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Ultimo aggiornamento il 29 maggio 2019 alle 7:15

I semafori del futuro sapranno quando vuoi attraversare

Un progetto di un istituto austriaco intende sostituire i pulsanti di chiamata e accorciare i tempi di attesa per i pedoni e per gli automobilisti

Che noia aspettare di attraversare la strada al semaforo: alcuni sembra non scattino mai. E, vedendola dal punto di vista di chi va a piedi, di quei pulsanti per la chiamata pedonale, che dovrebbero accorciare i tempi e non funzionano mai, ne vogliamo parlare? Adesso, però, potremmo essere vicini a cambiare le cose. Un gruppo di ricercatori austriaci dei un istituto specializzato di Graz ha infatti sviluppato un prototipo in grado di stabilire da solo quando entrare in funzione, cioè in quale momento fermare le auto e lasciar passare i pedoni. Come? Riconoscendo visivamente se ci sono persone pronte a passare.

 

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Come funziona

Lo hanno fatto grazie a un particolare semaforo equipaggiato con una videocamera che può identificare le persone, determinandone le intenzioni dalla posizione. Scansiona un’area di 8 x 4,5 metri e invia un segnale alle luci quanto trova una o più persone nella condizione giusta. Il tutto, ovviamente, in pochi secondi. Si tratta di un meccanismo più rapido di almeno tre o quattro secondi di quanto ci vorrebbe per cliccare il bottone e aspettare. Ma forse anche di più.

La flessibilità di verde e rosso

L’aspetto più importante e intrigante, tuttavia, non è tanto il risparmio di pochi secondi quanto la flessibilità del sistema. Un esempio? Se ad attraversare sono molte persone il verde (per i pedoni) può allungarsi in tempo reale, al contempo pronto a mantenere il rosso (per le auto) se le persone fanno movimenti strani o cambiano idea. Ovviamente non mancano i potenziali grattacapi di privacy (anche se il sistema analizza i dati in locale, sfrutta solo una serie di informazioni geometriche, e comunque non sarebbe in grado di assegnare un’identità specifica neanche se fosse connesso) ma si tratta comunque di una delle tante possibili applicazioni del riconoscimento corporeo e soprattutto di un suo salto di qualità, cioè della decodifica delle intenzioni.

Entro l’anno a Vienna

A quanto pare non è solo un progetto di ricerca. Una società, la Günther Pincher, sta per installare il primo esemplare in una strada viennese – d’altronde il progetto è stato commissionato da una delle municipalità della capitale austriaca – e così farà, entro un anno, in molti altri posti della città, rimpiazzando i (poco utili) bottoni di chiamata. Da quelle parti ce ne sono circa duecento.

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