Economia Digitale

Come riaccendere il “Sogno Europeo” con il digitale (a lezione da Jeremy Rifkin)

Da oggi fino al 6 giugno, ospitiamo una serie di “lezioni” dell’economista Jeremy Rifkin tratte da “Una Europa smart, green e digitale. L’avvento dell’Internet delle cose, l’inizio della terza rivoluzione industriale e l’integrazione del mercato unico della UE”.

Non capita spesso di poter ospitare un gigante dell’economia mondiale come Jeremy Rifkin. Eppure, nei prossimi dieci giorni, The Next Tech avrà questo privilegio. Tutti i pomeriggi, fino al 6 giugno, lasceremo spazio ad approfondimenti, analisi e commenti su quelle tematiche, quegli ambiti, quelle innovazioni che stanno cambiando radicalmente l’economia europea: «Siamo ora alle porte di una terza rivoluzione industriale, ed è molto emozionante seguirne lo sviluppo in Italia e in tutta Europa» si leggeva ieri su Che Futuro. Nel ciclo di queste atipiche “lezioni” si potrà andare a fondo sulle singole questioni e capire come sta cambiando davvero il mondo che ci circonda. Quella che riportiamo di seguito è l’introduzione al percorso che faremo nei prossimi giorni. Un percorso dal titolo più che evocativo: “Un’Europa Smart, Green e Digitale. L’avvento dell’internet delle cose, l’inizio della terza rivoluzione Industriale e l’integrazione del Mercato Unico della UE”.

Jeremy-Rifkin

Come riaccendere il “Sogno Europeo”

L’economia europea sta rallentando, la produttività è in calo, e la disoccupazione rimane ostinatamente alta. La questione che viene sollevata con sempre maggiore urgenza è come riaccendere il “Sogno Europeo”. L’UE deve il suo successo ad una lungimirante serie di visioni economiche e sociali che hanno motivato gli Stati membri e la cittadinanza a continuare su un cammino comune: Il trattato di Maastricht inteso a creare un’Unione politica; l’introduzione dell’euro, intesa a istituire un’Unione monetaria; l’ampliamento degli Stati membri, per creare una famiglia continentale di nazioni; e gli obiettivi 20-20-20, di transizione verso un’economia sostenibile a basse emissioni di carbonio. L’Unione europea si trova ora in un limbo senza una chiara visione della prossima tappa del suo viaggio.

Ma questo sta per cambiare. L’Unione europea si sta imbarcando in un audace nuovo corso che tra il 2015 e il 2020 mira a creare un mercato unico integrato ad alta tecnologia per il 21mo secolo, in grado di unire i suoi 500 milioni di cittadini e 28 Stati membri, rendendo l’Europa potenzialmente lo spazio commerciale più produttivo al mondo. Il piano si chiama Europa Digitale. La digitalizzazione dell’Europa implica molto di più che fornire banda larga universale, la connessione Wi-Fi gratuita, e un flusso di Big Data. L’economia digitale rivoluzionerà ogni settore commerciale, comporterà stravolgimenti nel funzionamento di quasi tutti i settori, porterà con sé nuove opportunità economiche mai viste in passato, ridarà lavoro a milioni di persone, e creerà una società più sostenibile basse emissioni di carbonio per mitigare il cambiamento climatico.

Per cogliere l’enorme portata del cambiamento economico in atto, abbiamo bisogno di comprendere le forze tecnologiche che danno origine a nuovi sistemi economici nel corso della storia. Ogni nuovo grande paradigma economico richiede la convergenza simultanea di tre elementi, ciascuno dei quali interagisce con gli altri per consentire al sistema di operare come un insieme: nuove tecnologie di comunicazione per gestire in modo più efficiente le attività economiche; nuove fonti di energia per alimentare in modo più efficiente le attività economiche; e nuove modalità di trasporto per far muovere in modo più efficiente le attività economiche. Nel 19esimo secolo, la stampa alimentata da macchine a vapore, il telegrafo, l’abbondanza di carbone, e le locomotive sui sistemi ferroviari nazionali danno origine alla prima rivoluzione industriale. Nel 20esimo secolo, l’elettricità centralizzata, il telefono, la radio e la televisione, il petrolio a buon mercato, i veicoli con motore a scoppio, e le grandi reti stradali nazionali convergono per creare un’infrastruttura per la seconda rivoluzione industriale.

Jeremy Rifkin

Cosa leggerete domani

Domani il nostro percorso ripartirà proprio da qui, con l’analisi di quella che è chiamata terza rivoluzione industriale e degli elementi che la contraddistinguono. L’economista ci guiderà all’interno di quest’ultimo ed epocale cambiamento per la storia dell’umanità.

 Jeremy Rifkin

Chi è Jeremy Rifkin

Economista, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce della Pennsylvania. I suoi corsi vertono sul rapporto fra l’evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura. Attivista del movimento pacifista negli anni ’60 e ’70, ha fondato nel 1969 la Citizens Commission per denunciare i crimini di guerra americani nella guerra del Vietnam. È il fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation.

Tra le sue ultime pubblicazioni uscite in Italia ricordiamo “La Società a Costo Marginale Zero: L’Internet delle cose, L’ascesa del Commons Collabortivo e l’eclissi del capitalismo” e “La Terza Rivoluzione Industriale: come Il potere laterale sta trasformando l’energia, l’economia e il mondo”.

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