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Ago 27, 2018

Pocophone F1: come Xiaomi vuole cambiare lo smartphone

Rinunce per estetica e qualche specifica, ma smartphone veloce e destinato a durare. Così l'azienda cinese punta a sgominare la concorrenza di Oppo e Huawei

Prendete uno smartphone di fascia alta e togliete tutto il superfluo. Vale a dire finiture in vetro, bordi arrotondati, fotocamere posteriori da decine e decine di megapixel. Quel che resta è il Pocophone F1: un prodotto di fascia media per prezzo ed estetica, ma con molta potenza sotto il cofano per renderlo un concorrente credibile per tutti i vari flagship killer in circolazione. “Ci siamo concentrati su ciò che conta davvero” spiega Jai Mani, responsabile della nuova linea che nasce da una costola di Xiaomi: ovvero, le performance. Lo slogan scelto per il lancio del nuovo F1 è, non a caso, Master of Speed.

Svelato poi, finalmente, il significato di quel “Poco” nel nome: arriva proprio dalle lingue latine, ed è pensato per dare quel significato di “un po'” che serve a chiarire qual’è l’approccio del marchio. Piccolo team, pochi ingegneri che hanno lavorato due anni alla nascita di questo progetto: molto affidamento si fa sulle capacità di Xiaomi di fare economia di scala, di elaborare tecnologie e di metterle a disposizione della galassia di mini-aziende che la compongono. L’obiettivo, spiega sempre Jai Mani in una chiacchierata coi giornalisti, è fare innovazione come Xiaomi non può (più) fare: ovvero sperimentando con nuovi paradigmi di tecnologia, design e prezzo, e offrendo un prodotto che nella migliore delle ipotesi sarà complementare all’offerta della casa madre.

 

 

In un certo senso, Pocophone è un esperimento: se convincerà il pubblico, se produrrà quei volumi di vendita necessari a produrre utili, l’avventura proseguirà. Ci sarà un F2, di sicuro ma parliamo di 2019, e magari se tutto va bene anche più modelli lanciati nello stesso anno. Con l’obiettivo di offrire qualcosa di differente: nell’interfaccia, nel prezzo e pure nei materiali e come tutto questo si combina per produrre il risultato finale.

Com’è fatto l’F1

Posteriore in policarbonato con un effetto metallo spazzolato, tre colorazioni: nero, blu e rosso. C’è anche una versione con guscio di kevlar, ma è una versione speciale e monta esclusivamente 256GB di spazio storage e 8GB di RAM. Niente vetro con bordi arrotondati, c’è un più normale vetro Gorilla Glass 3 (in giro ci sono terminali che già montano la versione 6) che protegge uno schermo IPS da 6,1 pollici e risoluzione FHD+ (con il notch e l’ormai abituale formato 18:9). C’è un connettore USB Type-C per la ricarica, e c’è il jack audio classico. C’è persino una selfie camera da 20 megapixel, e una capiente batteria da 4.000mAh.

Quello che manca in questo Poco F1 sono i dettagli di lusso: finiture di pregio con riflessi che sparano sotto il Sole, confezione super-lusso o cover in pelle, schermo AMOLED. Nessuna notizia di una certificazione IP per acqua e polvere, non si parla di NFC. C’è comunque una cover nella scatola, di quelle morbide di silicone, c’è il caricabatterie veloce (Quickcharge 3) e soprattutto sotto il cofano c’è uno Spandragon 845 di Qualcomm. Uno dei processori più potenti in commercio, che incorpora una altrettanto potente GPU Adreno 630 che si va a unire a 6GB di RAM LPDDR4 (lo storage è su standard UFS 2.1, espandibile con microSD fino a 256GB). Tanta roba per soddisfare il palato di chi non cerca frizzi e lazzi, ma sostanza, nel telefono che porta in tasca.

Un punto di domanda resta la fotocamera posteriore – che andrà provata prima di poter dare un giudizio completo sul tema: la configurazione 12+5 megapixel, di per sé, non è un dato negativo: monta lo stesso sensore Sony delle ammiraglie Mi 8 e Mi Mix 2S, quindi con pixel maggiorati da 1,4 micron. Ma, come su altri Xiaomi, a una prima occhiata le foto che produce sembrano molto sature nei colori: di sicuro effetto sui social, meno efficaci però nel restituire un’immagine fedele di quanto si sta fotografando.

Cuore Qualcomm, mente Android

Naturalmente Poco F1 monta Android, ancora in versione 8.1: niente Pie, ancora, e soprattutto a differenza di quanto avevamo visto sul Mi A2 qui c’è l’interfaccia proprietaria di Xiaomi. La MIUI montata è la 9.6, modificata rispetto a quanto visto su altri smartphone per comprendere anche un drawer per le app e superare la vecchia impostazione “alla iPhone” (la chiamano Poco Launcher): il drawer non funziona esattamente come quello standard di Android, è diviso in “categorie”, ma è una bella novità in generale per un terminale Xiaomi. Tra l’altro viene fatto intendere che l’F1 riceverà un aggiornamento entro il mese di settembre che porterà in dote la MIUI 10: forse sarà allora che capiremo fino in fondo come funziona questa interfaccia su questo terminale. Promessi aggiornamento trimestrali per la sicurezza e l’arrivo di Android 9.0 Pie entro la fine del 2018: l’F1 supporta anche Treble, quindi è piuttosto semplice da modificare le ROM per incorporare l’interfaccia standard di Android.

