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Ago 29, 2018

Facebook, ecco Watch: la tv del social che crescerà una nuova generazione di creatori

Parte in queste ore in tutto il mondo la piattaforma, interna al sito, dove trovare news, sport e un mix di show di ogni tipo con le celebrità ma anche piena di contenuti nativi

Alcuni se ne sono accorti già da diverse ore, visto che l’applicazione aggiornata di Facebook mostra ora, al centro della barra in basso o in alto, l’icona di uno schermo col simbolo della riproduzione. Watch, la tv del social, sta arrivando anche in Italia. Col suo carico di contenuti dedicati sia sottotitolati, quando occorre per quelli globali, che locali. Una via di mezzo fra YouTube e Netflix, per cogliere un atteggiamento di visione molto leggero, frammentato, ma che fino ad ora era concentrato sui soli contenuti amatoriali o editoriali, prodotti cioè da terze parti. Adesso è Facebook che si fa editore video.

Le produzioni dello scorso anno

Qualche esempio? Sorry for your loss, una serie drammatica con Elizabeth Olsen. Skam, l’adattamento – ma negli Usa, in Italia passa su Tim Vision – del teen drama fenomeno generazionale norvegese. E molti contenuti distribuiti in questi mesi, dalle news allo sport grazie agli accordi con testate come Cnn, BuzzFeed o Fox News fino al talk show Red Table Talk con Jada Pinkett Smith, lo show della guru del trucco Huda Kattan e una dark comedy con Catherine Zeta-Jones. C’è da attendersi che per ogni mercato, almeno per quelli strategici, arriveranno questo contenuti in piccole, della durata di massimo 10 minuti se non di meno, destinati appunto alla visione direttamente sulla piattaforma di Mark Zuckerberg.

La distribuzione in tutto il mondo

Facebook, è stato infatti ufficializzato nelle scorse ore, sta rendendo disponibile Watch in tutto il mondo. In una sfida che ora vede tutti i big player sul campo, da Amazon a Netflix passando per Apple: “Continueremo a investire in alcuni show originali e sosterremo una vasta gamma di contenuti video dai creatori e dagli editori in tutto il mondo” ha spiegato un top manager di Menlo Park. I contenuti originali, in ossequio alla logica un po’ “intermedia” di Facebook Watch, verranno dunque anche dal basso, sebbene rielaborati e confezionati per Watch.

Il rollout globale arriva dunque a poco più di un anno dopo il lancio statunitense, dove fra l’altro sono state rese disponibili anche le partite della Major League di baseball. Come si spiegava, tutti prodotti – escluso lo sport, probabilmente – che vedremo sottotitolati, come hanno confermato Fidji Simo e Matthew Henick, rispettivamente vicepresidentessa per video, giochi e pubblicità della News Feed e capo dei contenuti: “Nel corso dell’anno passato abbiamo reso l’esperienza più social – hanno spiegato i due nel corso di una conferenza – per esempio abbiamo reso più semplice vedere quali video sono piaciuti o sono stati condivisi dagli amici, creare show che abbiano la partecipazione dell’audience al centro o accedere a Watch direttamente dalel Pagine”. Alla fine, ogni mese più di 50 milioni di persone negli Stati Uniti guardano almeno un minuto di video su Watch e il tempo totale trascorso si è moltiplicato per 14 dall’inizio dell’anno. Insomma, Facebook Watch è già, in questo momento, un piccolo mostro in grado di crescere fino a inquietare.

Personalizzazione spinta

L’aspetto interessante è che, come la bacheca è fortemente cucita su misura dell’utente, anche i video arriveranno in quella logica. Dalla Watchlist, l’elenco dei video appena pubblicati dalle Pagine che si seguono, a quelli messi da parte e salvati dalla timeline principale. Le due esperienze, almeno da quello che si può sperimentare dalle prime ore, restano comunque separate.

La partita dei video

La partita che si apre ora, stante la mole assurda di utenti raggiungibili da Facebook (di giovani ce ne sono di meno, è vero, ma con le scelte giuste potrebbero tornare), ruota intorno ai contenuti. La corsa sul mondo premium, per chiamarlo così, è complicata: Netflix e le altre piattaforme di streaming sono ormai candidate agli Oscar con i loro prodotti. Facebook sarà il fratello sbarazzino, magari meno tirato a lucido ma forse più spontaneo e lineare da agganciare. Non è un caso che i due executive alludano alla necessità di “lanciare un nuovo genere di ecosistema”. Tenendo dentro star, vip e celebrità, certo. Ma allevando una nuova generazione di autori e creatori, senza dimenticare le risorse di chi questo lavoro già lo fa, come gli editori. Che in questa chiave potrebbero recuperare, con gli interessi, il traffico organico perso nei mesi scorsi dalla modifica dell’algoritmo in chiave intimista. Sul lungo termine, dice la coppia, l’obiettivo di Watch è costruire un posto “dove tutti i creatori ed editori possano trovare un’audience, costruire una comunità di fan appassionati e guadagnare dal loro lavoro”.

Insomma, finanziare direttamente contenuti originali sarà solo uno dei tanti tasselli attraverso i quali popolare Watch. Il quadro generale, ad analizzare a fondo le parole, sembra il seguente: pochi prodotti originali, prevalentemente statunitensi, disponibili per tutti con i sottotitoli. E con nomi di richiamo. Poi una giungla di accordi, partnership e supporti a una miriade di autori e creatori per ogni mercato: “Lavoreremo sia con i partner tradizionali che con i creatori individuali in grado di raccontare una storia in grado di essere sceneggiata ma che mantenga un sapore nativo e organico al pubblico a cui si rivolge” spiegano i manager. Ciononostante bisognerà farci dei soldi: per questo, oltre a nuovi strumenti e tutorial su Creator Studio, viene esteso il programma pubblicitario Ad Breaks, quello che prevede l’inserimento degli spot (anche statici) prima e all’interno delle clip. Peccato che l’Italia non sembri fra i mercati prescelti per questo allargamento: si parte da Stati Uniti, Regno Unito, Irlanda, Australia e Nuova zelanda. Poi arriveranno altri Paesi fra cui Belgio, Cile, Danimarca, Norvegia, Perù, Spagna e Svezia. Bisognerà aspettare ancora molti mesi.

Skam, il teen drama che vive anche sul social, mescolando finzione tv a finzione digitale (i protagonisti dispongono per esempio di account social e documentano su Instagram le loro giornate), è forse l’esempio più chiaro – anche se più ambizioso – di cosa aspettarsi: esperienze che vivano a cavallo, penetrando sotto la pelle degli utenti. “I video non sono un’esperienza solo passiva su Watch – conferma Henick – stiamo costruendo strumenti e lavorando con partner che siano in grado di crearne una più attiva”. Dall’intervento diretto degli utenti ai sondaggi, come nel programma di Pinkett Smith, fino a chissà cosa: bring people closer to video, oltre che together. Un posto in cui il grosso del valore, più che lo show, lo fa ciò che accade prima, durante e dopo.

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