Patrizia Caraveo

Patrizia Caraveo

Mar 14, 2018

“Guarda alle stelle e non ai tuoi piedi”. Che cosa ci ha insegnato Stephen Hawking

La voglia incredibile di non arrendersi e la capacità di affrontare la malattia con il sorriso. Stephen è stato un grande uomo prima che un grande fisico

Guarda alle stelle, non ai tuoi piedi. E’ una delle citazioni simbolo di Stephen Hawking, un uomo straordinario, oltre che un grande fisico, morto oggi a 76 anni dopo una cinquantennale battaglia con la SLA.

La malattia, diagnosticata nel 1963, quando Stephen aveva 21 anni, avrebbe dovuto lasciargli pochi anni di vita. Invece, una progressione più lenta del previsto, condita con una ferrea determinazione a voler condurre una vita per quanto possibile normale, ha trasformato la sua esistenza in un’epica battaglia della sua mente visionaria imprigionata in un corpo sempre più incapace di muoversi.

Questo non ha impedito a Stephen di elaborare teorie rivoluzionarie sui buchi neri e sulla nascita dell’Universo, di occupare la cattedra che era stata di Isaac Newton, di avere una ricca vita famigliare con tre figli e due mogli, di scrivere libri divulgativi di incredibile successo, di essere un modello per tutti coloro che lottano contro le avversità.

 

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La sua storia nel film La Teoria del tutto

Nel 2014 sua storia è diventata un bellissimo film intitolato La Teoria del tutto  (basato su un libro scritto dalla prima moglie Jane) interpretato da Eddie Redmayve che ha vinto l’Oscar come migliore attore.

Immobilizzato sulla sedia a rotelle, a seguito di una tracheotomia, nel 1985, aveva perso la parola e aveva imparato a servirsi di un sintetizzatore vocale. La conversazione era lenta, ma Stephen era soddisfatto del risultato, tranne fare notare che il sintetizzatore era stato fatto in California e gli conferiva un accento americano che lui, Lucasian Professor a Cambridge, non apprezzava.

Una sedia a rotelle alla massima velocità

Ottimista, spiritoso e amante dei rischi era noto al pronto soccorso dove era spesso finito per incidenti con la sedia a rotelle che spingeva alla massima velocità, con conseguenze non sempre felici.

Caparbio, voleva dimostrare che la sua gravissima disabilità non gli poteva impedire di girare il mondo.

Nel 2007, per attirare l’attenzione del pubblico sui viaggi interplanetari, aveva fatto il volo parabolico che simula per qualche minuto l’assenza di gravità. Gli era piaciuta moltissimo la sensazione di essere senza peso.

 

Reso ricco dal successo del suo libro Breve storia del tempo dal Big Bang ai buchi neri, era perfettamente conscio che poche delle 10 milioni di copie vendute fossero state lette fino in fondo. Era soddisfatto che il suo libro si vendesse negli aeroporti: così la scienza usciva dalla sua torre d’avorio. Lo aveva molto aiutato il suo editore che gli aveva spiegato che ogni equazione significava un milione di copie in meno. Così non ne aveva messa nemmeno una.

Notissimo al grande pubblico, sosteneva che non c’era modo di sottrarsi all’attenzione della gente. Con un pungente umorismo, forse condito con una recondita soddisfazione, diceva che si poteva mettere occhiali neri e parrucca ma la sedia a rotelle tradiva ogni tentativo di travestimento.

Premiatissimo per i suoi studi sui buchi neri dove aveva tentato di unire la fisica quantistica con la teoria della gravitazione (scoprendo che i buchi neri presto o tardi devono evaporare attraverso quella che viene chiamata la radiazione di Hawking) non si crucciava troppo di non avere vinto il Premio Nobel. Sapeva che per arrivare al Nobel ci doveva essere una conferma sperimentale delle sue previsioni e questo era al di là delle possibilità dell’astronomia moderna

“Non bisogna mai perdere la speranza”

Nel 2013, a 50 anni esatti dalla diagnosi, ha dichiarato di essere soddisfatto della sua vita.

L’eredità di Stephen Hawking va bene al di là dei suoi brillanti studi sui buchi neri. La sua è una lezione di vita che potrebbe essere ben riassunta con una delle sue citazioni “non bisogna mai perdere la speranza”.

So che lui ha chiesto che sulla sua tomba sia scolpita la formula della radiazione di Hawking.

E’ evidente che, in questo caso, non è preoccupato di diminuire le vendite. Tuttavia, se fosse per me, metterei Guarda alle stelle non ai tuoi piedi.

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