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Ott 3, 2018

5G, chiusa l’asta. Ma in Italia quando arriva? E a cosa serve?

Si è chiusa la procedura di assegnazione delle nuove frequenze: 6,5 miliardi andranno nelle casse dello Stato. Abbiamo chiesto al prof. Matteo Cesana del Politecnico di Milano cosa si potrà fare col 5G

Più veloce. Molto più veloce. Il 5G è la tecnologia di nuova generazione che offrirà una connessione davvero senza soluzione di continuità, in un mondo forse già prematuramente battezzato come “sempre online”. I giganti delle telecomunicazioni hanno investito, solo in Italia, più di 6,5 miliardi di euro per aggiudicarsi le frequenze più ambite messe all’asta dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE). Iliad, Fastweb, Wind, Vodafone e Telecom Italia hanno attraversato 14 giorni e 171 tornate di rilanci, portando nelle casse pubbliche un introito superiore alla base d’asta del 130,5%. Cifre importanti, spese per aggiudicarsi frequenze dello spettro radio: ma dove nasce questo interesse significativo degli operatori? Il 5G riguarda soltanto i nostri smartphone? Lì, certo, è questione di tempo (pochi mesi) prima che il 4G faccia i bagagli per lasciar spazio al nuovo inquilino. Ma c’è di più: il nostro cellulare è soltanto uno degli innumerevoli device abilitati e potenziati dal 5G

Che cos’è il 5G

Lo abbiamo chiesto a Matteo Cesana, docente di Fondamenti di Internet e Reti al Politecnico di Milano. “Banalizziamo al massimo: il 5G è come un tubo dell’acqua che fa passare molti più “dati” rispetto agli altri. Alzando un po’ l’asticella, si tratta dell’ultima evoluzione dei sistemi radiomobili classici”. La tecnologia ha applicazioni nei campi più disparati: dalla domotica che ci proietta in un futuro prossimo in cui gli elettrodomestici parleranno fra loro molto più velocemente – scambiandosi dati in frazioni di secondo – fino all’industria, dove grazie all’Internet of Things, feedback immediati garantiranno scelte tempestive sui macchinari (ad esempio, bloccandone uno prima che si rompa).

Il 5G è una tecnologia pensata più per le macchine che per gli uomini

Il 5G in Italia: a che punto siamo

Nelle settimane della legge di Bilancio l’asta delle frequenze 5G organizzata dal MISE è rimasta materia per soli addetti. Eppure sempre di miliardi di euro si parla: oltre 6 quelli che le compagnie telefoniche hanno offerto, tornata dopo tornata, per aggiudicarsi i migliori posti al sole. “Da un punto di vista commerciale – commenta l’esperto del Politecnico – è normale che si punti soprattutto alla frequenza 700 MHz: è quella che garantisce maggior copertura sul territorio. Dunque più potenziali clienti”.

In Italia però il 5G non arriverà prima del 2020 secondo il professor Cesana. “Di installato ancora non c’è nulla sul territorio, ma sono attive delle iniziative per testarlo. Ad esempio da cinque mesi il Politecnico ospita 41 use-case, ovvero 41 applicazioni del 5G per la vita quotidiana come macchine a guida autonoma”. Per un suo utilizzo commerciale questa innovazione necessita di tempi tecnici per mettere in piedi le infrastrutture: “Tempi stretti che vengono stabiliti dal MISE: ora che sono state assegnate le frequenze credo serviranno almeno 3 anni”.

 

5G per super-smartphone?

È naturale chiederselo: la nuova tecnologia 5G permetterà una navigazione fulminea rispetto a quella attuale? “Direi proprio di no – spiega il professor Cesana – L’utente classico che utilizza il proprio device ogni giorno potrebbe forse scaricare video più velocemente. Ma non parlerei di una rivoluzione 5G in questo campo”. Senz’altro la latenza, ovvero il tempo di attesa tra l’emissione e la ricezione del comando, si ridurrà sui nostri smartphone, garantendoci una visione più fluida: “Il miglioramento vero e proprio si vedrà in realtà altrove, perché il 5G è pensato prevalentemente per macchine che parlano tra loro, non per gli uomini”. E per macchine non si intende soltanto l’auto a guida autonoma, ma qualsiasi device in grado di connettersi con la rete per “parlare” con gli altri suoi simili.

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Internet of things e l’auto che si guida da sola

“Era il 2006 quando ho iniziato il corso universitario sull’Internet delle cose”: non proprio ieri, visti i tempi dell’innovazione. Da allora il professor Cesana ha assistito al grande spartiacque del 2010, quando le porte dei servizi cloud si sono spalancate. Anno dopo anno, mole di dati messi in condivisione dentro magazzini virtuali. “Per l’Internet of things che si nutre di informazioni, questo nuovo ingrediente è stato davvero la morte sua” spiega con una battuta. Presto tutti questi dati circoleranno più velocemente, facendo parlare fra loro (e con noi) tutti gli oggetti tecnologici con cui già oggi riempiamo casa. Amazon, per citare un player a caso, ha già investito sulla smart house del futuro.

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5G come manna anche per l’auto a guida autonoma? “Potrà ricevere dati più velocemente, senz’altro. Ma il problema della self-driving car è legato al suo processo di autoapprendimento, algoritmi che riescono a leggere una situazione stradale ed evitare, per esempio, un incidente. Il 5G su questo non può nulla”. Un conto è dunque la latenza, che rispetto al 4G (50 millisecondi), sarà di un millisecondo; un altro è l’innovazione dell’automotive a cui sono richiesti ancora miglioramenti continui prima della commercializzazione.

5G: smart city e industria

Come già avevamo scritto, sono diversi i test di questa nuova evoluzione tecnologica in Italia. Torino, tra le prime, ma anche comuni più piccoli come Prato, L’Aquila, Matera e Bari hanno avviato progetti pionieristici. Nel caso citato del Politecnico, la cella 5G utilizzata è pre-commerciale, ma la velocità garantita da questa nuova tecnologia già prefigura risparmi in termini economici. Lo spiega ancora il professore Cesana: “Per l’elaborazione dei dati in campo industriale sono necessari server, magari dall’altra parte del mondo, che lavorino e restituiscano l’informazione. Grazie al 5G si creano veri e propri “mediatori”, macchine virtuali installate vicino alla base station, che daranno un feedback molto più veloce. Per esempio, se si sta rompendo un grosso macchinario, avrò più tempo per accorgermene e spegnerlo”.

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