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Apr 10, 2018

Pay gap: in Inghilterra le aziende devono pubblicare report sulle differenze salariali tra uomo e donna. Ecco i risultati

In questo modo si mappano le realtà più rosa e quelle che invece fanno maggiormente discriminazione. Male Goldman Sacks ed EasyJet

Abbiamo già parlato del pay gap, la disparità salariale tra uomini e donne che svolgono le stesse mansioni. Il problema è globale e interessa (seppure in maniera diversa) tutti i paesi del mondo.

La mentalità liberista tenderebbe a non intervenire lasciando che la soluzione arrivi a tempo debito, quando ci saranno le giuste condizioni. Peccato che le proiezioni delle Nazioni Unite dicono che ci vorrà oltre un secolo (secondi alcuni addirittura due) per raggiungere la parità salariale. Per di più, non c’è nessuna garanzia che la situazione migliori con il passare del tempo. Negli ultimi anni, per esempio, abbiamo assistito ad un peggioramento.

 

 

Come si vede dal grafico  il gap salariale è cresciuto. Uomini e donne hanno visto aumentare la loro retribuzione ma quella dei maschietti è cresciuta ad un ritmo più sostenuto di quella delle femminucce.

 

Pay gap, che fare?

La soluzione può essere di tipo legislativo con l’imposizione di un uguale salario per uomini e donne che svolgono lo stesso lavoro. Semplice ma non popolare, visto che solo la Finlandia ha adottato questa strada con l’obiettivo (ambizioso, ma ammirevole) di annullare il pay gap entro il 2022.

Altri paesi, tipo l’Australia, la Germania e l’Inghilterra, invece, provano ad utilizzare l’arma della trasparenza chiedendo alle aziende di pubblicare i dati dei salari percepiti da uomini e donne. La speranza è che rendere pubbliche cifre che dimostrino come le donne siano decisamente meno pagate degli uomini imbarazzi le società al punto tale da spingerle a mettere in atto azioni correttive.

 

 

In Inghilterra 250 realtà sotto la lente

Il rapporto sulla disparità salariale nelle industrie e società inglesi con più di 250 persone (circa 1/3 del totale) è stato pubblicato nei giorno scorsi e i dati sono difficili da ignorare.

Il campione di disparità è Goldman Sacks, la famosa banca d’affari, dove il salario medio femminile è inferiore del 56% rispetto a quello maschile. Attenzione si parla di salario medio. Non significa che tutte le donne prendono il 56% meno dei colleghi maschi. Con ogni probabilità la disparità a livello medio basso è inferiore. Il dato così eclatante significa piuttosto che non ci sono donne nei ranghi più alti e più pagati dell’organizzazione.

La stessa cosa succede a EasyJet, la linea aerea low cost con sede a Londra (fino alla Brexit, poi si trasferiranno in Austria). In questo caso, la differenza è del 52% ed è dovuta al numero esiguo di piloti donne. Infatti, in una compagnia aerea sono i piloti ad essere i più pagati. Parallelamente alla pubblicazione dei dati, EasyJet ha annunciato di voler triplicare il numero di donne pilota e il Direttore Generale ha detto che si taglierà lo stipendio del 4,6% per avere lo stesso salario della donna che lo ha preceduto.

 

Nel grande studio di avvocati Mills & Reeve, la differenza è del 32%, ma in questo caso sono stati i clienti più importanti a richiedere di avere più donne tra gli avvocati che curano gli interessi delle loro aziende.

A livello nazionale, in Inghilterra, la disparità salariale è del 18%, dieci punti meno di quanto fosse 20 anni fa, ma sempre alta. Le donne inglesi hanno iniziato una campagna di sensibilizzazione su Twitter con lo hashtag #PayMeToo per scambiarsi i dati sui loro salari, dati che sono sempre stati considerati confidenziali perché soggetti a negoziazione diretta tra lavoratori e datori di lavoro. Solo con i dati reali in mano si potranno iniziare azioni concrete per fare rispettare i diritti delle donne.

Certamente non è solo con la trasparenza che si riuscirà a colmare rapidamente il gap tra i salari maschili e quelli femminili, ma avere coscienza dell’entità del problema (e provare un po’ di sana vergogna) è un buon inizio

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