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Giu 26, 2018

Strade piene di buche? Niente paura ci pensa il drone a rattopparle

Da un’idea di un gruppo di ricercatori dell’Università di Leeds in Gran Bretagna arriva un drone dotato di una stampantina 3D che individua le buche e le rattoppa in un minuto e con un asfalto super resistente

Un team di ricercatori, guidato dal professor Phil Purnell della School of Civil Engineering, ha messo a punto un drone ibrido, in grado cioè sia di camminare che di volare, dotato di una piccola stampante 3D di asfalto, a sua volta sviluppata da ricercatori dell’Università di Londra.

L’idea è di creare molto presto veri e propri team di droni tappa-buche che percorrano le strade delle città controllandone lo stato tramite videocamere dotate di algoritmi di riconoscimento di immagini, e intervenendo con getti di asfalto ultra resistente.

 

Le città “autoriparanti”

 

l’Università di Leeds sta sperimentando un metodo robotico green, attraverso droni, per ripararle (quasi) in automatico. La tecnologia si inserisce in un più ampio progetto di ricerca pionieristico nazionale di 4,2 milioni di sterline con l’obbiettivo di creare “città autoriparanti”. In questo quadro si inserisce l’idea dell’Università di Leeds, che intende sviluppare dei piccoli robot “volanti” per identificare diversi problemi delle città, buche comprese, in particolare con tubazioni, lampioni stradali e strade, e per risolverli con un impatto ambientale minimo e minima interruzione del servizio pubblico.

 

Tre soluzioni per città “autoriparanti”

 

“Vogliamo rendere Leeds la prima città al mondo ad avere zero interruzioni per i lavori stradali” ha dichiarato Phil Purnell, della School of Civil Engineering, che guida la ricerca. Il team lavorerà con il Comune di Leeds e con la UK Collaboration for Research in Infrastructure and Cities (Ukcric) per garantire che i robot vengano accuratamente testati prima di essere sperimentati sulle strade.

 

I ricercatori, in particolare, svilupperanno nuovi design e tecnologie di robot in tre aree:

 

  • Sviluppo di droni che possono essere sistemati sulle strutture in altezza e svolgere attività di riparazione, ad esempio, dei lampioni stradali;
  • Messa a punto di droni in grado di ispezionare, rilevare, riparare e prevenire autonomamente le buche sulle strade;
  • Sviluppo di robot che funzioneranno a tempo indeterminato all’interno delle tubazionidi pubblica utilità con attività di ispezione, riparazione, misurazione e monitoraggio

 

Come spiegato da Purnell, nel medio termine il sistema sarebbe vantaggioso: “Quando pensiamo alla manutenzione infrastrutturale siamo abituati a pensare a soluzioni che si muovono sulla scala dei metri e delle tonnellate, quando invece molti problemi alla loro nascita sono situati in quella dei centimetri e dei grammi”.

Una buca cioè parte sempre da una lesione molto più piccola e sarebbe più facile risolverla con un piccolo drone e qualche grammo di asfalto stampato in 3D al momento, piuttosto che mobilitare un’intera squadra di manovali e macchinari costosi per tappare decine di buche di grandi dimensioni.

 

Quando li vedremo a Roma?

 

Capita spesso che a Roma i tassisti lo raccontino con una punta d’orgoglio ai clienti: “Ma lo sa che le case automobilistiche vengono a Roma per collaudare gli ammortizzatori perché se funzionano co ‘ste buche funzionano dappertutto!”

Dunque i droni tappa-buche potrebbero essere l’arma segreta per fronteggiare le cinquantamila buche di ultima generazione che assillano l’automobilista romano (e non solo).

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