Minority Report 3.0: quando l'innovazione è al servizio della sicurezza | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 24 ottobre 2018 alle 11:34

Minority Report 3.0: quando l’innovazione è al servizio della sicurezza

Dal riconoscimento facciale agli algoritmi, dai proiettili smart alle manette in velcro: le forze dell'ordine diventano sempre più hi-tech

L’innovazione è sempre più al servizio della sicurezza. Forze dell’ordine e di intelligence di tutto il mondo si stanno via via dotando di strumenti tech e armi 3.0 che fino a qualche anno fa sarebbero sembrati usciti direttamente da un film di fantascienza in stile “Minority Report”, il celebre racconto di Philip K. Dick portato al cinema da Steven Spielberg e Tom Cruise.

Il sistema di riconoscimento facciale in dotazione alla polizia cinese

Armi non letali di nuova generazione

Già da qualche anno si moltiplicano software e hardware di ultima generazione in grado di costituire un ausilio fondamentale alle forze di polizia e di sicurezza. Qualche esempio? Partiamo da quelle che possono essere considerate come vere e proprie armi di ultima generazione. Impossibile non citare il Taser X2, adottato in diversi Stati del mondo come dispositivo di difesa non letale. Ha l’apparenza di una pistola tradizionale ma è in grado di immobilizzare uno o più soggetti pericolosi nello stesso momento senza ferirli in modo letale lanciando due dardi separatamente e ha un puntatore laser che consente una mira rapida. Da qualche tempo sono diffuse anche le manette in velcro.

 

Si tratta di nastri di materiale plastico, molto resistenti ma meno invasivi rispetto alle classiche manette in acciaio. Consentono di immobilizzare persone sottoposte a controlli o ad altre misure in modo meno traumatico e doloroso ma non meno efficace. La polizia francese ha invece da tempo in dotazione il Flash-Ball, una sorta di pistola che spara palle di gomma. L’arma, considerata non letale, è stata però oggetto di diverse polemiche in passato dopo aver causato la perdita di un occhio a uno studente di Rennes colpito in volto. Per questo la startup d’Oltralpe Redcore ha creato il proiettile FLEM, che ha una superficie di contatto più ampia e con un rischio di penetrazione più basso delle palle di gomma del Flash-Ball. Per restare in tema, c’è chi ha sviluppato anche proiettili di gomma che combinano l’effetto dei Flash-Ball e dei gas lacrimogeni insieme, i cosiddetti PepperBall. Un’arma che, a detta dei suoi sviluppatori, consentirebbe a un numero ridotto di agenti di tenere sotto controllo intere folle di manifestanti.

Droni e sistemi di controllo

Fondamentale anche lo sviluppo dei sistemi di controllo, anche da remoto, di una specifica area o evento. In questo senso, sono tantissime le startup e le aziende che hanno sviluppato strumenti di controllo pacifico e di monitoraggio. In molti utilizzano i droni, come per esempio Archon, startup divisa tra Modena e San Francisco, che ha messo a punto un drone completamente autonomo. Si tratta di un prodotto dotato di un’intelligenza artificiale che gli rende possibile volare in maniera indipendente e di un’operatività permanente grazie a delle stazioni hardware nelle quali i droni possono andare a ricaricarsi da soli. Evitech invece sostiene di essere in grado di monitorare in tempo reale una manifestazione e fornire stime accurate delle dimensioni delle folle presenti durante comizi o proteste, dando la possibilità alle forze dell’ordine di mettere a punto piani di gestione o di reazione adeguati. Ci sono poi tutta una serie di sistemi di protezione e di anti-intrusione di case o uffici, come quello prodotto dalla milanese SecurVip.

Crittografia e algoritmi

Cryptolab, startup con sede a Imola e a Santa Clara in California, invece, è specializzata nell’applicazione della ricerca crittografica in materia di sicurezza. L’azienda ha sviluppato un algoritmo con standard militari per proteggere i dati su cloud. Le applicazioni vanno dall’health care alla videosorveglianza fino alle impronte biometriche e potrebbe trovare spazio anche nei controlli alle frontiere o in luoghi sensibili come i porti. L’utilizzo di algoritmi e big data è alla base del software creato tempo fa all’Ucla di Los Angeles. Un sistema in grado di prevenire in modo “scientifico” i meccanismi che conducono un crimine, in modo tale da dislocare gli agenti e organizzare il lavoro delle forze dell’ordine in maniera più logica. insomma, si passa dalla repressione alla prevenzione. È lo stesso spirito alla base del progetto europeo eSecurity realizzato da Università e Questura di Trento che sfruttando la raccolta e la georeferenziazione dei dati ha permesso di individuare con precisione le aree e le strade più a rischio con i furti che, al termine del periodo di osservazione, si sono ridotti di più del 70 per cento.

 

Riconoscimento facciale e robot

Come spesso accade quando si parla di innovazione, è difficile fare a meno di citare quanto succede in Cina. A Pechino e dintorni la polizia è stata dotata di occhiali speciali con il riconoscimento facciale. I nuovi visori utilizzati dagli agenti del Dragone asiatico sono stati in grado di identificare, durante i test, gli obiettivi selezionati da un database di 10 mila persone in circa un decimo di secondo. Sull’argomento il governo di Xi Jinping e le aziende tech sono assolutamente all’avanguardia, con un sistema di intelligenza artificiale sempre più sofisticato e avanzato. Il prodotto, messo a punto da LLVision, dà la possibilità al singolo poliziotto di capire chi si trova di fronte in una frazione di secondo. Un fattore che solleva anche diversi dubbi sulla privacy ma che nei piani di Pechino dovrebbe garantire una sicurezza sempre maggiore sul suo territorio. E a proposito di intelligenza artificiale, già da un anno circa è entrato in servizio a Dubai, Emirati Arabi, il primo poliziotto-robot autonomo. Cosa poi ripetutasi anche in tante altre parti del mondo, dagli Stati Uniti (Cleveland e San Francisco in particolare), Cina (aeroporto di Shenzen), Corea del Sud e in Giappone, dove è stata anche messa a punto una flotta di droni robot aerei.

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