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Ultimo aggiornamento il 15 agosto 2019 alle 9:42

Tardigradi prigionieri della Luna. Si cercano volontari per il recupero

L'Arch Mission Foundation, l'azienda che ha spedito gli invertebrati di nascosto sul nostro satellite, ora cerca finanziamenti per andare a salvarli. E tutto sembra sempre più una gigantesca mossa pubblicitaria

“Qualcuno vuole finanziare una spedizione per il recupero dei Tardigradi sulla Luna?”. È il curioso tweet che campeggia sul profilo social dell’Arch Mission Foundation, la società spaziale che a suo dire sarebbe responsabile di un esperimento a dir poco ardito: aver spedito minuscoli esseri viventi, noti come tardigradi, sulla superficie lunare.

Foto: SuperQuark - Rai

Le accuse piovono da tutte le parti

Se esperimento scientifico doveva essere, è stato senza alcun dubbio scriteriato e avventato. Se invece si tratta, come sospettiamo dal primo giorno, di una ben orchestrata mossa pubblicitaria, anche in questo caso si potrebbe avere dubbi sulla sua efficacia. La raccolta fondi stenta infatti a decollare e i profili social dell’Arch Mission Foundation sono stati presi d’assalto da internauti che contestano alla compagnia di avere contaminato in modo spregiudicato il suolo lunare. La comunità scientifica non si è ancora espressa sulla faccenda, ma gli astrofisici interpellati dai media non hanno certo emesso sentenze meno dure.

 

Le giustificazioni di Arch Mission Foundation

Tant’è che, sempre attraverso i social, lo stesso Nova Spivack, CEO di The Arch Mission Foundation e grande esperto di startup innovative, ha dovuto giustificarsi e ripetere in più occasioni che i tardigradi sarebbero contenuti nell’ambra artificiale in una capsula sigillata. Nemmeno l’incidente avvenuto alla sonda israeliana Beresheet di SpaceIL avrebbe potuto liberarli.

 

 

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I tardigradi sono già stati spediti nello spazio

In realtà, The Arch Mission Foundation non è la prima ad avere pensato di sfruttare l’incredibile resilienza di questi microscopici esserini in diverse missioni spaziali. Proprio in Italia, i ricercatori dell’Università di Modena hanno inviato un campione di tardigradi sulla Stazione Spaziale Internazionale in due missioni di biologia spaziale: lasciati per 10 giorni all’esterno della navicella, sono sopravvissuti a temperature siderali e alle radiazioni cosmiche.

Foto: SuperQuark - Rai

Rispetto alla missione che direbbe di aver compiuto l’Arch Mission Foundation, quella italiana è stata concordata con l’agenzia spaziale europea e aveva superato tutti i test necessari per evitare pericoli di contaminazioni dello spazio. Stessa cosa non può invece dirsi dell’esperimento che avrebbe effettuato la società di Spivack. Sulla cui veridicità, peraltro, i più continuano a nutrire seri dubbi.

Cosa sono i tardigradi?

Per capire meglio cosa siano i tardigradi lasciamo la parola a veri e propri esperti nel settore della divulgazione scientifica: SuperQuark (dal cui servizio provengono anche le immagini che colorano questo articolo). La nota trasmissione di Piero Angela si era occupata di questi “vermetti” nella puntata del 25 luglio 2018.

 

 

 

La descrizione aiuta a comprendere meglio perché la scelta degli scienziati sia ricaduta proprio su di loro per provare a colonizzare la Luna. Nonostante l’aspetto fragile e indifeso, sono gli esseri viventi più resistenti che l’uomo abbia studiato. Sopravvivono a temperature che vanno da -180 a +150 gradi centigradi e resistono a pressioni di oltre mille atmosfere. E, soprattutto, sono in grado di sopravvivere nel vuoto assoluto. Si tratta di esseri microscopici e molto semplici, alcuni dei quali hanno forme primitive di occhi con minuscoli uncini a fungere da zampe.

 

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Cosa sappiamo dei tardigradi sulla Luna?

Poco o nulla, in realtà. E, anche per questo si è subito pensato alla classica fake news ferragostana, quella che circola con vigore quando le redazioni sono semi vuote, l’attenzione dei giornalisti cala così come le notizie da mettere in pagina. Ma proseguiamo con ciò che è stato reso noto. A divulgare l’esistenza di questo esperimento “top secret” è stato l’imprenditore statunitense Nova Spivack, CEO di The Arch Mission Foundation e grande esperto di startup innovative.

Foto: The Arch Mission Foundation

Spivack ha detto di avere installato a bordo della onda israeliana Beresheet di SpaceIL una capsula con dentro i tardigradi. Scopo della missione? Capire se possono sopravvivere nello spazio e dare corpo alla teoria secondo la quale sarebbero stati proprio loro a colonizzare la Terra, giungendo su di un asteroide. La sonda, che aveva l’obiettivo di portare oltre i confini del pianeta la prima biblioteca terreste contenente tutto lo scibile umano (qui i dettagli), si è però schiantata al momento dell’allunaggio.

I punti oscuri

Ma allora perché tanta segretezza, soprattutto di fronte a un esperimento che parrebbe fallito miseramente? “Non abbiamo detto loro che stavamo mettendo forme di vita sulla sonda – ha spiegato Spivack ai media – Alle agenzie spaziali non piacciono i cambiamenti dell’ultimo minuto. Quindi abbiamo semplicemente deciso di correre il rischio ma di farlo in un modo non avventato, prendendo tutte le precauzioni per le quali non ci sarebbe assolutamente alcun pericolo di contaminazione al di fuori del nostro carico utile, che è stato sigillato e posto sottovuoto”.

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Insomma, secondo l’imprenditore, nessuno sapeva dell’esistenza di questo carico clandestino. Ma questo è difficile da credere, dato che le sonde lunari sono studiate per assolvere alla missione prestabilita: non hanno mai spazio extra che consenta di imbarcare altri materiali rispetto a quelli prestabiliti.

Foto: SuperQuark - Rai

Tutto è studiato per essere il più compatto possibile. Inoltre, studiare lo sviluppo di forme di vita richiederebbe strumentazioni apposite, molto evolute, che difficilmente sarebbero potute essere imbarcate all’oscuro dell’agenzia spaziale. Senza pensare poi ai protocolli di quarantena e anticontaminazione assai rigidi, anche se riguardano più ciò che viene riportato sulla Terra piuttosto di ciò che viene spedito nello spazio. Una notizia sensazionalistica seguita poi da una raccolta fondi non sembrano allontanare lo spettro che possa trattarsi di una campagna pubblicitaria. Ma anche se l’esperimento fosse vero, non è agendo in tal modo che si rende onore alla scienza.

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