Autostrade, via i tutor. I casi in cui anche l’autovelox è fuorilegge

A StartupItalia! l'avvocato Giovanni Maria Ferrando spiega quando è possibile impugnare la temuta contravvenzione

Spenti i tutor, in ottemperanza alla sentenza che ha accertato una violazione di brevetto da parte della società che li aveva predisposti, sulle autostrade italiane tornano operativi gli Autovelox. Pronte a elevare migliaia di contravvenzioni, quelle scatolette azzurre predisposte lungo la carreggiata e talvolta nascoste strategicamente tra siepi e alberi, sono da sempre veri e propri spauracchi degli automobilisti italiani.

Naturalmente, quando si viaggia, soprattutto in autostrada, bisogna essere coscienziosi e attenti, osservando scrupolosamente le norme del Codice della Strada: ne va della sicurezza di tutti. Questo vuol dire che è doveroso rispettare i limiti di velocità, pari a – meglio ricordarlo – 130Km/h, che scendono a 110 Km/h in caso di pioggia.

Ma non bisogna nemmeno dimenticare che gli Autovelox non solo non sono infallibili, ma talvolta vengono pure nascosti, costituendo di fatto una trappola per l’ignaro automobilista. Insomma, sul tema negli anni si è sviluppata una fitta giurisprudenza che, in più occasioni, ha dato ragione al guidatore e torto alle forze dell’ordine. Non è facile districarsi tra le pronunce creative dei Giudici di Pace, le sentenze dei Tribunali e i principi fissati dalla Cassazione. Per questo abbiamo chiesto a un legale di aiutarci a fare chiarezza e capire quando è l’Autovelox a essere fuorilegge.

Intervista all’avvocato Giovanni Maria Ferrando

«La nostra stella polare è la circolare n. 300/A/6045/17/144/520/3, emanata il 7 agosto dal dipartimento Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno», tiene a precisare l’avvocato Giovanni Maria Ferrando del Foro di Imperia. «La nota interpreta il decreto ministeriale n. 282 del 13 giugno (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 luglio), con cui il ministero delle Infrastrutture ha disciplinato l’obbligo generalizzato di taratura dei rilevatori di velocità introdotto il 18 giugno 2015 dalla Corte costituzionale (sentenza n. 113) e recepito buona parte della direttiva del ministero dell’Interno sui controlli di velocità, emanata il 21 luglio 2017 (la cosiddetta direttiva Minniti)».

1. Taratura annuale e distanza legale tra il cartello e l’Autovelox

Può sembrare un “blabla” troppo tecnico, ma il legale consiglia a tutti di buttare un occhio su quei documenti, in quanto: «La circolare ribadisce l’obbligo della taratura almeno una volta all’anno degli apparecchi di controllo elettronico della velocità. Impone una distanza minima «adeguata» tra il cartello e l’autovelox mentre la distanza massima non deve essere superiore a 4km». Insomma, taratura periodica degli strumenti e visibilità degli stessi mediante una corretta cartellonistica sono di fatto ormai considerati condizioni essenziali per la legittimità delle contravvenzioni elevate.

2. La presenza della polizia e la mappa degli Autovelox fissi

Quindi l’avvocato Ferrando, continua: «I dispositivi e di controllo delle violazioni possono essere sia di tipo temporaneo – per consentire un’utilizzazione più flessibile sul territorio – sia di tipo fisso – installati permanentemente in postazioni appositamente allestite per garantire un controllo sistematico di tratti di strada caratterizzati da criticità particolari o da elevata sinistrosità sia infine mobili vale a dire installati a bordo di veicoli e che permettono il rilevamento anche in movimento». Per quanto riguarda i dispositivi fissi, sono ben 108 lungo tutta la rete autostradale e Autostrade per l’Italia è obbligata a stilare una “mappa degli Autovelox”, dato che non devono essere nascosti.

La distinzione tra Autovelox fissi e mobili è importante in quanto: «L’ impiego di postazioni fisse di rilevamento senza la presenza degli operatori di polizia non può ritenersi una modalità ordinaria di controllo, ma rappresenta uno strumento utilizzabile solo su alcune strade ed in presenza di determinate condizioni. In tutti gli altri casi perciò dovranno utilizzarsi sistemi di rilevamento della velocità sotto il direttivo controllo e con la presenza di un operatore di polizia. Questo naturalmente non impedisce la contestazione differita della violazione che sempre possibile quando ricorrono i presupposti dell’articolo 201 del decreto legislativo 30 aprile 1992 numero 285, nuovo Codice della Strada».

