immagine-preview

Gen 19, 2018

I jeans sono tra i prodotti fashion più inquinanti. Una startup li fa ecosostenibili

Pagurojeans è una startup parmense che ha ideato un modo ecosostenibile per produrre jeans, riducendo del 60% i consumi di acqua e del 40% quelli di energia. Per sostenerli c'è tempo fino a sabato

Slavati, stracciati, ricamati. E ancora, skinny, boyfiend, bootcut… I jeans possono cambiare infinite versioni, ma restano un capo intramontabile in ogni armadio. Eppure sono anche uno dei prodotti fashion più inquinanti. Un simbolo di quanto la moda, oltre a divertirci e affascinarci, possa pesare sull’ambiente che ci circonda. Quelle tessili sono le industrie più inquinanti al mondo, seconde solo a quelle del petrolio.

10 mila litri d’acqua per un solo paio di jeans

Per produrre il denim, ovvero il cotone, necessario per un solo paio di jeans servono infatti tra i 7mila e i 10mila litri d’acqua, a cui si aggiungono l’energia necessaria per la produzione e il trasporto dei prodotti e gli agenti chimici utilizzati nella coltivazione del cotone, come insetticidi, pesticidi e fertilizzanti, che inquinano il suolo e le acque.

Da queste riflessioni nasce l’idea di creare jeans che sappiano unire “bellezza, vestibilità e basso impatto ecologico”: parola di Andrea Scaparro e Guillermo Hernandez, giovani laureati in Fisica, che a inizio 2017 hanno fondato a Parma la startup “Pagurojeans”, dopo la partecipazione a un programma di formazione per aspiranti imprenditori organizzato da Aster, società della regione Emilia-Romagna per l’innovazione e la ricerca industriale, presso il Tecnopolo dell’Università parmense.

Come si arriva al Jeans ecosostenibile

“Denim riciclato, filiera di produzione corta e virtuosa, connubio tra innovazione digitale e qualità artigianale sono gli ingredienti del nostro progetto”, spiegano i due giovani imprenditori. Il risultato? Jeans realizzati in modo eco-sostenibile, riducendo del 60% l’impiego di acqua e prodotti chimici e del 40% i consumi di energia elettrica. Come è possibile? “Abbiamo ripensato il sistema di produzione tradizionale attingendo alle cosiddette ‘tre erre’ dell’economia circolare: ridurre, riciclare, riutilizzare”.

Innanzitutto i due startupper hanno individuato uno speciale algoritmo che, a partire da un modello di partenza, riesce a calcolare la quantità di stoffa necessaria per la vestibilità perfetta di un nuovo paio di jeans, permettendo così di non sprecare troppa stoffa. Oltre a ridurre gli sprechi, bisogna riciclare: ecco allora l’idea di una partnership con Italdenim, azienda di Inveruno, vicino a Milano, che fornisce una linea di denim riciclato al 40%.

Abbiamo ripensato il sistema di produzione tradizionale attingendo alle cosiddette ‘tre erre’ dell’economia circolare: ridurre, riciclare, riutilizzare

Infine, riutilizzare. Se si invia alla nuova startup un vecchio paio di jeans, questi vengono riparati e poi utilizzati anche come modello per creare dei Pagurojeans dalle misure perfette. “Attenzione però: questo non significa che si riceverà una copia identica del vecchio jeans, ma solo un nuovo paio, un Pagurojeans, che veste bene quanto il vecchio, senza il bisogno di doversi recare da un sarto per prendere le misure e fare le prove”.

Sostenibilità anche sociale

Infine, Andrea Scaparro e Guillermo Hernandez aggiungono una quarta erre, quella di “rispetto”: “Il nostro prodotto deve essere sostenibile ecologicamente e anche socialmente”. Per questo lavorano in collaborazione con “Il filo Rosa”, laboratorio sartoriale che realizza prodotti di abbigliamento di alta qualità, utilizzando materiali e lavorazioni esclusivamente Made in Italy, con un valore sociale aggiunto perché interamente realizzati da donne in situazioni di difficoltà, impegnate, al fianco di esperti nel settore della moda, in un progetto di crescita personale e professionale.

Se tre mesi fa i due fondatori hanno iniziato a creare jeans per se stessi – “Li indossiamo già ogni giorno e in ogni occasione” – e per familiari e amici, ora è il momento di entrare nel vivo con la produzione, raccogliendo i fondi necessari. Oltre ad aver vinto il Greenhouse Programme 2017 di Climate-KIC, ricevendo sovvenzioni a fondo perduto e consulenze per lo sviluppo dell’idea di impresa, Scaparro e Hernandez hanno avviato una campagna di crowdfunding, avvalendosi del supporto di Kick-ER, servizio di orientamento gestito da Aster.

Sulla piattaforma Ginger il target prefissato di 2.500 euro è stato già raggiunto e superato a pochi giorni dalla chiusura della raccolta, ma per chi volesse sostenere i giovani imprenditori c’è tempo fino a sabato 20 gennaio. A seconda dell’importo donato tramite la sezione dedicata della piattaforma Ginger, i sostenitori riceveranno un kit di riparazione per vecchi jeans oppure avranno la possibilità di acquistare a prezzo di costo un Pagurojeans realizzato su misura.

 

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter