Microsoft compra GitHub, una mossa open source da 7,5 miliardi

Seconda grande mossa di Satya Nadella. Che punta a rendere l'azienda di Redmond la casa degli sviluppatori

Se non puoi batterli, acquisiscili. Parafrasando l’abusato detto popolare, ecco spiegata in cinque parole la mossa di oggi di Microsoft: che si è portata a casa per 7,5 miliardi GitHub, la più popolare piattaforma di sviluppo che in 10 anni è diventato un gigantesco repository di codice e uno strumento di lavoro insostituibile per i developer. Tanto da convincere anche le grandi aziende, come la stessa Microsoft, a usarlo per portare avanti lo sviluppo dei propri progetti – soprattutto se open source.

Operazione GitHub

Portarsi a casa, o in casa, GitHub ha un vantaggio strategico non da poco per Microsoft: dopo la chiusura della propria alternativa casalinga, quel Codeplex che non era mai decollato nelle preferenze degli sviluppatori, Microsoft ha iniziato a utilizzare anche per i propri progetti GitHub. Portarselo a casa è un passaggio naturale, che servirà a garantire l’indirizzo futuro dello sviluppo della piattaforma – che a sua volta potrà fare leva sugli strumenti cloud di Microsoft per irrobustire ed espandere i propri servizi. Redmond inserirà proprio nella divisione cloud la realtà e i prodotti GitHub.

Naturalmente ci sarà ora da superare la diffidenza di chi ancora vede Microsoft come un competitor per i prodotti open source: naturalmente Nadella e soci, per vincere questa diffidenza, dovranno tener fede alle promesse di lasciare piena indipendenza a GitHub e garantire una execution da manuale per rinforzare e sviluppare l’offerta GitHub. GitHub, da parte sua, con questa acquisizione evita di dover passare attraverso gli onerosi passaggi della quotazione pubblica pur garantendosi tutte le risorse necessarie alla futura crescita.

La svolta open

Microsoft, sotto la guida Nadella, ha cambiato pelle: Windows 10 è la base dell’ecosistema, Office 365 una piattaforma software di produttività su cui innestare servizi a valore aggiunto, la nuvola Azure il collante di tutto questo. Negli ultimi anni, poi, abbiamo assistito a una vera rivoluzione: con PowerShell, dotNET e altri gioielli della corona diventati open, l’apertura a Linux su Azure e su Windows, l’acquisizione di Xamarin e molto altro.

 

La scelta di Microsoft ha una valenza doppia. La prima, quella fondamentale, è piuttosto pratica: oggi il software non è più un oggetto chiuso da trattare come una scatola nera, bensì un elemento di un ecosistema che deve essere pensato per essere innestato di servizi e dati altrui che devono poter fluire in entrata e uscita. Ne consegue che una virata verso l’open source consenta di migliorare l’interoperabilità: mettere in chiaro le caratteristiche del software, anzi permettere ad altri di contribuire alla sua scrittura, contribuisce a questo obiettivo.

La seconda motivazione, culturale, è complementare alla prima: per consentire ad altri servizi di essere arricchiti dai prodotti Microsoft, a Redmond si sono messi d’impegno e ci sono migliaia di dipendenti che sviluppano righe e righe di codice per software altrui, per garantire che funzioni con Windows, con Azure, con Office. Su Azure gira Linux, su Windows gira Linux: per far sì che ciò sia possibile, Microsoft è diventata una dei principali contribuitor del kernel del Pinguino, e ha stretto partnership che garantiscono una presenza ufficiale tra gli altri di Ubuntu o di RedHat sul proprio sistema operativo.

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