Come funziona Starship, il razzo di Musk per la Luna e Marte
#SIOS19
Prenota il tuo biglietto

Ultimo aggiornamento il 1 ottobre 2019 alle 6:53

Come funziona Starship, il razzo di Musk per la Luna e Marte

L'imprenditore e inventore svela il nuovo prototipo del mezzo destinato all'esplorazione dello Spazio profondo

Il capo della Nasa, Jim Bridenstine, gli ha detto di sbrigarsi a costruire Crew Dragon, la capsula che dovrà portare sulla Stazione spaziale internazionale, e quel che ne seguirà, gli equipaggi statunitensi. Passaggio essenziale per liberarsi dal milionario “ricatto” delle Soyuz russe, unici vettori al momento in grado di dare un passaggio agli astronauti a stelle e strisce (e a tutti gli altri, Luca Parmitano compreso). Elon Musk ha detto sì, ci stiamo lavorando, ma intanto ha presentato un nuovo prototipo, molto più grande, del suo Starship (le foto sono tratte dal profilo Twitter di Musk). Un mezzo per l’esplorazione dello Spazio profondo e, potenzialmente, per puntare alla Luna e a Marte. Anche se la strada sarà lunghissima e tortuosa.

Com’è fatto Starship

Un primo prototipo, più piccolo – chiamato Starhopper – è già riuscito a raggiungere più di 150 metri di altezza e ad atterrare poco dopo da solo, in pieno stile razzi Falcon (quelli che SpaceX usa per trasportare satelliti in orbita e materiali sulla Iss). Quello definitivo sarà alto 50 metri e avrà un diametro di 9 metri: dovrebbe poter trasportare in orbita fino a 150 tonnellate di materiale e, in termini di propellente, si darà un appuntamento in orbita con un secondo mezzo da cui fare rifornimento prima di riaccendere i razzi che lo guidano, battezzati Super Heavy e alti altri 68 metri per un totale di oltre 100. Si tratta in realtà di un pacchetto di propulsori modulare, con un minimo di 24 motori di nuova generazione battezzati Raptor.

In orbita entro sei mesi?

Diversamente dal solito il vulcanico imprenditore non ha fornito molti altri dettagli sullo sviluppo di Starship se non che la fibra di carbonio, per ora, è stato accantonata per privilegiare l’acciaio inossidabile, ritenuto meno problematico, e che entro sei mesi il mezzo, o un suo prototipo in scala ridotta, dovrebbe essere spedito in orbita per i primi test “sul campo”. Occorre infatti dimostrare che il mezzo, su cui un bel pezzo di comunità scientifica è apparso scettico, possa essere affidabile: “Sembra una cosa da pazzi – ha ammesso Musk dalla base di Boca Chica, in Texas, dove si stanno svolgendo i test – ma penso che potremmo raggiungere l’orbita in meno di sei mesi. Se i miglioramenti nella progettazione e nella costruzione continueranno a essere esponenziali, penso che la mia stima di riuscirci in pochi mesi sia accurata”. Secondo gli accordi, il miliardario giapponese Yusaku Maezawa dovrebbe essere fra i primi passeggero privati, quando la navicella entrerà in servizio.

La scalata in un decennio

Il fondatore di Tesla e SpaceX ha scelto il 28 settembre per questi annunci per una ragione fortemente simbolica: nello stesso giorno del 2008, cioè 11 anni fa, il razzo Falcon 1 fu la prima creatura di un’azienda privata a propellente liquido a raggiungere l’orbita. Un passo fondamentale che avrebbe condotto nel giro di un decennio SpaceX a essere non solo la più avanzata azienda nella ricerca spaziale ma anche un partner essenziale della Nasa.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter