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Ultimo aggiornamento il 19 agosto 2019 alle 6:32

Apocalisse Brexit. Ora anche Boris Johnson teme che Londra piombi nel Medioevo

L'Isola resterà senza cibo, carburante e medicinali. Disordini nelle piazze. Intanto la paura Brexit spinge a fare incetta di provviste: già spesi 4 miliardi

Se la situazione politica italiana è ingarbugliata, quella britannica sembra mandare quotidianamente in scena una commedia dell’assurdo, avvitata com’è sul rischio Brexit. Un rischio che fa sempre più paura eppure che nessuno, tra i politici che contano e che si avvicendano al numero 10 di Downing Street, pare volere allontanare. Per la seconda volta nel giro di 14 mesi un documento top secret è finito, non si sa come, nella redazione del Sunday Times e mette nero su bianco le previsioni apocalittiche in caso di “No Deal”.

Che cos’è l’Operation Yellowhammer

Il nome in codice è “operazione martello giallo“. Un nome che rievoca i gloriosi tempi di Winston Churchill. E, in effetti, nella scelta delle parole rivive un po’ della sua nota ironia. Perché quel martello finirà addosso alla Gran Bretagna se non farà nulla per scongiurare l’hard Brexit.

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Si tratta di un documento confidenziale stilato dal nuovo governo contenente le previsioni di una Brexit senza accordo. Qualcosa di simile era già stato redatto, come vedremo, dal passato esecutivo di Theresa May e anche quello finì, non si sa come, pubblicato sul Sunday Times.

Bloccate tutte le infrastrutture

Secondo quanto si legge, un divorzio brutale da Bruxelles comporterebbe per Londra un isolamento commerciante che, oltre a rendere più difficile il passaggio di beni e persone tra la Gran Bretagna e il resto del Vecchio Continente dovrebbe provocare per almeno tre mesi la paralisi completa di tutte le infrastrutture doganali, dai porti agli aeroporti passando ovviamente per l’Eurotunnel. All’UK sarà ricordato, insomma, cosa vuol dire essere una isola.

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Nel documento viene data quasi per certa la fine delle riserve di cibo e carburante che porterà il governo a decretare la chiusura eccezionale di tutte le infrastrutture non essenziali, come le scuole. Ma ciò che più spaventa gli esperti sarà la penuria di medicine che potrebbe infiammare una opinione pubblica già provata non solo dal peggioramento della propria condizione ma anche dai licenziamenti che seguiranno per la chiusura delle sedi londinesi di diverse multinazionali e dall’aumento dei prezzi di tutte le merci importate.

In caso di Hard Brexit i supermercati resteranno senza cibo in pochi giorni

Spesi 4 miliardi in provviste

E se il governo sembra dirigersi a folle velocità verso la data fissata per la separazione dall’Unione europea (mancano appena 73 giorni) senza fare nulla, la cittadinanza sta dimostrando maggiore buon senso. Secondo infatti un report diffuso nelle scorse ore, i cittadini britannici hanno già speso 4 miliardi di sterline (l’equivalente di 4,3 miliardi di euro) per le provviste. A muoversi con malcelata preoccupazione non solo i privati. Come riportato dalla CNN, la catena di pizzerie Domino’s ha fatto sapere di aver ordinato quantitativi extra di ingredienti d’importazione per 7 miliardi di sterline.

Che cos’è l’Apocalisse Brexit

Ma quello che il Sunday Times ha pubblicato poche ore fa, si diceva, non è il primo documento governativo sul rischio di una “Apocalisse Brexit”. Già un altro era infatti finito sulle prime pagine dei quotidiani lo scorso anno, causando non poco imbarazzo all’esecutivo claudicante di Theresa May.

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Si trattava di uno scenario catastrofico, che sembrava il canovaccio di 28 giorni dopo, lo zombie-movie del regista Danny Boyle ambientato proprio in una Inghilterra desolata e abbandonata, quasi ripiombata nel periodo medievale. In quella occasione, gli alti funzionari statali avevano ipotizzato tre dettagliate ipotesi – di gravità crescente – dalla radice comune: il no deal, ovvero il mancato accordo sul divorzio tra Londra e Bruxelles.

