia che si parli di monitoraggio delle coltivazioni, logistica o sorveglianza, si ragiona su progetti ancora in fase di test o pre-test. E i droni per le consegne? Amazon ne fa uno dei suoi cavalli di battaglia. I droni potranno aiutare il colosso dell’e-commerce a ridurre distanze e costi delle consegne. Al momento però, stiamo parlando di un settore che, nel 2020, dovrebbe pesare appena l’1%. Malgrado i tanti proclami dunque, sarebbe forse il caso di ridurre soltanto le nostre aspettative. Per vederli davvero all’opera potremmo dover aspettare molto, molto tempo.

@antcar83

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