Ultimo aggiornamento il 28 Settembre 2017 alle 9:00
I pesci robot esplorano le acque della Darsena Grande di Venezia
Nella città lagunare il primo test del più numeroso e folto 'sciame' di robot subacquei del mondo. Il progetto è finanziato dall'Unione Europea e vede il coinvolgimento di scienziati di 6 nazioni
Pesci robot che si muovono nei fondali marini. Sciami di uccelli ipertecnologici che sorvolano le macerie di un terremoto. Nugoli di insetti meccanici che monitorano i campi coltivati. Sono queste le nuove sfide dell’intelligenza artificiale, applicata in modo innovativo a favore dell’ambiente e delle persone, per la difesa della natura o per la gestione delle emergenze. Se alcune sperimentazioni avranno bisogno di anni per concretizzarsi, altre sono già realtà. Proprio nei giorni scorsi un branco di pesci robot è entrato in azione a Venezia: le acque della Darsena Grande dell’Arsenale sono state popolate da decine di aMussel, ovvero mitili artificiali, aFish, pesci robot, e aPad, versione artificiale delle ninfee.
Ai robot subacquei è stato dato il compito di studiare l’habitat che li circondava, raccogliendo dati, recependo i cambiamenti dell’ambiente e adattandosi ad essi, comportandosi proprio come farebbe un branco di animali in natura. L’obiettivo finale del progetto, che si chiama EU-FET subCULTron ed è finanziato dall’Unione Europea (Horizon2020), è quello di sviluppare e realizzare 120 pesci robot interconnessi tra loro. Sono coinvolti scienziati di sei nazioni diverse con la partnership italiana formata da ISMAR-CNR, CORILA e Scuola Superiore Sant’Anna.
Galleggiando sull’acqua della Darsena Grande, le aPad (ninfee artificiali) fungono da piattaforma di appoggio per gli altri due tipi di robot acquatici: sono loro a trasportare i compagni in una posizione definita da coordinate GPS, rimanendo in contatto con le reti satellitari e di telefonia mobile, e a ricaricarli grazie all’energia accumulata mediante i pannelli di cui sono rivestite. Sempre loro danno l’input ai mitili artificiali affinché si adagino sul fondo del mare: questi hanno forma di cilindri, della lunghezza di 50 cm e del peso di circa 2 kg, e rappresentano la memoria collettiva a lungo termine del sistema. Raccolgono dati e individuano agenti biologici come alghe, plancton e fauna marina.
Ai pesci intelligenti, che si immergono nei fondali insieme ai mitili, spetta invece il compito di monitorare ed esplorare l’ambiente, muovendosi autonomamente in acqua, ma comunicando con le altre tipologie di robot. Ogni aFish, in maniera individuale, raccoglie dati che comunica al gruppo, influenzando il comportamento collettivo dell’intero banco. Questo sistema di pesci hitech potrà essere impiegato nei canali veneziani per implementare la ricerca sulla biodiversità e per altre funzioni. In futuro si svilupperanno applicazioni in ambiente marino aperto con nuovi sensori e nuovi algoritmi bio inspirati.
Venezia si conferma così un polo di eccellenza della ricerca nel campo degli ecosistemi acquatici. Già nel nel 2015, infatti, la laguna è stata protagonista del progetto Venus Swarm, messo a punto da ENEA e Università di Roma Tor Vergata: in questo caso sciami di robot sottomarini, in grado di dialogare fra loro, monitorare temperatura e salinità dei mari, studiare le correnti e l’erosione delle coste ed allertare in caso di tsunami, sono stati destinati alla sorveglianza del MOSE, il sistema di paratie che deve difendere la laguna veneta dall’alta marea.
La cosiddetta Robotica degli sciami (Swarm Robotics) è una branca emersa a partire dalla fine degli anni Novanta, che si occupa della realizzazione di sistemi robotici capaci di simulare un comportamento intelligente simile a quello degli insetti sociali, come formiche e api. Una soluzione vantaggiosa rispetto all’utilizzo di sistemi robotici singoli, sofisticati, ma molto costosi. Qualche ulteriore esempio dell’uso degli sciami robotizzati per difendere l’ambiente? Dalla sorveglianza di strutture come piattaforme petrolifere, gasdotti e porti, che potrebbero essere bersaglio di sabotaggi e attacchi terroristici, ai soccorsi in mare, che potrebbero contare su squadre di robot pinnati per la gestione dei flussi migratori. Dal controllo dell’inquinamento per la salvaguardia di flora e fauna al rilevamento di reperti archeologici sui fondali.