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Feb 19, 2018

Da ENEA un nuovo biocemento realizzato con il lievito di birra

I ricercatori ENEA lo hanno realizzato grazie a un innovativo processo basato sull'uso di lievito di birra e acqua ossigenata.

Una miscela di lievito di birra e acqua ossigenata. Sono questi gli “ingredienti segreti” utilizzati dai ricercatori ENEA per realizzare una nuova tipologia di biocemento.

ENEA ha così brevettato il suo  innovativo processo di produzione, che lascia inalterate le caratteristiche fisico-meccaniche del cemento tradizionale. Ma fornisce al materiale una serie di caratteristiche fondamentali, tra cui grande leggerezza, elevato isolamento termo-acustico, oltre a una forte resistenza al fuoco.

Inoltre, rispetto ai cementi cellulari aerati (in cui vengono inserite sostanze per renderli più leggeri) attualmente in commercio, il nuovo prodotto di ENEA ha costi di produzione più bassi e una maggiore sostenibilità ambientale.

 

Il processo di produzione BAAC

Il processo di produzione, chiamato BAAC (Bio Aerated Autoclavated Concrete), è nato grazie al lavoro dei ricercatori dei laboratori ENEA di Trisaia in Basilicata – specializzati nella chimica verde e le bioenergie – unito alle competenze nei sistemi in vitro ed in vivo dei ricercatori di Casaccia, alle porte di Roma.

Come detto, per realizzare questo biocemento più sostenibile, dal punto di vista economico ed energetico, viene eliminata la polvere di alluminio – un agente aerante molto infiammabile, che richiede stringenti misure di sicurezza degli impianti – sostituita da lievito di birra miscelato con acqua ossigenata. In questo modo, si ottiene un prodotto tecnicamente molto leggero, per via della grande quantità di bolle d’aria al suo interno, ma ugualmente efficace.

I vantaggi economici e di sostenibilità ambientale derivano, invece, dall’abbattimento delle spese energetiche e dei costi indiretti connessi alla gestione dell’impianto e dalla riduzione del numero dei componenti addizionali, come calce e gesso.

 

Una rivoluzione per il settore edilizio

«Questa innovazione di processo è ancora di nicchia, ma presenta grandi potenzialità», spiega Piero De Fazio della Divisione “Bioenergie, Bioraffinerie e Chimica Verde” presso il Centro Ricerche ENEA della Trisaia. L’alta sostenibilità energetica ed economica e, più in generale, la qualità e la sicurezza del materiale infatti, ne fanno un prodotto estremamente allettante per il settore edilizio.

Non solo. Le sue proprietà isolanti rispondono anche alla necessità di ridurre l’inquinamento acustico. Un problema rilevante nel nostro paese visto che, secondo uno studio Gfk, gli italiani sono i più esposti al rumore del traffico in Europa (il 49,4% contro una media del 42,9%).

«Infatti, le nostre attività di sperimentazione hanno suscitato l’interesse dei soggetti coinvolti nella filiera produttiva del cemento cellulare», spiega ancora De Fazio. Che hanno contribuito fornendo gratuitamente ad ENEA le materie prime per produrre il suo rivoluzionario biocemento.

@antcar83

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