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Ago 16, 2018

Cina, stop al mercato dei videogiochi: stretta sulle case di produzione

Pechino ha bloccato le vendite in attesa di nuove regole su licenze e contenuti. Pesanti conseguenze per produttori e distributori, Tencent compresa. Un messaggio chiaro alle aziende del settore

Brutto colpo per gli appassionati di videogiochi e per le casse di produttori e distributori. La Cina ha infatti temporaneamente bloccato il mercato del settore, che è il principale al mondo, con conseguenze pesanti anche per colossi del Dragone asiatico, in primis Tencent. Una mossa che è anche un messaggio chiaro per tutte le aziende del settore: “Se volete fare soldi dovete seguire le nostre regole”.

Perdite per Tencent

La notizia è arrivata all’improvviso nell’afoso e umido agosto cinese, con il ritiro della versione per PC di Monster Hunter World, titolo fondamentale nella strategia di distribuzione di videogiochi della società fondata nel 1998 da Ma Huateng e Zhang Zhidong e proprietaria, tra l’altro, della popolarissima app WeChat. La scomparsa del titolo dalla piattaforma WeGame ha subito comportato delle conseguenze in Borsa, dove la Tencent Holdings ha perso il 3,9 per cento sui listini di Hong Kong e vedendo andare in fumo circa 170 miliardi del proprio valore di mercato. Un brutto colpo per le mire di Tencent, che punta molto sui videogame come dimostra anche l’acquisizione dei diritti per la distribuzione in Cina di PlayerUnknown’s Battlegrounds.

Stretta su licenze e contenuti

Ma è stato chiaro fin da subito che non si trattava di un caso singolo legato a un solo titolo ma di qualcosa di più ampio. D’altra parte il governo cinese non ha nessun interesse a danneggiare Tencent, orgoglio del settore tecnologico del Dragone insieme ad Alibaba, azienda che ha sempre rispettato i dettami di Pechino. Non a caso, quando ha preso i diritti di PlayerUnknown’s Battlegrounds ha fatto presente ai produttori che i contenuti del gioco avrebbero dovuto allinearsi ai “valori socialisti”. Il ritiro di Monster Hunter World rientra infatti nel blocco totale operato in maniera temporanea dalla Cina sull’intero mercato dei videogiochi. La mossa è arrivata in seguito alla necessità di attendere nuove direttive in merito a licenze e contenuti degli stessi videogame, decisa in seguito alla proliferazione, almeno agli occhi di Pechino, di contenuti ritenuti eccessivamente violenti e diseducativi di molti titoli.

Il messaggio di Pechino sui videogiochi

Il blocco del mercato cinese non può che destare enorme preoccupazioni nelle industrie del settore. D’altronde quello del Dragone è il mercato di videogiochi più grande del mondo con un fatturato che entro la fine dell’anno avrebbe dovuto sfiorare i 40 miliardi di dollari, con una crescita di circa 10 miliardi di dollari rispetto al 2017. Cifre impressionanti che probabilmente staranno togliendo il sonno ai produttori, compresi i colossi tipo Konami e Capcom che hanno visto le proprie azioni subire notevoli cali dopo lo stop di Pechino. Questo episodio dimostra due cose. Da una parte il rigido controllo che il governo cinese mantiene non solo su internet e social, ma anche sul settore ludico, compresi cinema (basti pensare al blocco della distribuzione delle sale del film di animazione Winnie The Pooh per il paragone effettuato sui social tra l’orsetto e Xi Jinping) e, appunto, videogame. Dall’altra chiarisce ancora di più come le industrie dell’intrattenimento siano ormai costrette a fare i conti con le volontà del Dragone se vogliono fare affari.

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