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Set 3, 2018

IFA 2018 | La ricetta di LG tra intelligenza artificiale e robot

I vertici dell'azienda coreana sul palco della fiera di Berlino parlano del futuro. In cui la AI cambierà la nostra vita e la tecnologia

Il CEO di LG, Jo Seong-jin, non usa mezze misure parlando degli obiettivi che pone a sé stesso e alla sua azienda: “Quest’anno ricorre il 60simo anniversario dalla fondazione di LG: il nostro obiettivo è sempre stato quello di produrre le migliori macchine al mondo, credo ci siamo riusciti. E vogliamo continuare a farlo, per offrire una vita migliore a tutti”. Nel futuro di LG c’è dunque l’eterna rincorsa alla perfezione o, per meglio dire, al perfezionamento: e il prossimo step vedrà acquisire importanza crescente all’intelligenza artificiale, al 5G e alle straordinarie capacità di calcolo che l’hardware moderno mette a disposizione.

La visione di Park

Alla sfida lanciata dal CEO, risponde il CTO: I.P. Park guida il braccio di ricerca e sviluppo di LG, e ribadisce chiaro e tondo quanto in molti hanno già detto nel corso di questa fiera: “L’intelligenza artificiale cambierà come diamo forma alla nostra vita”. In altre parole, l’AI può offrire enormi possibilità di crescita e di sviluppo per la tecnologia così come per chi la utilizza: ma non può farlo al prezzo di ulteriori complicazioni, non può esserci un manuale “grande come un mattone” a corredo di un nuovo smartphone o di qualsiasi altro oggetto. L’AI può contribuire a risolvere dei problemi e superare dei limiti della tecnologia attuale: ma, soprattutto, “offrire un’esperienza diversa all’utente finale”.

Tre i passaggi per raggiungere questo obiettivo, dice Park: costruire una intelligenza artificiale capace di evolvere, di essere connessa e open. Partiamo dal primo punto, che poi è la ragione per cui LG è convinta che i manuali d’istruzioni saranno presto un vago ricordo: evolvere significa, nell’accezione usata durante il keynote di IFA, imparare dalle abitudini e dalle richieste dell’utente per fornirgli un servizio il più possibile ritagliato su misura. “Più userai i prodotti, più ti conosceranno e sapranno cosa fare per te: saranno i device a imparare da te, non il contrario”: naturalmente per dare corpo a questa visione è necessario garantire connettività veloce, con il 5G, a un cloud dove la potenza di calcolo e la capacità di storage siano di livello assoluto.

Una lingua comune per l’IoT

Gli altri due passaggi sono in qualche modo legati, e profondamente tecnologici. Secondo Park è indispensabile che l’universo IoT parli una lingua comune basata su standard, e per questo LG ha preso un impegno con la Open Connectivity Foundation: “Un primo passo verso la comunicazione universale” lo chiama, e per spiegare cosa intende sfodera nuovi prototipi dei robot della linea CLOi. La realtà futura che descrive LG prevede robot facchini, robot che fanno le pulizie, robot che ci aiutano a fare la spesa o a muoverci in un ambiente ampio come un aeroporto: non è pensabile che tutte queste attività siano svolte in un giardino tecnologico recintato, dunque è necessario che vengano create regole comuni per offrire funzionalità e allo stesso tempo anche sicurezza.

Infine è il turno dell’openness. Qui LG ci piazza un tocco di WebOS, la piattaforma che un tempo avrebbe dovuto essere il cuore delle sue smart-TV ma che oggi è diventata molto di più. Da qualche mese è diventata open source, e LG continua a svilupparla per aggiungervi funzionalità: questa, fa intendere Park, potrebbe essere una piattaforma comune per approfittare degli investimenti di LG nello sviluppo dell’intelligenza artificiale o per rapidamente accedere a strumenti quali Google Assistant o Amazon Alexa già integrati nell’OS.

Nel complesso la strategia di LG convince: la coreana sembra avere le idee chiare sulla traiettoria da seguire, di quale sia la direzione in cui muoversi e quali le tecnologie in cui investire. Resta da comprendere quale e quanto spazio ciascuna big riuscirà a ritagliarsi nel panorama di un’industria che negli ultimi 10 anni è cambiata profondamente con avvicendamenti ai vertici. Di sicuro un paese come la Corea del Sud è un punto di partenza privilegiato: lì l’evoluzione sociale procede spedita, di pari passo con quella dell’informatica e dell’elettronica, dunque sarà da lì che partirà la spinta verso questa ulteriore evoluzione.

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