La tecnologia (italiana) in aiuto della chirurgia addominale
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Ultimo aggiornamento il 29 Ottobre 2015 alle 15:32

Meno incisioni e una vista migliore: ecco la tecnologia italiana in aiuto della chirurgia addominale

Ecco NOTES, la tecnologia del Politecnico di Milano che vuole aiutare i chirurghi nelle operazioni addominali. Mette insieme un sensore video HD, un obiettivo zoom e un sistema di illuminazione con controllo automatico.

Riuscire a eseguire interventi chirurgici addominali dall’interno, invece che dall’esterno, riducendo al minimo le incisioni e sfruttando gli orifizi naturali. Fantascienza? No, prossima realtà. Il Politecnico di Milano, insieme alle Università di Genova, di Bergamo e dell’Aquila da anni sta portando avanti NOTES (Natural Orifice Transluminal Endoscopic Surgery), un progetto finanziato dal MIUR concluso nel 2012, per mettere a punto una tecnologia in grado di garantire un’ottima visione del campo operatorio.

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credits: Artur Bergman

Una visione perfetta in sala operatoria

Tutto grazie da un endoscopio di ultima generazione, dotato di telecamera integrata, sensori e fibre ottiche per garantire un’adeguata illuminazione. Un sistema grazie al quale il chirurgo potrà disporre di un’ottima visione all’interno del paziente e intervenire senza bisogno di incisioni, spesso importanti per il paziente.

«L’obiettivo della nostra ricerca è quello di far sì che il chirurgo sia supportato sempre meglio dalla tecnologia, in modo da ridurre al minimo gli errori, migliorando la precisione durante le operazioni» spiega Pietro Cerveri, professore associato presso il Politecnico di Milano, che ha seguito il progetto. Uno dei problemi principali delle operazioni toraciche è infatti la corretta visione del campo operatorio. Attualmente si opera utilizzando degli endoscopi, che sono dei piccoli tubicini, che vengono inseriti nel corpo del paziente tramite incisioni, ma che non sono dotati di una telecamera interna.

Noi lavoriamo proprio sulla telecamera inserendola all’estremità del tubicino che ha un diametro di circa 1 cm e una lunghezza di 3 cm, e dotandola di funzionalità di precisione come la capacità di illuminare molto meglio le vie interne e per mettere meglio a fuoco.

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Una tecnologia al servizio della chirurgia

L’obiettivo di una tecnologia così sofisticata non è sostituirsi al chirurgo, ma affiancarlo durante gli interventi.

Oggi, oltre al chirurgo che opera, deve essercene un altro che muove manualmente l’endoscopio per permettere al collega di vedere meglio.

«Qui interveniamo noi, permettendo alla tecnologia di muoversi in maniera più automatica attraverso i canali interni, sempre però sotto il controllo del medico». Il progetto ha affrontato inoltre, anche tematiche di manipolazione dei tessuti (come la pinza robotizzata).

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Una tecnologia utile per tutti: medici e pazienti

Un guadagno per il paziente, dunque, in termini di tempo per ridurre l’impatto chirurgico, ma anche per i medici che vedono migliorata la precisione dell’intervento stesso. Attualmente NOTES non e’ ancora pratica clinica usuale. È praticata comunque da diversi centri clinici internazionali e alcuni centri italiani quali ad esempio l’ospedale di Niguarda a Milano.

La tecnica chirugica non è ancora completamente transluminale e l’approccio è denominato ibrido perchè si utilizzano ancora almeno una incisione sulla superficie addominale. «Prima di passare a una fase successiva dobbiamo essere certi che tutto funzioni alla perfezione e prevenire ogni disguido – prosegue Cerveri – come il fatto, per esempio, che i tubicini non interferiscano fra di loro o che non oscurino la visuale della telecamera».

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Un brevetto e nuove ricerche

Il risultato della ricerca si è tradotto, oltre che in pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali di settore, anche in un brevetto internazionale riguardante la mini-camera. Sebbene ancora sia prematuro per dire che di qui a poco potremmo usufruire tutti quanti di questa innovativa tecnologia, questo brevetto è attualmente registrato in Italia e il team sta cercando dei finanziamenti da parte di grandi aziende del settore per sviluppare la parte ottica dello strumento.

«Abbiamo un prototipo per ogni parte, ma non ancora dell’intero prodotto assemblato» conclude Cerveri. «La parte ottica costa molto e al momento il progetto è terminato. Per noi sarebbe importantissimo trovare presto un finanziamento per realizzare la parte ottica del nostro progetto, in modo da rendere questa possibilità di una mini chirurgia non invasiva finalmente una realtà concreta».

@CristinaDaRold

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