Huawei Mate 20 Pro: è questo lo smartphone da battere? | The Next Tech immagine-preview

Gen 7, 2019

Huawei Mate 20 Pro: è questo lo smartphone da battere?

Tripla fotocamera, design alla moda, prestazioni eccellenti. Manca solo una cosa a questo smartphone per essere davvero imbattibile

Immaginate di prendere il meglio del meglio di quanto c’è in circolazione nel mondo mobile e infilarlo in un solo device: fatto? Bene, allora state pensando al Mate 20 Pro di Huawei. Che è senz’altro il miglior telefono in circolazione in questo momento, fatta eccezione per un piccolo particolare: che, c’è da giurarci, sarà il tormentone del mondo degli smartphone fino a quando da Shenzen non ci metteranno una pezza. Ma non è quello a cui state pensando.

Com’è fatto il Mate 20 Pro

Design snello, complice il vetro curvo e il profilo sottile. Colori di tendenza per il posteriore di vetro, formato 19:9 per avere uno schermo ampio ma senza l’effetto padellone, e un notch maggiorato che ha uno scopo: un sistema di riconoscimento del viso tridimensionale, come quello dell’iPhone di Apple. Anche il design, a una seconda occhiata, non è completamente originale: ci sono delle differenze, questo è certo, ma è innegabile che ci sia una certa somiglianza con Galaxy S8 e S9 di Samsung. Non che ci sia niente di male, e poi ormai di differenze significative tra questi smartphone ce ne sono davvero poche.

Cambia in modo significativo l’approccio sul posteriore rispetto al P20: storicamente la linea Mate è sempre contraddistinta da una simmetria totale, e anche questa volta non ci sono eccezioni. Così la fotocamera principale, tripla come sul P20 Pro, è inserita in un perfetto quadrato ai cui vertici si trovano le tre lenti e il flash LED (che comprende anche il sistema di messa a fuoco laser). Subito sotto, nascosta sotto il guscio posteriore di vetro, c’è anche il sistema di ricarica a induzione: finalmente Huawei offre la ricarica senza fili anche su altri smartphone oltre alla linea Porsche Design (e tra l’altro va anche a 15W, con la sua basetta originale venduta separatamente).

 

Si nota subito un piccolo particolare, guardando lo smartphone: non c’è il lettore per le impronte digitali. Ma, al contrario di quanto fatto da Apple su iPhone X, Huawei non vuole farne a meno: così lo “nasconde” sotto lo schermo, lo incorpora direttamente sotto il display. Questo significa che abbiamo a disposizione un sistema sicuro, ma meno rapido di quanto Huawei ci aveva abituato a sperimentare sui suoi smartphone: non funziona male, ma richiede maggiore precisione per essere centrato. Lo sblocco col viso funziona bene, però: quindi si può decidere quale sistema sfruttare per accorciare i tempi.

C’è un ultimo dettaglio da notare: è sparito l’altoparlante di sistema. Ora, messa così ci potremmo pure preoccupare: in realtà Huawei ha deciso di trovare una soluzione nuova, e l’ha inglobato nel connettore USB type-C per la ricarica. L’audio complessivo ne risulta leggermente attutito, pur restando di buon livello: l’idea è interessante, la linea dello smartphone ne risulta arricchita, ma è una trovata perfettibile.

La scheda tecnica del Mate 20 Pro

Tre cose da segnalare di questo smartphone: il processore, lo schermo e la fotocamera. Cominciamo dal primo: il Kirin 980 è un fulmine, abbinato a 6GB di RAM DDR4, un processore di ultima generazione di cui abbiamo già parlato diffusamente e che soprattutto fa della sua doppia NPU l’arma vincente. Le due unità di calcolo per l’intelligenza artificiale consentono ad esempio di applicare effetti speciali a foto e video in tempo reale, di accelerare il funzionamento di tutte le operazioni di decodifica di video e musica: in ogni situazione lo smartphone è una scheggia, e tutto questo senza incidere in modo significativo sull’autonomia. Anzi.

Passiamo allo schermo: finalmente anche Huawei adotta la risoluzione QHD, quindi si va oltre il FullHD. Qui c’è da sottolineare una scelta, software: il sistema è programmato per regolare automaticamente la risoluzione a seconda della condizione del telefono (carico, batteria residua ecc), così da massimizzare l’autonomia. Si può forzare sempre la risoluzione QHD, ma ne soffre l’autonomia: a conti fatti non ci sono differenze visive apprezzabili tra FHD+ e QHD, quindi tanto vale lasciar fare al telefono.

Veniamo al famigerato “gluegate”, questa faccenda degli aloni verdi che infesterebbe lo schermo del Mate 20 Pro. L’origine di questa epidemia non è ben chiara, pare legata alla colla usata per tenere assieme vetro Gorilla Glass 6 e display: sta di fatto che fino all’uscita sul mercato del telefono nessuno, tra i recensori che avevano provato in anteprima il dispositivo, se ne era accorto. Per quel che vale, l’unità in test non mostra questo problema. Questo significa due cose: la prima è che non si tratta di un problema comune a tutti gli smartphone, la seconda è che probabilmente è solo un particolare lotto di produzione a essere interessato dalla questione. In ogni caso, Huawei pare disponibile a sostituire le unità difettose.

