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Apr 9, 2018

Fribo, il “Totoro” robot che combatte la solitudine dei giovani

Questo gattone sprona i suoi compagni umani a contattare gli amici, iniziando le chat al posto loro e creando una sorta di ambiente virtuale comune. Pensato da ricercatori sudcoreani per combattere l'isolamento adolescenziale

C’è un male silenzioso che sta colpendo l’Oriente. Viene identificato con il sostantivo nipponico hikikomori (“ritirarsi”), perché proviene dal Giappone ma si sta velocemente diffondendo a macchia d’olio in tutta l’Asia. A farne le spese soprattutto giovani e giovanissimi che induce a chiudersi in casa, interrompendo ogni relazione interpersonale anche con i famigliari. La possibilità di studiare e lavorare da remoto sta ampliando la fascia di popolazione affetta da questo disturbo. Per questo, alcuni ricercatori sudcoreani hanno progettato Fribo, il robottino che “combatte la solitudine”.

Un gatto ficcanaso che spinge alla socialità

Fribo è un grosso gatto nero, una sorta di Totoro, come noteranno senz’altro gli amanti dell’animazione nipponica, che, a intervalli regolari, emette dei messaggi vocali che saranno veicolati tramite altoparlanti wireless disposti strategicamente nelle varie stanze della casa per evitare che i suoi appelli cadano nel vuoto. Ma cosa comunica Fribo? Chiede al “compagno umano” con cui condivide l’appartamento di farsi vivo con parenti e amici. Lo sprona, insomma, alla socialità.

 

 

Nel caso in cui l’utente gli dia retta, sarà sufficiente battare per due volte il pugno su di un tavolo perché Fribo invii, a tutti i contatti della sua rubrica, un messaggio preimpostato. Una sorta di “ciao, tutto bene?”, utile a fare germinare una conversazione in chat che, si spera, verrà poi curata e portata avanti dal giovane isolazionista.

 

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Una casa virtuale condivisa

Ma c’è anche un aspetto più invadente e, forse, più inquietante. Fribo utilizza i suoi altoparlanti e sensori wireless per “spiare” i suoi coinquilini umani, condividendo in una chat di gruppo informazioni come: “Marco ha acceso le luci di camera sua ora, quindi è sveglio: perché non inviargli il buongiorno?”, oppure: “Sara è appena entrata in cucina: le suggeriamo una ricetta per il pranzo?” o, ancora: “Matteo sta passando l’aspirapolvere, e tu da quant’è che non pulisci?”. Anche in questo caso, per rispondere, sarà sufficiente battere i pugni sul tavolo.

 

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Una limitazione della privacy per alcuni intollerabile, utile però a provare l’esperienza di condividere la propria abitazione con un gruppo di amici, come solitamente avviene nel periodo universitario. Alcuni beta-tester hanno ammesso che Fribo li ha aiutati a correggere alcune abitudini sbagliate: per esempio, chi dormiva fino a tardi, vedendo che gli amici si alzano molto prima, ha iniziato a mettere la sveglia nel primo mattino.

 

Inutile parlare con Fribo: lui è solo un centralino intelligente

Sviluppato dai ricercatori dell’università sudcoreana di Yonsei, questo Totoro un po’ impiccione è basato su un computer Raspberry Pi che gli garantisce  un certo margine di intelligenza artificiale. Gli studiosi hanno spiegato che il rischio era che il robottino fosse scelto dai ragazzi come palliativo, come sostituto della presenza umana, mentre loro volevano che li aiutasse a combattere la solitudine fungendo da trade d’union nei rapporti interpersonali. Per questo motivo, Fribo non conversa con l’umano, nonostante teoricamente il suo processore glielo consentirebbe, ma si limita a svolgere l’attività di “sveglia”.

 

 

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