Facebook, Zuckerberg è molto nervoso: "Warren sbaglia, combatteremo" | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 4 ottobre 2019 alle 6:59

Facebook, Zuckerberg è molto nervoso: “Warren sbaglia, combatteremo”

Due ore di audio trafugati dagli incontri con i dipendenti raccontano la situazione a Menlo Park: la corsa a TikTok, le esagerazioni sui moderatori, l'attacco a Twitter e l'indisponibilità ad altre audizioni parlamentari

Un po’ come accadde un paio di anni fa, Facebook torna sotto i riflettori per le dichiarazioni e le strategie dei suoi manager di punta. In questo caso niente meno che del fondatore e Ceo Mark Zuckerberg. Il sito The Verge è infatti riuscito a ottenere un paio d’ore di registrazioni da altrettanti incontri “q&a”, domanda e risposta, di Zuck con un gruppo di dipendenti. File dai quali si evince il forte nervosismo di Menlo Park rispetto a una serie di argomenti. Su tutti, la possibile nomination della senatrice dem del Massachusetts Elizabeth Warren per la corsa alla Casa Bianca e l’eventuale vittoria di quest’ultima, sostenitrice della necessità di “spezzettare” colossi come Facebook per ridurne le posizioni dominanti, i conflitti d’interesse e la pessima influenza sul dibattito pubblico.

Lo scontro con Warren

La registrazione risale appunto a un paio di incontri dello scorso luglio. Per Zuckerberg il suo piano è “fastidioso”: “Se venisse eletta presidente credo che dovremmo affrontare una causa legale e scommetto anche che la vinceremmo – racconta il grande capo – ed è un problema? Certo che lo è. Perché non voglio imbarcarmi in una maxicausa legale con il mio governo. Ma alla fine se si toccano i punti fondamentali si sale sul ring e si combatte”. Un piano che la Warren vorrebbe applicare anche ad altri colossi come Google, Apple o Amazon.

La senatrice e candidata alle primarie, non a caso, ha reagito anche dopo la diffusione degli audio: “Le acquisizioni anticoncorrenziali di Facebook stanno a significare che la società non affronta alcuna reale pressione per contrastare la disinformazione – ha twittato Warren martedì sera – non faranno nemmeno il minimo indispensabile per migliorare la trasparenza. I giganti della tecnologia non dovrebbero essere in grado di esercitare un potere sufficiente per minare la nostra democrazia”. Poi ha confermato i suoi piani, dedicando diversi tweet e interventi a Menlo Park: “Facebook ha acquistato concorrenti come WhatsApp e Instagram – ha postato – più dell’85% di tutto il traffico dei social network passa attraverso siti controllati o gestiti da Facebook. Hanno molto potere e si confrontano con poca concorrenza e poca necessità di trasparenza”.

Sui 30mila moderatori “report melodrammatici”

Per Zuckerberg, stando ai file trafugati, la mossa dello “spezzatino” non risolverebbe alcunché né per la sua società né per le altre. Ma negli audio si occupa anche di altri temi spinosi. Per esempio delle polemiche sul trattamento riservato all’esercito di 30mila moderatori incaricati ai quattro angoli del globo di ripulire il social network dalle peggiori nefandezze: “Alcuni dei report sono un po’ troppo melodrammatici – spiega ai dipendenti – non è che la maggior parte osservi cose terribili per tutto il giorno. Ma certo ci sono brutti contenuti con cui hanno a che fare ed è importante che queste persone dispongano delle giuste risorse, anche di consulenza psicologica, se ne hanno bisogno”.

Libra partirà, Twitter non ha risorse per la sicurezza

Attacchi anche a Twitter, che non può fare nulla per la sicurezza perché in sostanza è troppo piccola e poco potente dal punto di vista finanziario (“Twitter non può fare un buon lavoro come noi. Hanno lo stesso tipo di problemi ma non possono investire. I nostri investimenti in sicurezza sono superiore agli interi ricavi”) e riflessioni su Libra, la criptovaluta in partenza nel 2020 per cui, alla fine, Zuckerberg si dice sicuro che “il coinvolgimento riservato con le autorità di regolamentazione nel mondo è più sostanziale e meno drammatico”. Insomma, alla fine Libra decollerà nonostante i tanti dubbi espressi più sui giornali che nella pratica.

Contrastare TikTok, no agli altri parlamenti

D’altra parte, dopo le audizioni al Congresso Usa e al Parlamento Europeo, il fondatore di Facebook si dice indisponibile ad altri confronti con i parlamenti: “Non ha senso che vada in ogni singolo posto dove pretendono di ascoltarmi” ha spiegato.

C’è poi un passaggio molto interessante per chi segue le dinamiche degli ambienti digitali e delle app ed è quello dedicato a TikTok, la piattaforma della cinese ByteDance con oltre 700 milioni di utenti e grande successo in diversi mercati. Zuck parla della strategia per fermarla con il lancio dell’app omologa Lasso in alcuni mercati in cui TikTok non sia ancora consolidata, come il test attualmente in corso in Messico utile a perfezionarne l’esperienza d’uso.

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