Videogiochi, il mercato italiano vale circa 2 miliardi | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 29 marzo 2019 alle 6:01

Videogiochi, il mercato italiano vale circa 2 miliardi

Sono oltre 16 milioni gli italiani che si rilassano impugnando un pad. Tra i titoli più venduti Fifa resta saldo al primo posto, seguito da Red Dead Redemption 2

Non chiamateli giocattoli! Non solo perché chi, come noi, ci (video)gioca da sempre poi si offende, ma anche in quanto sono ormai un settore economicamente serio, serissimo, in grado di rivaleggiare con altri, più tradizionali, del nostro comparto produttivo. Secondo l’ultimo report di AESVI, l’associazione italiana che riunisce produttori e sviluppatori di videogiochi tricolore, il giro d’affari del settore, comprensivo di hardware e software fisico e digitale, nel 2018 è stato pari a 1 miliardo e 700 milioni di euro, con una crescita del 18,9% rispetto al 2017.

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Gli sviluppatori italiani? Giovani e laureati

Dato che l’industria dei videogiochi nel nostro Paese è piuttosto recente, ci sono pochi grandi studi di sviluppo affermati mentre sono in crescita le realtà giovanili che stanno coraggiosamente tentando questa avventura imprenditoriale.

Il 66% degli studi di sviluppo di videogiochi operanti in Italia dichiara un fatturato annuo fino ai 100.000 euro. Il 23% ha un fatturato compreso tra i 100.000 e i 500.000 euro annui, mentre il restante 11% registra un fatturato superiore ai 500.000 euro. A conferma che il settore del gaming italiano è costituito in larga parte da imprese di micro dimensioni, dalla rilevazione è emerso che soltanto 5 aziende hanno registrato un fatturato superiore ai 2 milioni di euro.

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L’età media dei game developer italiani nel 2018 è risultata essere di 36 anni. Le fasce di età all’interno delle quali si registra la maggiore concentrazione sono quella degli over 40 (31%) e quella compresa tra i 30 e i 35 anni (29%), mentre la classe meno popolata è risultata essere quella compresa tra i 18 e i 24 anni (8%), con il 54% degli studi fondati negli ultimi 36 mesi, mentre 1 impresa su 5 costituita da oltre 8 anni.

I professionisti dell’industria dei videogiochi italiana si connotano per una formazione di livello sempre più avanzato. Quasi 6 intervistati su 10 hanno conseguito una laurea triennale (19%), un diploma di laurea magistrale (27%), un master o un dottorato di ricerca (12%). Per lo più informatici, architetti e ingegneri.

Un mercato povero di startup

Gli studi di sviluppo italiani scelgono in misura prevalente di costituirsi come società di capitali, con una indicativa predilezione per la SRL – Società a Responsabilità Limitata (51%) – rispetto alla più semplice SRLS – Società a Responsabilità Limitata Semplificata (10%). All’interno del settore si riscontra tuttavia an – che un numero significativo di studi che ha deciso di ricorrere all’impresa individuale (22%), mentre rispetto alla precedente rilevazione si regi – stra un’importante contrazione degli sviluppatori che operano come liberi professionisti (13% rispetto al 40% rilevato nel censimento 2016). Soltanto 25 degli oltre 120 studi intervistati dichiarano di essere iscritti al registro delle startup innovative.

Il 57% delle imprese che producono videogiochi ha sede in Nord Italia, il 24% opera nelle regioni dell’Italia centrale e il 18% ha la propria sede nel Sud Italia e nelle isole. A livello regionale, la Lombardia, con 41 aziende, si conferma la regione con il maggior numero di studi seguita da Lazio con 18 ed Emilia Romagna con 13. A livello provinciale, Milano, con il 23% di imprese del settore, e Roma (14%) si confermano le città con il maggior numero di studi di sviluppo, seguite da Napoli (6%), Torino (5%), Bologna (4%) e Firenze (4%).

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Quante persone lavorano grazie ai videogiochi?

Gli studi di sviluppo si compongono mediamente di 8 addetti ciascuno e il settore impiega complessivamente quasi 1.100 persone, confermando il trend di crescita registrato dalla precedente edizione del censimento nella quale il numero di persone attive nel settore si attestava intorno alle 1.000 unità. Altrettanto significativo è il dato occupazionale emerso dall’analisi. Sebbene il settore risulti essere di dimensioni piuttosto contenute e composto per l’82% da micro imprese, le aziende che operano al suo interno offrono impiego a 600 lavoratori dipendenti che non vantano una posizione nella compagine societaria.

Tra gli addetti, l’88% occupa un ruolo attivo nella produzione di videogiochi e, di questi, quasi il 15% sono donne. In generale, all’interno degli studi si riscontra una forte attenzione allo sviluppo dei videogiochi, mentre soltanto un numero ridotto di addetti è impegnato nello svolgimento delle altre funzioni d’impresa. Rispetto all’edizione 2016 del censimento, si rileva una crescita significativa (+75%) delle imprese costituite da 1 o 2 addetti.

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Quanto vale il mercato italiano in soldoni?

Il software registra un fatturato di 1,3 miliardi di euro (1.331 milioni di euro), con un peso del 76% sul totale e una crescita del 26,9% rispetto al 2017. Il segmento risulta composto per il 25% dalle vendite di software fisico, per il 41% dalle vendite di software digitale e per il 34% dalle app. Il software fisico, ovvero i videogiochi per console e per PC nel tradizionale formato pacchettizzato, registra una contrazione dell’8,7% rispetto al 2017, con un fatturato di oltre 338 milioni di euro.

Sul fronte digitale, invece, il giro d’affari sviluppato dal segmento delle app è pari a 445 milioni di euro, in crescita del 15,6% anno su anno. È il digital download su console e PC il vero traino del 2018, con un fatturato pari a 548 milioni di euro e un trend positivo dell’86,6%.

Quali sono i videogiochi più venduti in Italia?

Grazie alle nuove metodologie di ricerca utilizzate, dallo scorso anno sono disponibili le Top 10 di vendita per ogni tipologia di dispositivo di gioco utilizzato: console, PC, downoload e app. La testa della Top 10 console è dominata da FIFA19, seguito da Red Dead Redemption 2 e Marvel’s Spider-Man. Tom Clancy’s Rainbow Six: Siege è il primo titolo in classifica per i PC, in seconda posizione Overwatch, seguito da Grand Theft Auto V.

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FIFA 19 conquista la vetta anche tra i videogiochi più scaricati in digital download, seguito da Grand Theft Auto V e da Call of Duty: Black Ops 4 in terza posizione. Candy Crush: Saga, infine, domina la Top 10 delle app, mentre Clash Royale (al secondo posto) e Clash of Clans (al terzo) completano il podio della categoria.

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Le console più vendute in Italia

Rispetto alla rilevazione precedente, il segmento dell’hardware ha registrato una lieve contrazione (-0,6%), per un giro d’affari di 426 milioni di euro e un peso pari al 24% del totale mercato nel 2018. Il segmento risulta composto per il 76% dalle vendite di console e per il 24% dalle vendite di accessori. Il segmento delle console registra un trend negativo del -3% con un fatturato di oltre 334 milioni di euro, nonostante la buona performance delle piattaforme home, confermata dalla vendita di oltre 1,1 milioni di pezzi nel 2018 (1.101.662 unità).

Di questi, oltre 85.000 unità (con un peso sul totale mercato console home pari al 7,7%) sono le console “retro”, a conferma di quell’effetto nostalgia che sta interessando tutto il mondo dell’entertainment. Il segmento degli accessori, invece, continua a crescere, con un fatturato di oltre 102 milioni di euro e una crescita dell’8,1% rispetto all’anno precedente.

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L’identikit del videogiocatore italiano

Le persone che hanno giocato ai videogiochi in Italia negli ultimi 12 mesi sono 16,3 milioni, pari al 37% di tutta popolazione italiana di età compresa tra i 6 e i 64 anni. Di questi, il 54% sono uomini e il 46% donne. Le fasce di età in cui si gioca di più, sia sul fronte maschile che femminile, sono quelle comprese tra 15-34 anni e tra 45-64 anni, testimonianza concreta di come oggi i videogiochi siano un fenomeno trasversale, con un peso culturale superiore rispetto al passato.

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Per quanto riguarda le piattaforme di gioco più utilizzate, i dispositivi mobile come smartphone e tablet vanno per la maggiore, con oltre 10,1 milioni di videogiocatori italiani a utilizzarli. Seguono i PC con 7,6 milioni di persone e le console home con 6 milioni. Se si guarda però al tempo passato davanti a ciascuna piattaforma, sono le console con 5 ore di gioco in media a settimana a conquistare il tempo libero degli appassionati di videogiochi. Si gioca meno sui dispositivi mobile (in media 4,3 ore a settimana) e su PC (4,2 ore a settimana).

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Sul fronte delle sottoscrizioni di servizi a pagamento, il 37% dei videogiocatori su PlayStation ha attivato il PlayStation Plus. Il 24% degli utenti Xbox ha sottoscritto l’abbonamento a Xbox Live Gold e il 22% degli appassionati Nintendo ha attivato il servizio Online. Sul fronte PC, è Steam a dominare tra i servizi disponibili con il 20% di sottoscrizioni tra tutti i videogiocatori su questa piattaforma.

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I videogiocatori intervistati affermano di prediligere come fonte primaria di informazione sui videogiochi la famiglia e gli amici (42%), seguiti dai social media (23%) e dalla tv (20%). A seguire, si conferma il ruolo di YouTube e vlog, i siti di news e quelli di gaming come importante supporto per la scelta del videogioco più adatto ai propri gusti. Tra i social media, Facebook, YouTube e Instagram sono le piattaforme preferite dai videogiocatori per parlare della propria passione.

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