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Ultimo aggiornamento il 11 settembre 2019 alle 16:52

In arrivo Ladymed il primo test fai da te del papilloma virus (ideato da 2 italiani)

Messo a punto da Bruna Marini e Rudy Ippodrino, ex allievi della Normale di Pisa, sarà disponibile dal prossimo autunno nelle farmacie un efficace test per l’autodiagnosi del Papilloma Virus Umano (Hpv). Una misura sicura e non invasiva per le donne che potranno effettuare il test direttamente a casa

Si chiama Ledymed, e sarà disponibile in farmacia a partire dal prossimo autunno, il primo test al mondo per la diagnosi del Papillomavirus umano (Hpv) che le donne potranno eseguire a casa per individuare e tipizzare l’agente infettivo potenzialmente responsabile del cancro al collo dell’utero.

Ladymed: il kit per il rilevamento del Papilloma virus umano

L’innovativo kit diagnostico per il rilevamento del Papilloma virus umano (Hpv) conta di rivoluzionarne il sistema di diagnosi rendendolo non invasivo, molto preciso e economico. Tramite studi condotti al Cro di Aviano e all’AsuiTs, il test ha completato la validazione clinica per la marcatura CE potrà esser venduto in tutta Europa ed è il primo prodotto di Ulisse BioMed, startup biomedicale con sede in Area Science Park e fondata nel 2015 da due ricercatori, Bruna Marini e Rudy Ippodrino, entrambi con dottorato in Biologia molecolare svolto in collaborazione con l’Icgeb di Trieste.

Cruciale per la nascita della startup l’intervento finanziario di Copernico Sim, società d’intermediazione mobiliare che ha collocato le quote di Ulisse distribuendole tra più di mille soci finanziatori. Dal 2017 Ulisse BioMed ha aperto una base operativa all’Institute of Human virology di Baltimore, Maryland il cui direttore è Robert Gallo, co-scopritore dell’Hiv e della relazione con l’Aids assieme a Luc Montagnier.

“Grazie a un prelievo non invasivo, che la donna può effettuare direttamente a casa, è possibile rilevare il virus anche senza ulteriori procedure mediche, con un considerevole abbattimento dei costi e dei tempi della diagnostica”. Spiegano dalla Normale di Pisa i due ricercatori Bruna Marini e Rudy Ippodrino.

Uno strumento diagnostico fondamentale per la diagnosi preventiva finalizzata ad individuare e tipizzare comodamente a casa o nel luogo che riteniate più idoneo, la presenza dell’agente infettivo che, come ricordiamo, è una delle cause eziologiche dell’insorgenza del cancro al collo dell’utero.

 

Che cosa è l’HPV e come funziona il test LadyMed

L’Hpv è un’infezione molto frequente che si trasmette sessualmente e nella maggioranza dei casi causa infezioni che regrediscono spontaneamente. Da tempo però è sinonimo di cancro al collo dell’utero, i ceppi Hpv16 e 18 sono responsabili di circa il 70% dei tumori della cervice a livello globale. Spiega Bruna Marini: “Il Pap test ha contribuito a salvare migliaia di vite umane, ma il test, sviluppato negli anni ‘40, presenta limiti e sta venendo sostituito dai test molecolari per il Dna dell’Hpv, che ora richiedono personale e laboratori specializzati» per prelievo e analisi del campione biologico. “LadyMed spiega è un test semplice e non invasivo che la donna può eseguire comodamente a casa propria, basato su un semplice autoprelievo, totalmente indolore. E dopo l’acquisto, userà una piattaforma digitale per attivare il kit e eseguire il test quando vuole, in piena privacy; poi il tampone, spedito gratuitamente, sarà analizzato in una struttura sanitaria d’eccellenza.

L’eventuale positività̀ al test non significa avere il cancro, ma solo  “che va tenuta sotto controllo l’infezione del virus”.

 

I test consumer genetics

Il test non è invasivo ed è sensibilissimo, il primo al mondo commercializzato nella farmacie per l’autodiagnosi del Papilloma. Inoltre, a differenza dei test molecolari utilizzati normalmente negli screening nazionali, Ladymed riesce a genotipizzare il virus, ossia fornisce indicazioni precise sul ceppo di provenienza, il che riduce anche il tempo per la cura, considerate le indicazioni terapiche.

Ladymed, commercialmente parlando, s’inserisce in un settore di business chiamato “test consumer genetics”, su cui le aziende farmaceutiche e chimiche stanno puntando in tutto il mondo, visto l’interesse e la richiesta da parte dei consumatori sempre più eruditi e attenti alla salute del proprio corpo. I fondatori della startup sperano che il loro test abbia lo stesso successo di quelli basati sull’autoprelievo come “23 and me” e il “My Heritage”.

 

Marini e Ippodrino in collaborazione con l’Università Tor Vergata di Roma hanno realizzato un’altra importante invenzione: i nanointerruttori che, formati da Dna sintetico, rivoluzionano la diagnostica clinica captando e “accendendosi” in caso di malattie. L’invenzione – dice Marini – permette di monitorare il proprio stato di salute da casa tramite un bio-sensore, simile a quello comunemente usato per misurare il livello di glicemia nel sangue in grado di rilevare istantaneamente la presenza nel sangue di biomarcatori batterici, virali o tumorali, e di monitorare il livello di alcuni farmaci in circolo e l’efficacia dei trattamenti, rendendo le terapie farmacologiche sempre più personalizzate, delineando anche il livello di protezione di un vaccino o di un’immunoterapia”. La novità potrebbe incidere sui costi per screening su larghi strati della popolazione: rispetto ai metodi in commercio il costo è di circa 10 volte più basso.

“I nanointerruttori li abbiamo costruiti, funzionano e ora siamo alle porte della loro validazione clinica”. Hanno dichiarato entusiasti i due scienziati italiani.

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