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Ultimo aggiornamento il 31 luglio 2019 alle 7:58

Nasa, ecco la tuta per tornare sulla Luna

La proposta della Collins Aerospace, già al lavoro con l'agenzia: più leggera e versatile, ideale per ogni tipo di corporatura, ha una centralina di controllo più piccola e consente una maggiore mobilità

Entro il 2024, più o meno domattina in termini di tempi per il settore spaziale, la Nasa vuole riportare i suoi astronauti sulla Luna. Ma non solo manca ancora il velivolo che dovrà trasportare l’equipaggio di quattro persone, fra cui la prima donna all’interno del programma Artemide, ma – più banalmente – mancano perfino le tute adeguate.

Adesso una società, certo non l’ultima arrivata ma da anni coinvolta dall’agenzia spaziale nella progettazione delle tute, ha annunciato di averne una pronta (o che potrebbe esserlo) entro la severissima scadenza quinquennale. Si tratta della Collins Aerospace che la settimana scorsa ha svelato un prototipo della sua Next Generation Space Suit, outfit ideale – dice – per farsi una passeggiata sulla superficie del nostro satellite. Vediamo.

© Collins Aerospace

Le foto le potete trovare su The Verge, oppure sul sito di Collins Aerospace

Le caratteristiche della nuova tuta

Nel corso della dimostrazione al Rayburn House Office Building di Washington, D.C. se ne è messa in evidenza la praticità per le camminate e nel salire o scendere alcuni scalini. La nuova tuta pesa la metà di quella usata dagli astronauti delle missioni Apollo e dovrebbe essere anche più flessibile oltre che buona per persone di ogni stazza (contrariamente alle tute Apollo, su misura per ogni membro dell’equipaggio). Cioè anche per astronaute eventualmente di corporatura più minuta che oggi, per esempio, non possono fare camminate spaziali perché non esistono tute adeguate a loro per quel genere di attività extraveicolari.

I problemi sul tavolo

Collins, si diceva, non è un’azienda di improvvisatori. La società ha infatti collaborato con Ilc Dover per costruire sia le tute che i sistemi di supporto vitale usati dagli astronauti nella Stazione spaziale internazionale. Adesso il loro obiettivo è appunto infilarsi nel ricco piatto del programma Artemide, sfruttando la profonda apertura che il nuovo amministratore Jim Bridenstine ha fatto alle società private. Proprio da Blue Origin e SpaceX, infatti, aspetta i prototipi per i mezzi lunari se il progetto Orion dovesse slittare ancora.

Abbiamo avuto una discussione preliminare con la Nasa – ha spiegato Allen Flynt, vicepresidente e general manager di Collins a The Verge, che ha realizzato un servizio fotografico in esclusiva – sanno che ci stiamo lavorando. L’approccio non è quello di metterci in competizione. Vogliamo dare una mano”. D’altronde i problemi sul tavolo sono davvero tanti, nonostante l’entusiasmo per il cinquantesimo anniversario dell’Apollo 11 appena celebrato: dal vettore al veicolo lunare, dal lander all’eventuale progetto di Gateway spaziale, a meno di cinque anni dall’obiettivo fortemente voluto dal presidente Donald Trump non ci sono notizie troppo confortanti sul ritorno lunare. Si farà, senz’altro, ma forse non in quei tempi.

 

Modulari e buone per più missioni

Proprio per quanto riguarda le tute, infatti, un recente rapporto interno dell’agenzia spaziale aveva spiegato che il ritardo era notevole. Soprattutto perché negli anni scorsi non sono state ben chiare le priorità: missioni nel “deep space”, ritorno sulla Luna, tentativo verso Marte? Adesso tutto sembra, almeno nelle intenzioni, più chiaro. E i primi componenti della nuova attrezzatura lunare, che per Bridenstine dovrebbe in realtà essere modulare e utile in situazioni diverse, anche nell’orbita terrestre bassa, potrebbero essere testati sulla Iss già il prossimo anno.

Secondo Collins, ovviamente, la propria proposta risponde a questi requisiti. “Si possono sostituire i componenti, come le braccia e le gambe, per maggiore mobilità – ha spiegato Flynt – a seconda della destinazione”. La tuta è completata da una centralina di controllo sul petto, più piccola di simili box di controllo precedenti, ha una struttura più leggera e consente di ruotare il bacino. I presupposti ci sono tutti, adesso serve il resto. E che resto.

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