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Mag 8, 2018

Inquinamento, sulle coste italiane aumentano le Bandiere Blu. Ecco dove andare in vacanza

Ma Golletta Verde avverte: su 260 punti campionati lungo i nostri litorali, nel 40% si nuota in acque con cariche batteriche al di sopra dei limiti di legge

A poche settimane dall’inizio della prossima stagione balneare, l’Italia si conferma uno dei Paesi con il maggior numero di Bandiere Blu. L’edizione 2018 premia i litorali della Penisola (isole incluse) con ben 175 vessilli, per un totale di 368 spiagge “da sogno”. Un numero notevole, in rialzo sugli anni passati, che rappresenta circa il 10% delle spiagge promosse su scala mondiale da Fee, la ong danese Foundation for Environmental Education.

Quest’anno, i vessilli (molte le riconferme, ma anche qualche illustre defezione, come Anzio, Gabicce Mare, Termoli e Pozzallo) sventolano dall’estremo Ponente ligure (Bordighera, Taggia, Santo Stefano al Mare, tanto per citare i punti più a Nord Ovest) fino al limitare orientale del Paese, con la friulana Grado che li issa in tre siti diversi. Da Nord a Sud è tutto un fiorire di Bandiere Blu e di località da tenere presenti in vista delle ormai imminenti vacanze estive.

Le Regioni con più Bandiere Blu: Liguria, Toscana e Campania

La regione più premiata è ancora una volta la Liguria che, come lo scorso anno, ottiene 27 vessilli. Segue la Toscana con 19 località, tallonata dalla Campania, che raggiunge 18 Bandiere con tre nuovi ingressi (Piano di Sorrento, Sorrento e Ispani). Medaglia di legno per le Marche con 16 località e una Bandiera in meno rispetto al 2017. Quinta la Puglia potrà issarla su tre nuove località (Peschici, Rodi Garganico e Zapponeta) e raggiunge quota 14, mentre la Sardegna si aggiudica il sesto posto con 13 località e due nuovi ingressi, ovvero Bari Sardo e Trinità d’Agultu.

Spiaggia di Taggia, Imperia, Bandiera Blu 2018

 

L’Abruzzo si ferma a quota 9 a pari-merito con la Calabria che ha però 2 nuovi ingressi (Tortora e Sellia Marina); il Veneto conferma le 8 Bandiere Blu del 2017, come il Lazio che deve ammainarla ad Anzio, per poterla però issare a Trevignano romano. L’Emilia Romagna aggiunge la Bandiera di Cattolica e si porta a 7; la Sicilia perde Pozzallo e finisce a 6; la Basilicata arriva a 4 cittadine rivierasche con due nuovi ingressi (Nova Siri e Bernalda). Chiudono la rassegna il Friuli Venezia Giulia con sole 2 Bandiere Blu e nessun progresso rispetto allo scorso anno e il Molise che invece dimezza i risultati del ’17 e potrà esporre un unico vessillo lungo il suo tratto di mare.

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Come si ottengono le Bandiere Blu

La Bandiera Blu è un riconoscimento internazionale istituito nel 1987 durante l’Anno europeo dell’Ambiente assegnato sulla base di procedure piuttosto stringenti, che seguono il protocollo Uni-En Iso 9001-2008. Ogni anno, sotto la lente di ingrandimento di Fee finiscono i litorali di 73 Paesi in tutto il mondo (inizialmente erano solo europei). Le Bandiere Blu sono di fatto un eco-label volontario per la certificazione di qualità ambientale delle località turistiche balneari.

L’obiettivo principale del programma è promuovere nei Comuni rivieraschi una conduzione sostenibile del territorio, attraverso una serie di indicazioni che mettono alla base delle scelte politiche l’ attenzione e la cura per l’ambiente. Ai fini della valutazione, la qualità delle acque di balneazione e considerata un criterio imperativo, solo le località le cui acque sono risultate eccellenti, possono presentare la propria candidatura. Tra gli altri criteri presi in esame si trovano anche: la depurazione delle acque reflue, la gestione dei rifiuti, la regolamentazione del traffico veicolare, la sicurezza ed i servizi in spiaggia. Le Bandiere Blu hanno valore solo per l’anno nel quale vengono assegnate. Possono essere rimosse in qualsiasi momento se dovessero venir meno i requisiti che hanno portato a issarla.

