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Apr 13, 2018

Sharing mobility: a bordo già 18 milioni di italiani. Cresce il Sud

A che punto è la mobilità sostenibile in Italia? Lo fotografa l’Osservatorio Nazionale del Ministero dell’Ambiente: le Regioni del Mezzogiorno hanno sorpassato il Centro. Ma il Nord resta lontano

La mobilità sostenibile ha preso ormai piede in Italia. Anzi, “pneumatico”. A salire a bordo di macchine, scooter e bici condivise sono ormai (potenzialmente) oltre 18 milioni di persone. E’ ciò che emerge dal secondo rapporto dell’ Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, l’ente inaugurato nel settembre 2015, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. L’obiettivo dell’iniziativa è creare una piattaforma di collaborazione tra istituzioni pubbliche e private, operatori di mobilità condivisa e mondo della ricerca per analizzare, sostenere e promuovere il fenomeno della Sharing mobility in Italia.

 

L’importanza della tecnologia

I servizi di mobilità che fanno parte del fenomeno della Sharing mobility sono molti e in continua evoluzione. Tutti preesistono all’avvento di Internet, dello sviluppo degli ITS e degli ICT e della più recente diffusione di massa di Tablet e Smartphone. Tuttavia, è stata l’innovazione tecnologica a fare sì che alcune pratiche di nicchia siano diventate dei prodotti per il consumo di massa o che alcuni servizi di mobilità abbiano subito una radicale trasformazione, acquisendo caratteristiche completamente differenti rispetto al passato.

I nuovi servizi di mobilità condivisa saranno in grado di diffondersi e svilupparsi a livello di massa – tanto nella grandi città come Milano, dove si registra la penetrazione più intensa in Italia, che a maggior ragione nelle altre realtà italiane, solo se parte di un nuovo modello di mobilità basato sull’accesso ai servizi condivisi, integrati tra loro.

 

 

Il Sud preme sull’acceleratore, il Nord in fuga

La sharing mobility italiana cresce e si rafforza come settore nel suo complesso, basta guardare al trend di crescita del più elementare degli indicatori: il numero di servizi. Nel triennio 2015-2017, infatti, il totale dei servizi di mobilità condivisa considerando tutti i principali settori di attività (carsharing, bikesharing, scootersharing, carpooling, aggregatori) è aumentato mediamente del 17% all’anno. Dal punto di vista territoriale, le regioni del Sud sono quelle che hanno fatto registrare una crescita più forte, più 57% nel triennio considerato. Negli stessi anni, l’aumento dei servizi di sharing mobility è stato invece pari al 31% sia per il centro che per il nord Italia. A fronte di questa crescita, il totale dei servizi sparsi sul territorio italiano al 31 dicembre 2017 era 357, ripartiti con una netta maggioranza nelle regioni del nord Italia, 58% dei servizi totali, il 26% diffusi nelle regioni del Mezzogiorno, il 15% al centro e l’1% di servizi attivi su scala nazionale.

 

 

Benissimo le bici, mentre lo scooter sharing ha le gomme sgonfie…

Dei 357 servizi di mobilità condivisa censiti dall’Osservatorio e riferiti al 2017, ben il 76% del totale è rappresentato da servizi di bikesharing, confermando l’Italia come il paese europeo con il più alto numero di servizi attivi in questo settore. Segue il carsharing con percentuali intorno al 10 per cento. I servizi di carpooling erano invece il 3% del totale alla fine del 2017, considerando però che la maggior parte delle piattaforme di ridesharing hanno una copertura territoriale nazionale e non necessitano di una replicabilità su scala locale con servizi territoriali dedicati. Ancora di nicchia invece lo scootersharing con 3 servizi attivi alla fine dello scorso anno.

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Numeri positivi anche prendendo in considerazione i singoli settori, con l’aumento del numero di servizi messi a disposizione dei cittadini nel triennio 2015-2017: carsharing +12%, bikesharing +35%, carpooling +20%, aggregatori e journey planner +29% e scooter sharing passati da 1 servizio nel 2015 ai 3 servizi del 2017. Alla fine del 2017, la flotta italiana dei veicoli in condivisione ammonta a circa 47.700 unità, di cui l’83% sono biciclette, il 16% automobili e l’1% scooter.

 

 

Una ripartizione percentuale diversa da quella che si presentava soltanto un anno prima quando il bikesharing contava il 68% di tutta la flotta condivisa circolante mentre il carsharing e lo scootersharing valevano rispettivamente con la loro flotta il 29% e il 3%.

 

Ma la strada è ancora lunga…

Come abbiamo già scritto, sono 18,1 milioni gli italiani che avrebbero potenzialmente la possibilità di usufruire di almeno un servizio di mobilità condivisa alla data del 31 dicembre 2017, cioè il 28% della popolazione italiana. Una buona fetta di popolazione, residente in 278 Comuni che però rappresentano soltanto il 3% dei circa 8 mila Comuni esistenti alla data considerata.

 

 

La segmentazione per fascia di popolazione dimostra invece che il 78% delle amministrazioni comunali con almeno un servizio di sharing mobility sul proprio territorio ha una popolazione inferiore ai 60 mila abitanti, soprattutto per effetto dei piccoli sistemi di bikesharing che servono altrettanto piccoli Comuni (il 40% ha una popolazione inferiore ai 5 mila abitanti). D’altra parte però sono presenti nella lista anche tutti i Comuni italiani con popolazione superiore ai 250 mila abitanti, che da soli assommano 9,2 milioni di italiani con accesso potenziale almeno ad un servizio di sharing mobility. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, più della metà dei Comuni risultano concentrati nelle regioni del nord, il 30% esatto nelle regioni del sud Italia e il rimanente 12% nelle zone del centro, con una distribuzione della popolazione interessata rispettivamente pari al 46%, 26% e 27%.

 

 

L’ambiente però ringrazia

L’Osservatorio fa notare come continui a salire in termini assoluti anche il numero di veicoli a zero emissioni, soprattutto grazie ai servizi di carsharing e scootersharing 100% elettrici arrivati nelle città italiane. Il numero di veicoli elettrici è cresciuto di 3,5 volte in tre anni, passando dai circa 620 mezzi del 2015 ai 2.200 circa del 2017, rappresentando nel 2017 il 27% degli scooter e delle automobili in condivisione e circolanti sulle strade italiane.

 

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