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Ultimo aggiornamento il 20 agosto 2018 alle 8:30

La startup FunNow sbanca a Taiwan e attira i soldi di Alibaba

L'app propone eventi last minute per i cittadini di Taipei. Dopo il nuovo round di investimenti sbarcherà in tutta l'Asia orientale. Una storia che ci dice molto sui rapporti tra l'isola e la Cina

Dire che tra Taiwan e Cina non corra buon sangue è un eufemismo. Nonostante l’apertura dell’interscambio commerciale tra l’isola e il Dragone sia stato aperto nel 2009, il volume di investimenti di Pechino è sempre rimasto basso ed è in diminuzione. A ribaltare il paradigma ci pensa però la startup FunNow, con base a Taipei, che ha attirato un round del quale fa parte anche Alibaba.

FunNow

La storia di FunNow

FunNow è stata lanciata nel novembre del 2015 nella capitale di Taiwan (Repubblica di Cina) e opera nel settore dell’instant booking. Solitamente app di questo genere si rivolgono ai turisti ma in questo caso è pensata e creata per utenti locali. FunNow propone infatti un servizio last minute di promozione eventi rivolto ai cittadini taiwanesi. Divisa in diverse sezioni, l’app offre elenchi in continuo aggiornamento di possibili attività culturali, ricreative o ristorative. L’intenzione, azzeccata per un popolo che ama stare in giro la sera come quello taiwanese, è quella di dare idee su che cosa fare a chi magari ha voglia di vedere una mostra, un film o partecipare a un ritrovo musicale ma non ha avuto tempo di informarsi su che cosa c’è in programma in città e ha bisogno di una soluzione istantanea. FunNow ha raccolto un grandissimo successo a Taipei e negli ultimi tempi c’è stata una vera e propria corsa da parte di esercenti, associazioni e istituti culturali a promuovere i propri eventi sull’app, anche perché è stata riscontrata un’affluenza più alta dagli appuntamenti comparsi tra le sue proposte. Al momento FunNow conta 500 mila utenti registrati e circa tremila “venditori”, con un bacino di oltre 20 mila attività ed eventi quotidiani proposti. Taipei è stata la rampa di lancio ma l’ambizione del ceo T.K. Chen è sempre stata quella di espandersi anche all’estero. Una possibilità che il nuovo round di investimenti di oltre 5 milioni di dollari gli consente ora di realizzare.

Espansione all’estero

Chen ha spiegato che la startup si concentrerà per imporre la sua presenza anche in altre città strategiche dell’Asia orientale come Hong Kong, Kuala Lumpur in Malesia e Bangkok in Thailandia. Particolare interesse verso il Giappone, dove FunNow dovrebbe è sbarcata in ben tre città: Tokyo, Osaka e Okinawa. Il nuovo round di investimenti appena realizzato è stato guidato, come detto, da Alibaba Entrepreneur Fund con la partecipazione di CDIB, Darwin Venture e Accuvest. E il capitale in arrivo verrà utilizzato proprio per l’espansione di FunNow all’estero, nel tentativo di replicare su scala regionale il modello che sta avendo così tanto successo a Taipei.

Che cosa ci dice la mossa di Alibaba sui rapporti Cina-Taiwan

Il fatto che Alibaba investa su una startup innovativa di successo non è certo una novità. Ma attenzione a sottovalutare la mossa del colosso di Jack Ma. Si tratta di un’azione che può avere risvolti non solo economici ma anche politici e strategici. Qui si sta infatti parlando di una startup di Taiwan, isola che la Cina considera a tutti gli effetti parte del proprio territorio. Dal 2016, da quando cioè la pro indipendentista Tsai Ing-wen è diventata presidente della Repubblica di Cina, Pechino ha attivato una strategia molto aggressiva con pressioni diplomatiche e politiche su scala internazionale su governi e aziende per far considerare Taiwan parte della Repubblica Popolare di Cina. Non solo. Solitamente è molto più semplice che un’azienda taiwanese investa in Cina che non il contrario. Tra il 1991 e il 2015 gli investimenti taiwanesi in Cina sono stati circa 150 miliardi di dollari, vale a dire circa il 61,2 per cento degli investimenti all’estero totali operati dall’isola. Gli investimenti cinesi a Taiwan, possibili solo dal 2009, sono stati invece pari a 1,5 miliardi di dollari. Vero che si parla di sei anni e non di 24, ma il rapporto resta comunque molto sbilanciato. Per molti anni Taiwan è stata all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, ed economico, rispetto alla Cina e ha esportato non solo capitali ma anche talenti. Una tendenza rimasta inalterata anche negli anni passati, nonostante i rapporti di forza si siano da tempo drasticamente invertiti, salvo poi una mutazione al ribasso dal 2016. Ecco perché l’investimento di Alibaba risulta ancora più significativa. Qualcosa bolle nei rapporti tra isola e terraferma.

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