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Giu 15, 2018

Digital News Report, gli utenti lasciano Facebook e cercano notizie su WhatsApp

Le evidenze del nuovo Digital News Report di Reuters e Oxford: preoccupati per le panzane sui social (solo il 23% si fida) le persone condividono sempre più notizie tramite chat. E in Europa tifano un intervento governativo anti fake-news

IL DIGITAL News Report appena pubblicato e firmato dal Reuters Institute insieme all’università di Oxford contiene molte novità anche rispetto ai social network e in generale all’universo digitale, ormai fonte primaria di notizie per la stragrande maggioranza degli utenti. Il rapporto, che copre 37 Paesi in cinque continenti, svela anzitutto che l’uso dei social per informarsi è calato del 6% negli Stati Uniti ed è sceso in altri mercati-chiave come Regno Unito e Francia.

Le ragioni del calo: c’entra l’algoritmo di Facebook?

C’è una ragione molto chiara: a quanto pare ci si informa di meno su Facebook. Ed è stata in fondo la stessa piattaforma di Menlo Park a volerlo, quando all’inizio dell’anno – anche per reagire alle critiche e agli attacchi legati alla diffusione di fake news e disinformazione – ha deciso che il suo algoritmo ci avrebbe proposto meno notizie e più contenuti intimi e, per così dire, famigliari. Ecco dunque che in effetti la ricerca, la pubblicazione e la condivisione di news sembra essere scesa. Paradossalmente, però, quella dinamica sembra essersi almeno in parte spostata in luoghi ancora più “privati” ma evidentemente meno stressanti sotto il profilo del confronto pubblico: le chat.

Il consumo di news si sposta su WhatsApp

Secondo il rapporto, che conferma anche la fiducia nelle notizie come stabile intorno al 44% con un 51% che si fida dei media che consulta più spesso, il consumo delle notizie si sta spostando su WhatsApp. L’app di messaggistica più usata del mondo con 1,5 miliardi di utenti attivi, sempre in mano a Facebook, sarebbe ora usata per informarsi da circa la metà del campione intervistato in diversi mercati tipo Malesia e Brasile e da un terzo degli utenti in altri come Spagna e Turchia. Difficile, insomma, tracciare una linea chiara dall’indagine (basata su 74mila interviste online) ma i movimenti prefigurano appunto una simile “migrazione”.

La fiducia: molta paura delle bufale

Il punto ruota intorno alla fiducia: solo il 23% degli intervistati si fida infatti di ciò che viene rilanciato sui social network. Forse alla voglia di andare a pescare notizie e condividerle in modo più attento si deve questo riflusso intimista via chat. Fra gli altri punti messi in evidenza dal rapporto ci sono proprio le preoccupazioni per le panzane che circolano: ne è colpito il 54% con picchi enormi in Brasile (85%), Spagna (69%) e Stati Uniti (64%), dove le situazioni politiche estremamente polarizzate si combinano a un’elevata adozione dei social.

Secondo molte persone le responsabilità di “aggiustare” questi problemi di avvelenamento sono in capo agli editori (75%( e alle piattaforme (71%) che devono dunque collaborare contro la disinformazione. Anche se in particolare in Europa (60%) e in Asia (63%) gli utenti sembrano essere a favore di un qualche genere di intervento “governativo” sul fenomeno, magari in stile Germania.

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