Foto: 28 Giorni dopo, film del 2002 diretto da Danny Boyle

Giorno 1: collassano i porti

Secondo il documento dello scorso anno, il giorno 1 della Apocalisse Brexit sarebbe dovuto cadere lo scorso 30 marzo, quando Londra sarebbe dovuta uscire dall’Unione senza siglare accordi sulla transizione. L’accordo, in effetti, non è stato trovato, ma alla Gran Bretagna è stata concessa una proroga fino a fine ottobre. Ma torniamo alla ricostruzione del primo documento. Secondo chi ha lavorato al paper, il porto di Dover, il cordone ombelicale che lega di fatto l’isola al Vecchio Continente, collasserebbe in 24 ore, schiacciato dalla burocrazia doganale e dal ripristino de facto delle frontiere. E non è nemmeno lo scenario peggiore ma la previsione mediana, considerata “severa”.

Giorno 2: scarseggiano medicinali e carburante

La paralisi delle merci alle frontiere a Sud dovrebbe segnare, per la Gran Bretagna, l’inizio della fine. Con camion, navi e aerei bloccati, nel Regno Unito si paralizzerà la circolazione dei beni di prima necessità. A risentirne immediatamente saranno le estremità settentrionali e meridionali della nazione: “I supermercati della Cornovaglia e della Scozia finiranno il cibo entro un paio di giorni e gli ospedali finiranno le scorte di medicinali entro due settimane“, si legge nel documento dello scorso anno, riportato dai media.

Giorno 4: entra in scena la Raf

Gli scaffali dei supermercati sono ormai vuoti: l’ondata di panico generata dai mass media ha spinto la popolazione a fare incetta di cibo, acqua e tutto ciò che può servire per prepararsi a un lungo periodo di crisi. I pochi beni ancora in commercio si trovano sul mercato nero: la gente si indebita anche solo per acquistare pane, latte e farina. Per garantire l’approvvigionamento agli ospedali, il governo si avvale della prestigiosa Royal Air Force che paracaduterà casse con i medicinali alla stregua di quanto avviene nelle zone di guerra.

Foto: 28 Giorni dopo, film del 2002 diretto da Danny Boyle

Giorno 7: le decisioni più difficili

Il Parlamento inglese si riunisce per una seduta drammatica, come non se ne vedevano dai tempi in cui Londra era bersagliata dalle bombe della Luftwaffe: le risorse si stanno velocemente esaurendo, bisogna decidere quali sono le zone del Paese cui dare priorità e quelle invece da lasciare temporaneamente senza energia e senza cibo. Hanno inizio i razionamenti energetici, molte zone vengono lasciate al buio. Il problema sicurezza, che Londra conosce fin troppo bene, assume proporzioni allarmanti: la polizia è nelle strade per arginare il fenomeno dello sciacallaggio. Viene indetto il coprifuoco cui segue la legge marziale. La gente, esasperata, protesta in piazza.

Foto: L’ora più buia, film del 2017 diretto da Joe Wright

Giorno 14: l’UK torna al Medioevo

Nelle fosche previsioni del passato esecutivo, il 12 aprile 2019, due settimane dopo la Brexit, la Gran Bretagna sarebbe dovuta piombare in un nuovo, plumbeo, Medio Evo. Termina il carburante, sull’isola i pochi barili di petrolio in circolazione sono stati requisiti dall’esercito perché servono per scopi strategici nazionali. La produzione di Brent continua, ma anziché essere rivolta all’esportazione deve soddisfare le esigenze interne, con un drammatico calo del giro d’affari.

In una situazione del genere, la Sterlina ha perso gran parte del suo valore, portando l’economia in una spirale di inflazione e deflazione pari solo alle crisi economiche viste in Grecia o in Argentina. Questi, almeno, erano i timori del documento numero 1 che risaliva al 2018. Oggi sappiamo che la primavera del 2019 non ha portato l’hard Brexit. L’appuntamento è stato solo rinviato al 31 ottobre?

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