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Apr 17, 2018

In arrivo Le Manta, il catamarano che ripulisce l’oceano dalla plastica

L’imbarcazione recupera e separa la plastica dalla materia organica. Sarà in grado di raccogliere fino a 600 metri cubi di rifiuti

Le Manta, questo il suo nome perché somiglia alla manta noto pesce dei mari dal disco piatto di forma romboidale. L’imbarcazione è stata presentata in occasione del Salone internazionale delle invenzioni di Ginevra ed è in grado di raccogliere in un’unica uscita fino a 600 metri cubi di rifiuti: selezionati e compattati a bordo, prima di essere scaricati sulla terraferma.

 

Le operazioni dovrebbero partire nel 2022: con l’auspicio che iniziative analoghe siano replicate a tutte le latitudini. Anche se il costo di ogni imbarcazione – 30 milioni di euro – è piuttosto elevato. “Perché più saremo, prima eventualmente ci riavvicineremo alla normalità” ha spiegato il francese Yvan Bourgnon, autore della barca “salva oceani”.

“Durante un giro del mondo con la famiglia, da bambino, non ho mai visto alcun pezzo di plastica in mare. Trent’anni dopo ho fatto fatica a navigare tra i rifiuti di plastica dell’Oceano Indiano, un vero e proprio scempio”. La barca ecologica è pensata a forma di manta per essere in grado di resistere alle più avverse condizioni meteo e dispone di ampie ali con cui raccogliere la plastica e separare il plancton dai rifiuti più piccoli.

 

L’inquinamento in mare. I dati

 

Almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare ogni anno. È come se, ogni minuto per 365 giorni, un camion della spazzatura riversasse tutto il suo contenuto in acqua. Senza sosta. Se non ci sarà un cambio di rotta, con una diminuzione della produzione e una maggiore attenzione allo smaltimento, nel 2050 i camion al minuto diventerebbero quattro. In quella data, in termini di peso, gli oceani potrebbero contenere più bottigliette che pesci. L’allarme è stato rilanciato un anno fa a Davos, in Svizzera, all’apertura del Forum economico mondiale. Secondo il dossier presentato in quell’occasione, nei mari di tutto il mondo oggi ci sarebbero oltre 150 milioni di tonnellate di materie plastiche. Tra le acque più inquinate ci sono quelle del Mediterraneo. Il problema, infatti, non riguarda solo la spazzatura di grandi dimensioni (che spesso forma delle vere e proprie isole in mezzo all’acqua), ma anche i rifiuti che non riusciamo a vedere: la concentrazione delle microplastiche a largo delle nostre coste è persino maggiore di quella del Pacifico (che ospita la Great Pacific garbage patch). A farne le spese, ovunque, sono gli esseri viventi. Se l’immondizia danneggia la flora e provoca il soffocamento e la menomazione degli animali marini, le particelle vengono spesso ingerite da organismi che poi finiscono nei nostri piatti. Con effetti che, anche se gli studi in merito sono ancora agli inizi, sembrano dannosi anche per l’uomo.

 

Il progetto, Le Manta

 

 

Una barca in grado di ripulire, almeno in parte, i mari dalla plastica galleggiante. Si chiama Le Manta ed è stata ideata dal navigatore francese Yvan Bourgnon. Presentata nei giorni scorsi a Parigi, Manta non è ancora in mare ma l’associazione Sea Cleaners ha già raccolto abbastanza fondi per finanziare gli studi di fattibilità e realizzare il prototipo in scala 1/10 da mettere in mare. Dopo un anno e mezzo di studi e raccolta di fondi, l’avventuriero franco-svizzero ha compiuto un passo in avanti presentandone un modello della versione finale. Già dal prossimo inverno, la barca sarà in mare per testare il sistema di raccolta dei rifiuti. Bourgnon è uno skipper testardo che, dopo aver vinto il Transat Jacques Vabre, ha deciso di fare il giro del mondo in un catamarano sportivo, attraversando anche le isole artiche del grande Nord canadese senza cabina. Un uomo abituato alle imprese impossibili e alle sfide. “Quando avevo 8 anni, andavo in giro per il mondo con i miei genitori in barca, non ho mai visto plastica. Trentacinque anni dopo, la plastica è ovunque. Confesso che ho fatto fatica a navigare nei rifiuti di plastica dell’Oceano Indiano” ha raccontato l’ideatore di Manta.

 

Caratteristiche dell’imbarcazione

 

 

Le Manta punta a raccogliere i rifiuti più grandi, come bottiglie prima che si rompano diventano microplastiche. In questa fase, galleggiano e sono quindi facili da recuperare e da riciclare. Con i suoi 70 m di lunghezza e 49 m di larghezza, vele e turbine eoliche alte come l’Arco di Trionfo, questo mostro dei mari grazie alle sue dimensioni permetterà di raccogliere 250 tonnellate di rifiuti di plastica prima di dover tornare in un porto per scaricarle. In un anno dovrebbe riuscire a raccoglierne circa 5000 tonnellate. In che modo? I progettisti di Manta in un primo momento avevano immaginato un grande rastrello ma alla fine hanno scelto dei tapis roulant che aspirano i rifiuti portandoli a bordo. Con un’impronta di carbonio ridotta al minimo, Manta sarà equipaggiata con vele DynaRig e quattro motori elettrici alimentati sia da due turbine eoliche che da 2000 m² di pannelli solari, il tutto combinato con un potente sistema di accumulo.

 

Un sistema sonoro proteggerà i pesci dalla traiettoria di raccolta

 

 

Durante le fasi di raccolta, un sistema sonoro manterrà i cetacei e gli altri pesci fuori dalla traiettoria per evitarne la cattura accidentale. Manta ha a bordo anche un laboratorio scientifico che consentirà la geolocalizzazione, la quantificazione e la qualificazione dei rifiuti. I dati verranno forniti all’intera comunità internazionale.

“Gli oceani non sono contaminati in modo uniforme. Il 95% delle materie plastiche proviene dai dieci fiumi più inquinati” ha detto Patrick Fabre Tip, uno dei co-fondatori di Sea Cleaners. “Ci posizioneremo negli estuari di questi corsi d’acqua”. Se tutto andrà secondo i piani, Manta sarà all’opera nel 2022.

“I mari asiatici sono in condizioni tali che la navigazione è ormai diventata pericolosa. Ma l’inquinamento riguarda tutti, è planetario». Ha dichiarato qualche giorno fa Giovanni Soldini all’università Bicocca di Milano, testimonial nell’ambito del convegno «Oceani di plastica e di ghiaccio». Viste le parole di chi solca i mari più delle autostrade, non stupisce allora che a guidare l’operazione di pulizia dei mari sia proprio una barca a vela.

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