 

Ma Golletta Verde lancia l’allarme

Insomma, i mari italiani godono di ottima salute? Non sembra, a giudicare dall’ultimo rapporto di Legambiente.  Secondo il report Mare Monstrum 2017, infatti, su 260 punti campionati lungo tutta la costa italiana, nel 40% dei casi la balneazione di turisti e residenti avviene in acque con cariche batteriche al di sopra dei limiti di legge. Nello specifico, si nuota in compagnia di colonie di Enterococchi intestinali e di Escherichia Coli.  Il reato più contestato, denuncia Golletta Verde, è quello che riguarda la mala depurazione e gli scarichi inquinanti, che cresce rispetto all’anno precedente e rappresenta il 31,7% del totale (valeva il 24,6%).

Gli esperti poi ipotizzano che lo scorso anno i risultati siano stati influenzati positivamente dalla siccità che ha seccato per mesi torrenti e rigagnoli, evitando così che molti dei liquami nocivi finissero nel Mediterraneo. Il quadro complessivo, dunque, potrebbe persino essere peggiore.

Il risultato delle analisi dei tecnici di Legambiente è una mappa speculare e antitetica rispetto a quella tracciata dalla danese Foundation for Environmental Education con i suoi studi sulle Bandiere Blu. In questo caso, a germinare (mai verbo sarà più opportuno) sui litorali sono simboli rossi e gialli che indicano la cattiva condizione delle nostre acque. Completa il quadro un’altra cartina, sempre di Legambiente e sempre sullo stato di salute del Mediterraneo: questa volta riguarda i rifiuti che galleggiano e che si spiaggiano sull’arenile.

Le Regioni in cui si abusa maggiormente del mare

Guardando alle singole regioni, la Campania si conferma quella a più alto tasso di infrazioni accertate: con 2.594 reati, il 16,5% del totale, vanta il primato della classifica nazionale del mare illegale. Un primo posto che vale anche per il numero di persone denunciate o arrestate, 2.912, e per sequestri, 839, e che occupa stabilmente da diversi anni. Seconda è la Sicilia, che con il 13% dei reati mantiene la stessa posizione del 2016, mentre al terzo posto sale la Puglia, con l’11,7%, che era quinta. Seguono il Lazio, con il 9,2%, la Calabria, con l’8,5%, la Liguria, che con il 7,6% sale dall’ottavo posto, e la Toscana, con il 7%, che si posiziona settima. Fanalino di coda – ma in questo caso è un merito – il Molise con l’1,3%.

La cementificazione delle coste

E poi c’è l’annosa questione della cementificazione dei litorali: se le Bandiere Blu ribadiscono la vocazione turistica del nostro Paese per qualità dell’acqua e del paesaggio, i dati di Golletta Verde dimostrano l’erosione in atto delle coste, sommerse da quintali di cemento e da un numero in aumento di abusi edilizi.

È sempre la Campania a tenere salda anche la testa della classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento costiero, con 764 infrazioni accertate. Primato che riguarda anche il numero delle persone denunciate, 855, e dei sequestri, 234. Al secondo posto si piazza la Puglia, con 445 infrazioni (l’11,8%), che lo scorso anno era quinta, al terzo la Calabria che, con 411 infrazioni (il 10,9%) e al quarto il Lazio. La Sicilia, quarta lo scorso anno, scivola all’ottavo posto, con il 5,6% dei reati nazionali.

Insomma, tra batteri malevoli che arrivano in mare direttamente dalle fogne, rifiuti e cemento, i litorali italiani non sempre versano in condizioni ottimali, da Bandiera Blu. Inutile piangersi addosso: forse non potremo fare molto per migliorare la situazione nel caso in cui il nostro comune non sia dotato di un depuratore per le acque reflue o chiuda un occhio sugli ecomostri costruiti a ridosso della battigia, ma è però possibile iniziare a dare una mano partecipando all’annuale pulizia delle spiagge organizzata da Legambiente. Per tutto maggio si potrà presenziare agli eventi in calendario e aiutare i volontari a ripulire gli arenili dai rifiuti che stanno mettendo a rischio un ecosistema unico al mondo. Si tratta di un piccolo gesto capace di salvare diverse specie marine e contribuire all’economia del Paese in vista dell’avvio della stagione turistica.

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