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Lug 6, 2018

Flixbus compie tre anni in Italia: 10 milioni di passeggeri in 300 città

L'appello del managing director Andrea Incondi al ministro Di Maio: "Scriviamo insieme il manifesto della smart economy"

Flixbus compie tre anni in Italia. La piattaforma per muoversi con gli autobus low cost (ma hi-tech) nata in Germania nel 2013 e presente oggi in 28 Paesi con 1.700 destinazioni e 250mila collegamenti festeggia con numeri effettivamente pazzeschi. Il gruppo, guidato in Italia da Andrea Incondi, ha trasportato oltre 10 milioni di persone in più di 300 città con un indotto di 1.500 posti di lavoro. E pensare che c’era chi, nella selva del vecchio Parlamento e forse anche in quella del nuovo, vorrebbe ostacolarne lo sviluppo mettendola fuorilegge.

 

L’Italia è il mercato che cresce più velocemente

Dal lancio della Milano-Venezia, la prima linea tutta nostrana – nonché la più gettonata dai passeggeri del Belpaese (seguita dalla classicissima Milano-Roma) e operata circa 20 volte al giorno, fino a 22 il sabato – all’espansione tuttora in atto, dal 2015 per Flixbus è stato un percorso in crescita. Non uno qualsiasi: dei 28 mercati quello tricolore è il più vivace, cioè quello che cresce più rapidamente. Ovviamente i centri come Roma, Milano e Firenze, a totale vocazione turistica, trainano la classifica delle città più ambite. Ma anche le capitali estere, Vienna e Bratislava su tutte, hanno goduto dei collegamenti in autobus a poche decine di euro. L’incremento di traffico registrato in Italia è stato infatti pari a oltre il 100% solo nell’ultimo anno.

Oltre 1.500 posti di lavoro creati

Flixbus ha pianificato la sua rete, fin dallo sbarco, in modo inedito: il modello si basa sulla collaborazione con aziende storiche di autotrasporti del territorio cercando di unire due fronti complementari. Da un lato, FlixBus si occupa della pianificazione di rete, del marketing, della comunicazione, delle politiche di prezzo e del controllo qualità avvalendosi delle adeguate soluzioni tecnologiche; dall’altro, le aziende partner, forti di un’esperienza pluriennale nel settore, svolgono il servizio operativo mettendo a disposizione i mezzi, gli autisti e il personale adibito alla manutenzione. Con questa formula, checché se ne dica, sono nati oltre 1.500 posti di lavoro italiani in 60 aziende dislocate sul territorio nazionale.

La testimonianza di Bus Company

La prima azienda a credere in FlixBus in Italia è stata la piemontese Bus Company, che ad oggi opera per conto della società otto linee (sette delle quali internazionali) impiegando 50 autisti. “Abbiamo visto fin da subito in FlixBus valori che ci rispecchiano, l’attenzione verso il passeggero, la qualità e la sicurezza – spiega Clemente Galleano, presidente Bus Company siamo partiti gradualmente, incrementando negli anni gli investimenti, spronati anche dai riscontri positivi dei passeggeri al termine del viaggio. Credo fortemente che la partnership con FlixBus riesca a creare vere opportunità per noi operatori del settore e, contemporaneamente, per il territorio che può beneficiare di connessioni di qualità e alla portata di tutti”.

Futuro: estensione della rete e intermodalità

Cosa riserva il futuro? Flixbus assicura che continuerà a investire su due fronti: anzitutto l’estensione della rete, per collegare sempre più città italiane, con una rinnovata attenzione ai piccoli centri dove l’assenza di reti efficienti o della ferrovia si fanno sentire. Poi, storico pallino di Incondi, l’incentivo verso forme di mobilità intermodale per offrire un’alternativa valida, sostenibile ed economica all’auto privata.

L’appello al ministro Di Maio: insieme per un manifesto della smart economy

In questi tre anni FlixBus ha investito in Italia e ha creduto nel nostro Paese. Abbiamo dimostrato che qui ci sono le potenzialità perché un modello di business innovativo abbia successo, nel rispetto del contesto in cui è inserito. Da questa consapevolezza ricaviamo un senso di responsabilità: provare ad immaginare come tante altre esperienze di new economy possano incontrare il successo per loro e arricchire la società e l’economia” spiega il responsabile italiano.

Incondi rilancia con una richiesta al nuovo governo sul tema della smart economy: “Lanciamo un appello al ministro dello Sviluppo economico Di Maio e agli altri operatori dell’innovazione: serve meno burocrazia, maggiore apertura alle nuove idee e la promozione di giovani imprese che lavorano con nuove tecnologie ma allo stesso tempo garantendo le giuste tutele ai lavoratori e correttezza fiscale. Scriviamo insieme il manifesto per la smart economy”.

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