“Meno asfalto e più silicio” l’autostrada del futuro raccontata da Carlo Ratti. Intervista

L'archistar a StartupItalia!: "Vogliamo sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie per sovrapporre all'infrastruttura fisica della rete stradale italiana un "layer digitale" che ci permetta di raccogliere dati più precisi sulle condizioni delle nostre autostrade"

La scorsa settimana su StartupItalia! abbiamo raccontato come Anas stia provvedendo ad aggiornare la propria infrastruttura per arrivare a gestire “autostrade intelligenti”. Si tratta di un piano ambizioso, avveniristico e tecnologicamente avanzato che ha suscitato l’interesse dei lettori e molteplici interrogativi. Per questo abbiamo deciso di intervistare Carlo Ratti, l’archistar che ha firmato il progetto.

L’Internet of Roads

“Negli ultimi anni le nostre automobili sono diventate come computer su quattro ruote, dotate di migliaia di sensori capaci di rispondere in diretta alle condizioni e agli stimoli ambientali” ci racconta l’architetto Carlo Ratti “Con questo progetto – prosegue – vogliamo sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie per sovrapporre all’infrastruttura fisica della rete stradale italiana un “layer digitale” che ci permetta di raccogliere dati più precisi sulle condizioni delle nostre autostrade”.

 

Leggi anche: L’autostrada del futuro è tracciata da Carlo Ratti

 

“Il prossimo passo – annuncia l’archistar – sarà unire questi dati a quelle informazioni già raccolte da ogni singola vettura. Una volta che i dati raccolti da ogni singolo veicolo vengono condivisi con gli altri veicoli, e con l’infrastruttura digitale stradale, ecco si realizza lo scenario dell’Internet of Roads”.

 

Come funziona l’autostrada del domani

“Con Carlo Ratti Associati – prosegue l’architetto – abbiamo pensato alla realizzazione di postazioni polifunzionali costituiti da un sistema di apparati di comunicazione e sensori: le postazioni avranno dei pannelli informativi su cui gli utenti potranno vedere dei dati monitorati dai sensori in tempo reale, quali il livello di inquinamento atmosferico, traffico, e altre variabili. Il programma – conclude – sperimenta dunque nuovi modi di raccogliere e condividere data sulla mobilità con l’obiettivo di migliorare le condizioni di sicurezza e la gestione del traffico stradale”.

 

 

E già si guarda alle vetture robotizzate

Il progetto di Anas sarà poi già compatibile con le future macchine a guida autonoma, come illustra Carlo Ratti: “Abbiamo previsto il nuovo standard ITS G5 che favorirà la diffusione delle auto a guida autonoma e lo sviluppo di servizi orientati al `dialogo` veicolo – infrastruttura e tra i veicoli stessi (Vehicle-to-Infrastructure e Vehicle-to-Vehicle). Si tratta dunque di un piano flessibile che ne garantisce la capacità di adattarsi a qualsiasi esigenza o cambiamento – auto a guida autonoma incluse. In alcuni casi – conclude ridendo l’archistar – l’infrastruttura digitale a volte si può sostituire a quella fisica: meno asfalto e più silicio, potremmo dire!”.

 

 

Sempre più sicurezza

L’aspetto che rende il progetto interessante ma che solleva anche qualche perplessità è il massiccio utilizzo di droni che pattuglieranno di continuo la rete autostradale con molteplici obiettivi: controllare il traffico, effettuare manutenzione e prestare il primo soccorso agli automobilistici in caso di sinistri. I nostri dubbi riguardano il fatto che basterebbe un colpo di vento o un mal funzionamento per fare precipitare queste macchine volanti sui veicoli in transito. Carlo Ratti, però, rassicura: “Si tratta di droni molto leggeri e che transitano ai lati della strada: i rischi sono minimi. Ma in ogni caso serviranno moltissimi test – come in tutti i processi di innovazione”.