Il Cloud italiano vale 2,77 miliardi di euro | The Next Tech
#SIOS19
Prenota il tuo biglietto

Ultimo aggiornamento il 17 ottobre 2019 alle 12:23

Il Cloud italiano vale 2,77 miliardi di euro

È ormai diventato il modello preferibile nello sviluppo di progetti digitali nel 42% delle grandi imprese

Anche l’Italia è ormai tra le nuvole. Nonostante una partenza singhiozzante, il comparto delle piccole e medie imprese e, più generalmente, quello produttivo, sta scegliendo sempre più frequentemente soluzioni in Cloud. È quanto emerge dalla fotografia scattata dall’Osservatorio Cloud Transformation, giunto alla nona edizione.

I numeri del Cloud

Nel 2019 il mercato Cloud italiano arriverà a toccare 2,77 miliardi di euro, in crescita del 18% rispetto al valore di consuntivo del 2018, pari a 2,34 miliardi. Nel dettaglio, si legge:

 

Il Public & Hybrid Cloud, ovvero l’insieme dei servizi forniti da provider esterni e l’interconnessione tra Cloud pubblici e privati, raggiunge 1,56 miliardi di Euro (+25%). Si tratta di un’accelerazione superiore alla media internazionale, che si attesta al 21%, per un valore del mercato che ha raggiunto i 153 Miliardi di dollari a livello globale.

 

Il Virtual & Hosted Private Cloud, ovvero i servizi infrastrutturali residenti presso fornitori esterni, cresce con una buona dinamica (11%) per un totale di 661 milioni di euro.
Datacenter Automation e Convergenza, ovvero la modernizzazione delle infrastrutture on-premises, raggiungono 550 milioni di Euro (+10%).

 

In termini di spesa assoluta i primi tre settori merceologici per rilevanza si confermano il Manifatturiero (25% del mercato Public & Hybrid Cloud), il settore Bancario (20%) e Telco e Media (15%). Seguono servizi (10%), utility (9%), PA e sanità (8%), Retail e GDO (8%) e Assicurazioni (5%).

I settori di mercato

Più nel dettaglio, “i primi in termini di spesa sono il Manifatturiero (25% del mercato Public & Hybrid Cloud), che risente della spinta del piano per l’industria 4.0, il settore Bancario (20%), dove l’Hybrid e Multi Cloud rappresentano abilitatori per mantenere internamente i dati critici e gestire il livello di rischio legato al lock in con il fornitore, e il settore Telco e Media (15%), che sta puntando sulla gestione dei contenuti in Cloud e sull’utilizzo delle architetture serverless per la gestione dei carichi infrastrutturali. Successivamente, troviamo i settori dei Servizi (10%) e delle Utility (9%), dove nonostante le forti regolamentazioni, vi sono interessanti progetti in Cloud sul tema dell’Internet of Things. Seguono il settore della Pubblica Amministrazione e Sanità (8%), incentivato dall’evoluzione delle infrastrutture IT verso l’esternalizzazione e centralizzazione previste dal Piano Triennale per l’Informatica nella PA, il settore Retail e GDO (8%) e Assicurativo (5%)”.

Le criticità

“Oggi numerose evidenze confermano il ruolo del Cloud come piattaforma abilitante per la trasformazione digitale, ma sono ancora troppo poche le realtà che hanno iniziato a promuovere la Cloud Transformation attribuendole rilevanza anche dal punto di vista organizzativo: solo il 24% delle aziende infatti ha introdotto al proprio interno un centro di eccellenza dedicato al Cloud, con un ulteriore 17% intenzionate a farlo nel breve,” ha dichiarato Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation.

Leggi anche: Robot per le Pmi italiane in arrivo dal Politecnico di Milano

“L’82% delle imprese ha ormai compreso che il Cloud abilita una maggiore agilità dell’IT aziendale, tuttavia l’utilizzo di metodologie specifiche è ancora molto limitato. Il 58% delle organizzazioni inoltre dichiara difficoltà di diverso tipo, che vanno dalla capacità di comprendere i nuovi profili professionali necessari, a quella di reperirli sul mercato e formarli. Se dunque, da un punto di vista tecnologico, la Cloud Transformation è ormai avviata, con percentuali di adozione che raggiungono l’84% dei casi, le modalità con cui accompagnare le persone in un percorso che permetta di raggiungere gli obiettivi desiderati, sbloccando opportunità e benefici nel lungo periodo, è ancora da progettare”.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter