The Next Tech: uno storytelling dell'innovazione sociale | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 10 Aprile 2015 alle 19:00

The Next Tech: uno storytelling dell’innovazione sociale

Per sfuggire alla retorica dell'innovazione basta osservarne gli effetti. Solo laddove tutto cambia possiamo parlare di vera innovazione.

L’innovazione non è un pranzo di gala. Non si può fare con tanta gentilezza e cortesia. L’innovazione, quella vera, è sempre una rivoluzione, è “cambiamento”. Quello vero.

L’innovazione è fare cose che prima erano impossibili oppure impensabili. Altrimenti non è innovazione.

Bhopal

Qualche volta l’innovazione procede per gradi, è, come dicono gli esperti, “incrementale”, altre volte procede “a salti”, ma la vera innovazione comporta sempre un cambiamento di paradigma.

Ecco, quando parliamo di innovazione stiamo parlando di questo: di un cambiamento necessario. E quando parliamo di innovazione, oggi parliamo di digitale, parliamo di reti e reticoli comunicativi, parliamo di Internet. Grazie alla rete, l’innovazione tecnologica portata dalle tecnologie digitali si è tramutata in innovazione sociale, politica ed economica.

Da quaranta anni a oggi, gran parte dell’attività umana si è smaterializzata, è diventata digitale e corre attraverso la rete delle reti: automazione produttiva spinta, controllo a distanza, servizi di comunicazione, di cura e fomativi, online. Questo cambiamento va guidato nella libertà.

Perchè la rete e il digitale hanno permesso una redistribuzione del potere, del potere di decidere, del potere di scegliere, del potere di fare, del potere di essere noi stessi.

E noi dobbiamo accompagnare questo cambiamento. Non significa che dovremo smettere di produrre divani e fabbricare ceramiche. Non significa che dovremo smettere di occuparci della qualità dell’aria e dell’acqua o delle nostre relazioni umane. Al contrario, attraverso l’innovazione e le soluzioni che offre, potremo farlo meglio.

Quando parliamo di innovazione parliamo di tecnologie che abilitano altre tecnologie, parliamo di processi che abilitano altri processi.

E allora diventa importante ragionare come sta ragionando Obama, che non è un bolscevico, quando dice di volere garantire la neutralità della rete, liberare lo spettro delle radiofrequenze e dare il wi-fi a tutti per permettere agli innovatori di sviluppare le tecnologie del futuro, per comandare auto senza pilota e dispositivi medici nelle case dei pazienti, ma anche connettere le scuole con costi minori, consentire alle amministrazioni locali di realizzare nuovi servizi per turisti e cittadini, avvantaggiare le aziende con connessioni ad alta velocità.

Per questo è importante una politica dell’innovazione che parte dal contrasto al digital divide e ponga la questione della cultura informatica come diritto di cittadinanza.

Perciò pensiamo a usare le tecnologie libere per permettere ai cittadini di vivere meglio, alle start up di competere meglio, alla Pubblica Amministrazione di “funzionare” meglio e alle comunità intelligenti, di progettare meglio il futuro.

Le smart cities, la green economy, le start up innovative, il turismo online, i musei e le biblioteche digitali possono guidare un nuovo modello di sviluppo, la base per un’altra qualità della vita. È per questo che ci battiamo.

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