Chiara Buratti

Chiara Buratti

Mag 13, 2018

Dalla Svezia arriva il plogging: correre mentre si raccoglie l’immondizia

In tutto il mondo spopola l’iniziativa che mette insieme il benessere fisico alla tutela ambientale

Unire l’utile al dilettevole non è solo un modo di dire per gli svedesi. In molti cittadini hanno iniziato a fare plogging; ovvero, raccolgono l’immondizia durante un’abitudinaria corsetta. Un’iniziativa intelligente che mescola la passione per lo sport con l’amore e la tutela verso l’ambiente circostante. Lessicalmente, il termine plogging è una parola svedese, che deriva dal verbo “plocka upp” (“ripulire”), e rievoca il “jogging”. Un nuovo sport “ecofriendly” fisicamente più impegnativo di una semplice corsa, tenendo conto dei piegamenti che si compiono per raccogliere buste, lattine e cartacce. Quindi, anche più salutare.

L’origine

Pochi mesi fa, a Stoccolma, un gruppo di amici corridori, sdegnati dalla tanta sporcizia che, ogni giorno, incontravano durante la loro corsa abitudinaria, si è chiesto: “Perché non raccogliere questa immondizia?”. E così è stato. Sono bastate alcune foto condivise sui social e l’iniziativa ha richiamato l’attenzione di tantissimi utenti e “runners” curiosi, da ogni parte del mondo. E così, agli svedesi, hanno fatto seguito, per primi, anche i giapponesi e gli americani.

La forza dei social

E’ stato proprio grazie a Facebook e Instagram se questo nuovo sport si sta espandendo a macchia d’olio. La corsa in città e al parco a raccogliere i rifiuti è già una tendenza sui social, tanto che, su Instagram, sono sempre di più gli users che, con l’hashtag #plogging, condividono foto, stories e video della giornata di raccolta. Scarpe comode, tuta, sacchetto e guanti alla mano: soltanto questi sono gli strumenti necessari al “plogger”. I più meticolosi sono anche provvisti di una bacchetta, per non sforzare troppo la schiena ad abbassarsi e rialzarsi spesso.

In Francia nasce un’associazione di “ploggers”

Dalla Francia arriva uno dei siti più frequentati dai ploggers: Run Eco Team. Un’associazione fondata dal giovane Nicolas Lemonnier, che, in poco tempo è già diventata un’istituzione per gli esperti. Consigli, strumenti, mappe, manuali e tecniche per un plogger perfetto sono disponibili in rete. Tra i più famosi supporters di “Run Eco” c’è, niente meno che, l’inventore di Facebook, Mark Zuckerberg; fotografato mentre mostra la t-shirt ufficiale dell’associazione. Gli iscritti sono più di 1.500.

E poi il mindful plogging

Dal plogging ha avuto origine anche una disciplina più “spirituale”, che si concentra sulla consapevolezza di quello che si sta praticando. E’ il mindful plogging.

Già in voga tra i corridori, questa branchia della corsa resta ancorata al “qui ed ora”. Introspettiva, prende spunto dallo yoga, ed è molto praticata tra chi affronta la corsa non solo come esercizio fisico, ma anche mentale. E, nel caso del plogger, questo aspetto è ancora più accentuato, essendo, il fine ultimo, socialmente utile e lo scopo altruistico, oltre al proprio benestare fisico.

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La playlist del plogger

I più appassionati hanno stilato una playlist musicale che si adatta perfettamente a questo sport. Tra le colonne sonore proposte ci sono “Testa Plastica” dei Prozac+, in riferimento proprio alle problematiche ambientali causate dai rifiuti in plastica; “Don’t Go Near the Water” dei Beach Boys: il gruppo fu tra i primi a denunciare l’inquinamento delle acque marine; “The 3 R’s” di Jack Johnson, un “eco surfer”; “Big Yellow Taxi” di Joni Mitchell; “Old Fords and a Natural Stone” di Willie Nelson, “Il ballo del porponpof” di Capone & BungtBangt, la band napoletana che suona con strumenti inusuali ricreati assemblando i più disparati oggetti in circolazione.

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Perché non iniziare anche in Italia?

Il fenomeno sembra riscuotere clamore e curiosità anche in Italia. Sono tanti i connazionali curiosi che si interessano a questa disciplina. Il dilemma è se, in questo paese, si riuscirà a fare di uno sport di pochi, sensibili alle problematiche ambientali, un fenomeno virale. Non solo sui social.

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