 

Infine la fotocamera. Huawei sceglie di fare a meno del sensore bianco&nero che ci aveva fatto compagnia per qualche anno e ci offre una tripletta formata da grandangolo, zoom e fotocamera tradizionale. Rispetto al P20 Pro qui, complice il software, l’intelligenza artificiale si è fatta meno aggressiva nell’esaltare colori e dettagli: un approccio più delicato ma al contempo che offre meno “effetto wow” agli scatti. La linea P resta quella votata prettamente alla fotografia, il Mate è un dispositivo meno consumer e più da professionista – che meno si (pre)occupa di documentare ogni istante della propria giornata su Instagram.

Diciamo che per tirare fuori foto eccellenti da questo telefono bisogna avere un po’ più di pratica rispetto al P20, ma parliamo comunque di un ottimo smartphone. I tre sensori hanno rese molto diverse, soprattutto alla sera: per tirare fuori il meglio dal Mate 20 Pro meglio usare il sensore principale da 40 megapixel (ma settato, come di default, a 10 megapixel per sfruttare appieno gli algoritmi di ottimizzazione 4:1), che è anche quello dotato di lente più luminosa. Il grandangolo è di sicuro effetto nei panorami e nelle foto di architettura, ma soffre un po’ di più alla sera. Lo zoom 3X lo stesso: ma, detto questo e tutto considerato, parliamo comunque di una fotocamera da smartphone allo stato dell’arte.

Mate 20 Pro ogni giorno

Come va quindi la nuova ammiraglia Huawei? Molto bene. Soprattutto la combinazione Kirin 980 + batteria da 4.200mAh + Android 9.0 fa segnare ottimi risultati per quanto attiene l’autonomia generale del dispositivo – nonostante le dimensioni e la risoluzione dello schermo.

Sempre reattivo, sempre efficace nel rispondere ai comandi. Con gli aggiornamenti software arrivati a ridosso del lancio commerciale, poi, il lettore di impronte e il riconoscimento facciale 3D del Mate 20 Pro si sono fatti più precisi e rapidi: diciamo che entrambi sono alla prima generazione e sicuramente le prossime versioni saranno migliori, ma già così fanno egregiamente il proprio lavoro.

Buona la connettività, al solito le antenne (quattro a bordo) sono ottime sui Huawei: si parla e si naviga in scioltezza quasi dappertutto, anche in punti dove altri smartphone fanno fatica. Non abbiamo notato differenze particolari per il GPS: c’è una doppia unità di ricezione in questo smartphone per il segnale di geoposizionamento, ma non ci sono novità particolari da sottolineare per il consumo o la precisione. Magari in un contesto urbano esasperato, con grattacieli che oscurano la visuale ovunque, cambierebbe qualcosa: diciamo che in Italia difficilmente vi troverete in questa situazione, tranne forse in qualche centro storico medievale.

 

Nel complesso è un gran bel telefono: esteticamente riuscito, con un caricabatterie da 40W ancora più veloce del già ottimo SuperCharge, con uno schermo di qualità e una fotocamera che ha pochi pari in circolazione. Come dicevamo è un prodotto davvero ben riuscito: per questo è davvero incomprensibile perché siamo qui ancora a parlare della EMUI, l’interfaccia di Huawei che nonostante gli anni passino e le versioni si aggiornino non riesce a diventare quel che è da molti anni.

Funziona la Emotion UI, e funziona bene, ma non ha la raffinatezza di altre soluzioni concorrenti: ci si può convivere, ma è rimasto l’unico punto criticabile in una scheda tecnica per il resto davvero quasi inappuntabile. Sono quei piccolo dettagli, come un’icona fuori asse che viene tagliata dalla forma curva degli angolo del display, che fanno la differenza: se Huawei decidesse di dare una svecchiata a questo aspetto, anche solo mettendo a disposizione icone e una grafica più moderne, assisteremmo a un passo avanti decisivo.

Perché comprare un Mate 20 Pro

Esistono due scuole di pensiero prevalenti, in questo momento, sul mercato della telefonia: ci sono i duri e puri dell’ultimo modello, coloro i quali non rinunciano a fregiarsi del titolo di early adopter e devono avere il nuovo smartphone prima degli altri. E poi ci sono quelli che chiameremo “i saggi”: coloro i quali cercano il miglior rapporto prezzo-prestazioni, anche eventualmente sacrificando qualcosa sull’altare del giusto prezzo.

A tutti bisogna ricordare un vecchio adagio, che dice pressappoco così: non sempre risparmiare equivale a guadagnare. Se le case produttrici continuano a sfornare top di gamma è senz’altro per guadagnarci, ma anche perché in questi prodotti offrono qualcosa di più: per esempio una tripla fotocamera che è migliore di quanto altro abbiamo visto finora in giro. Per esempio un’autonomia incredibile. Per esempio delle prestazioni assolute per quanto attiene velocità di installazione, caricamento ed esecuzione delle app.

 

Il Mate 20 Pro fa proprio questo. Lo fa bene, e in cambio chiede una cifra significativa: 1.099 euro per la versione 6/128GB, che basta per tutto però (e se davvero non vi bastano 128GB, adesso Huawei ha pure una memoria nano-SD da piazzare dentro uno degli slot normalmente usati dalla nano-SIM). L’unica scelta, discutibile, è l’assenza della cover nella scatola: ce la si cava con una decina di euro per acquistarla separatamente, ma perché questo accanimento contro un accessorio molto gradito dal pubblico?

Emerald Green è il colore più bello quest’anno, ma non scherzano neppure gli altri (il Twilight è diverso dal P20, più scuro e più maschile come nuance). Il prezzo su strada, soprattutto se lo prendete da listino operatore, è più abbordabile: ma in ogni caso è in linea con la concorrenza e, va detto, il Huawei Mate 20 Pro è probabilmente il primo della classe in questo momento per qualità complessiva del pacchetto.

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