Dentro la MIUI Xiaomi ha riversato un po’ tutto quanto quello che ci si attende oggi da uno smartphone: vale a dire quel tocco di intelligenza artificiale che serve a migliorare le fotografie (in particolare i selfie, ma non solo) e che non guasta mai sfoggiare in una scheda tecnica. La tecnologia AI è la stessa, di nuovo, del Mi 8: ci potrebbero essere alcune differenze nel come si comporta, visto che l’addestramento del machine learning è stato compiuto separatamente, ma ci sono comunque 206 scene riconosciute in 25 scenari. L’ottimizzazione interviene anche nell’ottimizzare come le app girano nel telefono: ci sono app che vengono lanciate molto più rapidamente, o che girano con privilegi particolari, per garantire esperienza d’uso migliorata. Allo stesso modo viene allocata più banda 4G per i giochi durante l’utilizzo, così da migliorare le performance soprattutto per chi gioca ai vari FPS in rete.

L’interfaccia è efficiente e svelta, anche grazie a tutta la potenza che mette a disposizione lo Snapdragon, e l’esperienza complessiva non si discosta poi molto da quella del Mi 8 (fratello maggiore dell’F1, con cui ha davvero molto in comune). Bene il lettore di impronte digitale, piazzato sotto la doppia fotocamera posteriore: è rapido e preciso, anche se ergonomicamente si poteva fare qualcosa di più (tre cerchi, uno sopra l’altro: facili da confondere). Xiaomi monta anche una funzione di sblocco con il viso analoga a quella di Mi 8: funziona bene, anche se il Pocophone mette le mani avanti quando la si attiva, chiarendo che non garantisce lo stesso livello di sicurezza dell’impronta.

Da testare, impossibile farlo al debutto, l’effettiva durata della batteria: la combinazione 4.000mAh con Snapdragon 845 promette bene, tutto sta a vedere come viene gestito il processore e come funziona il raffreddamento a liquido installato nel corpo del terminale. Le promesse fatte in questo senso sono notevoli, soprattutto rispetto alle performance sul lungo termine: ovvero dopo un bel po’ di utilizzo stressante, ad esempio giocando.

Quanto costa e quando arriva Pocophone

Il Poco F1 si va a piazzare nella fascia media del mercato: con un prezzo che parte da 329 euro per la versione 6+64GB è un concorrente agguerrito per molti altri terminali in circolazione, e in particolare per i vari OnePlus e Honor che si collocano all’incirca allo stesso punto prezzo. La scelta di farlo debuttare in India, qualche giorno fa, è figlia proprio della speranza di Xiaomi di riuscire a indebolire la penetrazione del marchio OnePlus in quel Paese – e il lancio di oggi in Europa, Indonesia e Hong Kong non fa che ribadire questa intenzione.

Huawei con Honor e Oppo con OnePlus hanno dimostrato che due marchi possono convivere sotto lo stesso tetto: la differenza rispetto a Xiaomi e Poco, però, è che nel tempo i due marchi sono stati utilizzati per coprire diverse proposte commerciali, con il marchio principale che si posiziona nella fascia medio-alta e l’altro che invece fa appello a millennial e chi è comunque in cerca di un ottimo rapporto prezzo/prestazioni.

Xiaomi invece da sempre ha fatto del prezzo un punto importante se non principale della sua strategia: lo dimostra il prezzo di listino del Mi8, l’ammiraglia di casa, che parte da 529 euro. Questo Pocophone rischia di cannibalizzare un mercato in cui i margini sono già ridotti all’osso: e con queste specifiche, poi, potrebbe anche restare nelle mani degli acquirenti per molto tempo – allungando i tempi di ricambio fisiologici, così come accaduto nei tablet, e causando una flessione nelle vendite. Sicuramente comunque in Cina avranno fatto i loro conti, e stabilito che questa strada valeva la pena di essere battuta.

Capiremo più avanti quale sia l’idea che ha dato origine al progetto Poco, nato in seno a Xiaomi India e portato adesso anche sul mercato europeo. Certo è che la differenza di prezzo, minima, con l’ammiraglia Mi 8 è curiosa: 329 per 6+64GB, 399 per il 6+128GB. In vendita dal 30 agosto nei canali e-commerce e nelle grandi insegne dell’elettronica (Unieuro, Mediaworld, Euronics ecc.): per chi ha voglia di provare cosa significa avere una fuoriserie con una carrozzeria da familiare.

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