SUNRISE: arriva l'Internet of Underwater Things

Ultimo aggiornamento il 22 ottobre 2015 alle 11:29

SUNRISE: autostrade digitali, ma sott’acqua. Arriva l’Internet of Underwater Things

Dall'archeologia al monitoraggio ambientale, fino all'aiuto di persone in difficoltà. Ecco perché portare internet sott'acqua è una sfida importantissima. Capofila del progetto l'Università Sapienza di Roma ma una open call milionaria lo apre a tutti.

Si chiama SUNRISE ed è un progetto europeo per portare internet sott’acqua, secondo i principi dell’“Internet of Underwater Things”.

L’idea è quella di creare un sistema di “autostrade digitali” entro cui opereranno tecnologie, droni, sensori, robot, che permetteranno di svolgere compiti pericolosi per l’uomo, come monitoraggi ambientali a tappeto, localizzazione di nuovi giacimenti di idrocarburi o siti per l’acquacoltura, studio e rilevamento di resti archeologici sommersi finora rimasti inesplorati.

Ma soprattutto aiutare chi in mare si trova in pericolo, come i migranti che mese dopo mese non arrivano salvi sulle nostre coste, oppure le vittime di naufragi, come gli sfortunati passeggeri della Costa Concordia. Poter disporre di un sistema internet nelle profondità degli abissi permetterà di localizzare persone disperse e intervenire di conseguenza. Utopia? Pare proprio di no: il progetto infatti sta già procedendo a gonfie vele.

Un “wi-fi” per gli abissi marini

Smartphone, tablet, laptop, sono dispositivi intorno a noi che possono essere interconnessi da tecnologia invisibile, tecnologia wireless. Oggi abbiamo i sistemi cellulari di ultima generazione e il wi-fi che permettono di connetterci a internet a velocità molto elevate, nell’ordine delle centinaia di milioni di bit al secondo.

«È importante mettere a punto protocolli di comunicazione completamente nuovi perché nuovo è l’ambiente di propagazione: acqua marina (o dolce) e non più l’aria» ci spiega un ricercatore coinvolto nel progetto. «Le tecnologie di comunicazione che siamo abituati a dare per scontate, ad esempio, non possono essere direttamente trasferite in mare. Lì non si posso utilizzare le comunicazioni radio, che funzionerebbero solo ‘short range’, cioè entro pochi metri».

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La Natura ci insegna

I ricercatori stanno imparando da ciò che accade spontaneamente in natura, copiando il comportamento di balene e delfini basato sulle loro comunicazioni acustiche. Il team sta analizzando come copiare le interazioni fra gli animali, e studiando come evitare di interferire in alcun modo sulla loro comunicazione e sul loro comportamento.

La tecnologia messa in campo procede così spedita che i modem acustici, già testati sul campo, potranno essere messi in commercio entro 2 o 3 anni. Al momento sono stati posizionati nel mondo già vari ‘testbed’, cioè reti di comunicazione web sottomarina di prova: nel Mediterraneo, nell’Oceano, nel Mar Nero. In futuro anche in laghi e canali.

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L’importante ruolo dell’Italia

Va sottolineato che l’Italia è uno dei paesi maggiormente coinvolti nel progetto, a partire dall’Università Sapienza di Roma, capofila, che si sta occupando della parte software di SUNRISE, quella che permetterà ai vari dispositivi posti sott’acqua di interagire fra loro e autogestirsi, specie in situazioni di emergenza o difficilmente programmabili in anticipo. Si pensi al soccorso di persone in difficoltà in alto mare o ai casi di disastro ambientale.

Altri partner sono il NATO Centre for Maritime Research and Experimentation di La Spezia, Evologics, una ditta europea che realizza modem acustici, le Università olandese e portoghese di Twente e Porto, SUASIS, una ditta turca, e NEXSE, ditta italiana di system integration, oltre ad un partner americano che è l’Università di SUNY Buffalo, New York.

Il progetto ha da poco iniziato a focalizzarsi sulle comunicazioni ottiche che consentiranno di raggiungere velocità di trasmissione più elevate. Apostoli di questa ulteriore soluzione tecnologica sono i due nuovi partner entrati in SUNRISE: l’Interuniversity Center of Integrated Systems for the Marine Environment di Genova e la Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna di Pisa.

E altri compagni di viaggio stanno per salire a bordo del progetto grazie al sistema delle ‘open calls’ che mettono a disposizione svariate centinaia di migliaia di euro di finanziamenti (scadenza 31 luglio).

@CristinaDaRold

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