Ultimo aggiornamento il 25 Ottobre 2019 alle 12:30
Testato GRID: il game sviluppato (anche) da Fernando Alonso
Il titolo di Codemasters - disponibile su PC, PS4 e Xbox One - torna in pista con l'adrenalina classica della serie e un parco macchine da urlo
Scaraventato sull’auto, quasi come in una diretta televisiva con, in sottofondo, le voci di due commentatori. GRID inizia così, nel modo più traumatico immaginabile, senza menu e tre gare da affrontare, tutte d’un fiato su pista e in città. E gli avversari non ci andranno proprio leggeri.
La nuova edizione di GRID, il titolo uscito su PlayStation 4, Xbox One e PC (noi abbiamo testato la versione per console Sony), è una scarica di adrenalina anche per chi non è abituato alle corse su console e, magari, ha voglia di arrangiarsi soltanto con il joystick per manovrare i quasi 60 bolidi disponibili nel garage digitale. Battezzata nel 2008, l’azienda britannica Codemasters ha inaugurato il suo quarto esemplare racing arcade avvalendosi di un consulente d’eccezione: l’ex pilota spagnolo di Renault e Ferrari, Fernando Alonso, tra i tanti sportivi attivi nel mondo e-sport.
Su GRID i giocatori hanno a disposizione auto di ogni tipo, dalle supercar alle monoposto, dalle muscle car alle Gran Turismo, tutte da “addomesticare” su tracciati distribuiti in quattro continenti. Ma una delle novità del nuovo titolo è il Nemesis System basata sull’intelligenza artificiale.
Dimenticatevi i giochi di corse monotoni in cui tutti gli avversari guidano uguale e potete permettervi sportellate per farvi largo tra le auto alla prima curva utile. Se sarete bruschi con gli avversari, loro si “attiveranno” per restituirvi il favore.
In caso di guida scorretta comparirà sullo schermo la scritta rossa “NEMESIS”, per avvisarvi di stare attenti. Ma non abbiate paura che il fair play rischi di annoiarvi o di smorzare l’adrenalina: per evitare la monotonia su pista, il nuovo GRID cercherà di sorprendere il giocatore pescando da 400 profili di avversari diversi, ciascuno con il proprio stile di guida.
Da titolo storico del racing, GRID non delude sull’aspetto grafico offrendo un’esperienza di guida (in terza e in prima persona) tipicamente arcade, a discapito della simulazione. Insomma, pad alla mano, l’auto non si comporta certo come farebbe su pista ma, in compenso, il divertimento è assicurato, senza dover prima prendere qualche lezione di guida. In caso di errore, è possibile rimediare tramite l’opzione rewind che, come negli altri episodi, permette di rigiocare gli ultimi secondi immediatamente precedenti all’incidente, così da evitarlo. Un pizzico di simulazione, in compenso, è data dalla salute delle auto, che si sborlano, si ammaccano e perdono pezzi in caso di urti e sportellate.
Grande cura per i dettagli non solo attorno alle automobili (interni e carene), ma anche per quanto riguarda le ambientazioni, che spaziano dai rally in aperta campagna a circuiti realmente esistenti e tracciati immersi in città. Con particolare attenzione persino per i profili degli spettatori sugli spalti (pur sempre comparse, ma che vivacità a bordo pista!).
A completare l’immersività ci pensano sole e pioggia che simulano le difficoltà di un pilota alle prese con la luce sparata in faccia in curva o l’aquaplaning pronto a rovinare una guida troppo sicura sotto l’acquazzone.
Pilotare bolidi simili richiede un sonoro adeguato: GRID è un titolo da giocare a un volume sufficientemente alto per apprezzare la sinfonia dei motori in pista. Incidenti, scontri tra macchine, meteo e tifosi saranno il coro rumoroso di tutte le vostre partite.
Il nuovo episodio di Codemasters non brillerà forse per innovazione rispetto al suo antenato del 2014. Se la simulazione non è proprio il suo forte – la guida non cambia da un modello di macchina all’altro -, GRID si conferma lo stesso come un videogioco che coinvolge e diverte gara dopo gara. La bellezza del motore grafico è garantita da un codice solido e stabile che evita fastidiosi cali di frame, sbavature imperdonabili in un titolo che fa di entusiasmo e divertimento il suo mantra.