Abbiamo inviato colonie di invertebrati tardigradi sulla Luna?
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Ultimo aggiornamento il 10 agosto 2019 alle 10:15

Abbiamo inviato colonie di invertebrati sulla Luna?

L'imprenditore esperto di startup innovative Nova Spivack, CEO di The Arch Mission Foundation, sostiene di avere inviato sul nostro satellite naturale colonie di tardigradi. Ma ci sono particolari che non tornano

In questi giorni si è rapidamente diffusa sul web la notizia – che pare più una fake news – che l’uomo avrebbe appena colonizzato il proprio satellite naturale, la Luna, con colonie di “tardigradi”, minuscoli invertebrati resistenti alle condizioni più estreme. In realtà, l’esperimento – tenuto nascosto fino all’ultimo – sarebbe andato male e la sonda che ospitava questi minuscoli esserini si è schiantata sulla superficie lunare. Ma, dicono gli scienziati, considerata la naturale resistenza dei tardigradi, qualcuno potrebbe essere sopravvissuto e avere iniziato ad abitare la Luna. E’ davvero possibile? Andiamo con ordine.

Foto: SuperQuark - Rai

Cosa sono i tardigradi?

Per capire meglio cosa siano i tardigradi lasciamo la parola a veri e propri esperti nel settore della divulgazione scientifica: SuperQuark (dal cui servizio provengono anche le immagini che colorano questo articolo). La nota trasmissione di Piero Angela si era occupata di questi “vermetti” nella puntata del 25 luglio 2018.

 

 

 

La descrizione aiuta a comprendere meglio perché la scelta degli scienziati sia ricaduta proprio su di loro per provare a colonizzare la Luna. Nonostante l’aspetto fragile e indifeso, sono gli esseri viventi più resistenti che l’uomo abbia studiato. Sopravvivono a temperature che vanno da -180 a +150 gradi centigradi e resistono a pressioni di oltre mille atmosfere. E, soprattutto, sono in grado di sopravvivere nel vuoto assoluto. Si tratta di esseri microscopici e molto semplici, alcuni dei quali hanno forme primitive di occhi con minuscoli uncini a fungere da zampe.

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Cosa sappiamo dei tardigradi sulla Luna?

Poco o nulla, in realtà. E, anche per questo si è subito pensato alla classica fake news ferragostana, quella che circola con vigore quando le redazioni sono semi vuote, l’attenzione dei giornalisti cala così come le notizie da mettere in pagina. Ma proseguiamo con ciò che è stato reso noto. A divulgare l’esistenza di questo esperimento “top secret” è stato l’imprenditore statunitense Nova Spivack, CEO di The Arch Mission Foundation e grande esperto di startup innovative.

Foto: The Arch Mission Foundation

Spivack ha detto di avere installato a bordo della onda israeliana Beresheet di SpaceIL una capsula con dentro i tardigradi. Scopo della missione? Capire se possono sopravvivere nello spazio e dare corpo alla teoria secondo la quale sarebbero stati proprio loro a colonizzare la Terra, giungendo su di un asteroide. La sonda, che aveva l’obiettivo di portare oltre i confini del pianeta la prima biblioteca terreste contenente tutto lo scibile umano (qui i dettagli), si è però schiantata al momento dell’allunaggio.

I punti oscuri

Ma allora perché tanta segretezza, soprattutto di fronte a un esperimento che parrebbe fallito miseramente? “Non abbiamo detto loro che stavamo mettendo forme di vita sulla sonda – ha spiegato Spivack ai media – Alle agenzie spaziali non piacciono i cambiamenti dell’ultimo minuto. Quindi abbiamo semplicemente deciso di correre il rischio ma di farlo in un modo non avventato, prendendo tutte le precauzioni per le quali non ci sarebbe assolutamente alcun pericolo di contaminazione al di fuori del nostro carico utile, che è stato sigillato e posto sottovuoto”.

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Insomma, secondo l’imprenditore, nessuno sapeva dell’esistenza di questo carico clandestino. Ma questo è difficile da credere, dato che le sonde lunari sono studiate per assolvere alla missione prestabilita: non hanno mai spazio extra che consenta di imbarcare altri materiali rispetto a quelli prestabiliti.

Foto: SuperQuark - Rai

Tutto è studiato per essere il più compatto possibile. Inoltre, studiare lo sviluppo di forme di vita richiederebbe strumentazioni apposite, molto evolute, che difficilmente sarebbero potute essere imbarcate all’oscuro dell’agenzia spaziale. Senza pensare poi ai protocolli di quarantena e anticontaminazione assai rigidi, anche se riguardano più ciò che viene riportato sulla Terra piuttosto di ciò che viene spedito nello spazio.

Senz'acqua i tardigradi si mummificano. Foto: SuperQuark - Rai

Ma c’è soprattutto un punto che rende traballante quanto riportato da Spivack: i tardigradi sono resistentissimi, è vero e, come è già stato detto, possono sopravvivere nel vuoto assoluto. Ma per vivere, come tutti, hanno bisogno di acqua. Altrimenti si ibernano, anzi, si mummificano, e restano così finché qualche gocciolina non li colpisce. Un limite ben noto agli scienziati che renderebbe di per sé inutile ogni tentativo di colonizzare la Luna. Ma continuare a sognare è comunque piacevole e immaginare che ora il nostro satellite sia stato colonizzato ci fa sentire un po’ meno soli.

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