Consulta la mappa dei rilevatori di velocità sulle Autostrade italiande

3. Contravvenzioni notificate a casa: quando impugnare

Nel caso in cui la multa venga notificata al domicilio del proprietario del mezzo, bisogna controllare che presenti i requisiti essenziali, in assenza dei quali è possibile ricorrere per ottenere l’annullamento: «Innanzitutto deve esserci la taratura: solo così abbiamo la garanzia che la velocità rilevata dall’Autovelox corrisponda a quella reale. A stabilirlo, la Cassazione nell’ordinanza 5227/18 del 6 marzo». L’avvocato Ferrando spiega infatti che: «Non basta che gli autovelox siano tarati almeno una volta all’anno, perché le contravvenzioni siano valide. Quelle informazioni devono anche essere scritte nella multa. “Solo a condizione che vi sia espressa indicazione nel verbale dell’avvenuto adempimento, il rilevamento può presumersi affidabile, con conseguente onere dell’opponente di contestare la cattiva fabbricazione, installazione e/o funzionamento del dispositivo”». Quindi non devono mancare: «ovviamente targa, orario, luogo e tipo di veicolo».

4. L’importanza dell’omologazione

Infine, un altro particolare che può rendere l’Autovelox fuorilegge è l’omologazione: «L’apparecchiatura utilizzata per i controlli elettronici della velocità deve avere un prototipo omologato deve essere approvato e deve essere tarato se manca uno di questi elementi la velocità rilevata e riportata nell’eventuale verbale di contestazione deve ritenersi carente dei requisiti di certezza e il procedimento di accertamento è inficiato».

Bisogna inoltre prestare attenzione al fatto, sottolineato dall’avvocato Ferrando, che: «L’omologazione richiesta dalla legge non è riferita ad ogni singolo esemplare dell’apparecchiatura di volta in volta utilizzato, ma è richiesta per il modello dell’apparecchiatura».

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«L’organo abilitato a rilasciare i provvedimenti di omologazione degli apparecchi Autovelox, Tutor o simili è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che deve provvedere a rilasciare l’omologazione di quegli apparecchi o dispositivi che abbiano lo scopo di accertare e rilevare automaticamente le violazioni delle norme del Codice della strada e, quindi, anche di quelli che accertano la violazione dei limiti di velocità. L’omologazione rilasciata è valida solamente a favore del soggetto che l’ha richiesta (il soggetto che produce e commercializza l’apparecchio) e non è cedibile, una volta ottenuta, a terzi».

5. Le informazioni a tutela del cittadino

«Per garantire il cittadino, viene imposto al produttore di riportare su ogni esemplare (conforme al modello omologato) il numero e la data di emissione del decreto ministeriale che ha omologato il modello stesso ed il nome del fabbricante. Queste indicazioni, come dicevo prima, vanno riportate anche sul verbale di accertamento elevato dall’organo di polizia stradale e, comunque, devono essere fornite su richiesta del giudice dinanzi al quale il verbale sia stato impugnato e ciò per verificare la correttezza della procedura di accertamento della violazione dei limiti di velocità»

6. Attenzione agli Scout Speed

La tipologia di Autovelox più insidiosa per gli automobilisti è senz’altro quella recente, denominata Scout Speed e montata direttamente sul cruscotto delle volanti in movimento, in quanto, avverte l’avvocato Ferrando: «Per i veicoli con controllo della velocità a bordo, non è previsto dalla legge alcun preavviso di controllo». In poche parole, con lo Scout Speed è possibile in ogni momento rilevare la velocità di crociera senza che il conducente sia stato avvisato che il tratto percorso è sottoposto a controlli di tipo elettronico. Anche questo strumento, però, sembra destinato a sollevare moltissimi ricorsi e una valanga di impugnazioni che contribuiranno a rendere la giurisprudenza sull’uso legittimo dei rilevatori elettronici di velocità ancora più fitta e inestricabile di quanto non sia oggi. Del resto, al cittadino che si sente vessato non resta che il ricorso al giudice: bisogna solo sperare che la giustizia sia celere e non debba sottostare a limiti di velocità.

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