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Ultimo aggiornamento il 17 ottobre 2019 alle 16:41

Amazon Go, ho fatto la spesa al supermercato senza casse di NY

Ce ne sono solo 16 negli Stati Uniti ma nel giro di due anni i negozi in cui fai tutto da solo e non paghi (subito) saranno 3mila: ecco la nostra prova

Alla fine ho speso appena 3 dollari e 12 centesimi. Soldi che non ho tirato fuori, in quel momento: né fisicamente, in banconote e monete, né in forma plastica o digitale, sotto forma di carte, anche virtualizzate nello smartphone o nello smartwatch. Ha pensato a tutto il mio account Amazon, preventivamente collegato in pochi passaggi all’applicazione dedicata (si chiama Amazon Go), non senza prendersela comoda: la ricevuta è arrivata via e-mail un paio d’ore dopo la piccola spesa, consistita in un po’ di frutta secca e uno snack al cioccolato. Non esattamente il rifornimento settimanale.

L’esperimento a New York

Il luogo è il (piccolo, a dire il vero) supermercato automatizzato Amazon Go di Park Avenue, a New York, fra la 49esima e la 50esima strada Est. Uno dei circa sedici (circa perché continuano ad aprire a tamburo battente) punti vendita senza casse e cassieri del “negozio del mondo” in quattro città americane: Seattle, Chicago, San Francisco e New York, dove ce ne sono tre. Per alcuni un esperimento, per altri il modello dei “brick and mortar store” del futuro se non già del presente. Entro il 2020 il colosso di Seattle dovrebbe arrivare a contarne oltre 250 in tutti gli Stati Uniti e per l’anno dopo dovrebbero diventare ben 3mila.

Per ora farci la spesa è ancora un’esperienza singolare, anche se non del tutto straniante. Ma la tecnologia alla base potrebbe essere presto sfruttata anche da altri brand come i Cibo Express Store negli aeroporti, gli stadi della Major League Baseball o la catena cinematografica Cineworld Regal Theaters. Insomma, tecnologie da concedere in licenza ad altri player del retail o ai quali richiedere una percentuale degli acquisti effettuati in quei posti espandendo al contempo il tentacolare raggio d’azione degli Amazon Web Services su cui poggiano le soluzioni Amazon Go.

Come si accede al negozio

Ovviamente non è che si entri, si riempia il cestino, si imbusti e si scappi. Negli Amazon Go – il primo ha esordito nel gennaio 2018 al campus aziendale di Seattle – c’è un passaggio preventivo, che è avere un account Amazon ed aver inserito come metodo di pagamento una carta non ricaricabile. Secondo: collegare quell’account su Amazon Go, app scaricabile solo se ci si trova geolocalizzati in territorio statunitense. Il codice QR presente nella schermata principale di quell’applicazione è il nostro “biglietto d’ingresso”: basta scansionarlo ai tornelli, proprio come quelli di un grande ufficio o delle metropolitane, per vedere le porte aprirsi e iniziare il proprio giro.

Le “regole” del supermercato

Le regole sono poche ma ferree: qualsiasi cosa preleverai dagli scaffali sarà addebitata allo scontrino virtuale. Se la rimetterai a posto, ovviamente, verrà scalata dal totale. Per favorire il lavoro di sensori e videocamere che pullulano sul soffitto, e che si incaricano di “leggere” ogni movimento significativo ai fini del calcolo dei costi, è bene evitare di passarsi oggetti. Ognuno, insomma, faccia per se: se prendi la scatola di biscotti e la passi al tuo amico, probabilmente pagherai tu. Perché sei tu ad averla tirata via dagli scaffali.

Cosa c’è da comprare

Si tratta di supermercati che non hanno il “fresco” per come lo intendiamo. Ricordano un po’ la catena Pam Local che ha preso piede negli anni scorsi nelle grandi città italiane: solo piatti pronti, prodotti confezionati come i panini, ovviamente le bevande, e se c’è del fresco è appunto già porzionato e proposto in confezioni a prezzo stabilito. Insomma, non puoi comprare una pianta di lattuga, mezzo chilo di gamberoni o 3 chili di pesche. Non solo perché a New York andresti fallito ma appunto perché si va di scatolame, confezionati, imbustati e così via: per le tecnologie sarebbe troppo complesso tracciare i diversi movimenti di un banco ortofrutta. Sebbene non manchi l’onnipresente bancone della caffetteria, rigorosamente fai da te.

“Grazie e arrivederci”

Finito il giretto si imbusta – e il contenitore è l’unico oggetto che vada effettivamente scansionato – e si esce. “Good to go”. Non c’è nient’altro da fare: un’esperienza talmente semplice, perfino banale, da poter aspirare davvero a un “new normal”, se non fosse che sotto c’è un colosso privato per il momento senza concorrenza significativa, nel nascente settore.

Era una mattina di ottobre, di gente nel piccolo supermarket – che per la quantità di dispositivi piazzati sul tetto e per l’ordine maniacale della disposizione dei prodotti sembra arredato da uno scenografo di Black Mirror – non ce n’era poi molta e di inserviente se n’è visto solo una. Un’addetta a intervenire in caso di dubbio o spiegazione e, ovviamente, ad aprire e chiudere il negozio e a rimpolpare gli scaffali. Per il resto, non c’è poi molto da fare.

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