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Feb 22, 2019

BMW e Mercedes insieme per la mobility urbana

Accordo tra due pesi massimi per condividere oneri e onori del trasporto su gomma futuro. Verso un'offerta unica: non solo per il car sharing

mytaxi, car2go, DriveNow: tutti insieme riuniti sotto un solo marchio, per trasformare il futuro del trasporto urbano. Daimler, ovvero la società che controlla il marchio Mercedes, e BMW Group fanno squadra: hanno annunciato uno storico accordo che metterà in campo 1 miliardo di euro di investimenti provenienti dalla Germania per plasmare il mercato del car sharing. E non solo.

L’unione fa la forza

L’investimento in flotte di taxi, nelle Smart bianche e blu di car2go, e nelle Mini e nelle BMW elettriche di DriveNow: tutto questo è destinato entro la fine del 2019 a confluire sotto un nuovo marchio unico che farà da ombrello per tutte le attività delle due case automobilistiche. Così mytaxi diventerà FREE NOW, car2go e DriveNow diventeranno SHARE NOW: e così via.

 

Ma questo è solo l’inizio: perché nel futuro di questa joint venture ci sono anche investimenti sulla ricarica delle vetture elettriche (CHARGE NOW), il parcheggio (PARK NOW), i servizi multimodali (REACH NOW). La forza di questa unione sono i servizi già attivi in diverse nazioni (tra cui l’Italia): significa poter contare su un bacino di 60 milioni di clienti già registrati, che ovviamente potranno essere raggiunti nella federazione di app che si prepara.

Insieme, Daimler e BMW possono mettere assieme 20.000 veicoli già in circolazione nelle rispettive flotte car sharing in giro per il mondo, 100.000 colonnine di ricarica già attive, 250.000 autisti registrati nei suoi servizi di noleggio con conducente. Un numero solido, e che mette i due marchi in una posizione di forza rispetto alla concorrenza: tanto più ora che si sono alleati.

Perché ora, perché tutto questo

Lo scorso anno BMW ha venduto 2,5 milioni di automobili, Daimler ha messo in strada 3,4 milioni di veicoli: non sono i più grandi nomi del settore, ma combinati si riuscirebbero tranquillamente a piazzare sul podio probabilmente. Quello di cui stiamo discutendo non è però un’alleanza a tutto tondo: le aziende continueranno a fare ciascuno i propri affari coi rispettivi marchi, a produrre le proprie automobili.

Quello a cui lavoreranno Daimler e BMW è un piano per condividere i rischi relativi al cambio di paradigma dell’automotive: soprattutto nei grandi centri urbani si va diffondendo il principio secondo cui non è indispensabile possedere un’automobile personale, ma si può fare affidamento piuttosto su una flotta di car sharing per pagare il servizio solo quando serve davvero. Una tendenza che potrebbe farsi più decisa anche in prospettiva delle auto a guida autonoma: quando si ha bisogno di un’auto si schiaccia un bottone su un’app e questa arriva da sola. Una via di mezzo tra Uber o un servizio NCC, un taxi e il car sharing attuale.

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