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Ultimo aggiornamento il 5 novembre 2019 alle 17:25

Apre Human Technopole. La scienza è di casa a Milano

L'inaugurazione alla presenza del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: "Investiremo nello Human Technopole 140 milioni l'anno"

Dalle ceneri di Expo nasce lo Human Technopole, 30.000 metri quadri che, dal 2023, quando cioè l’istituto sarà pienamente operativo, ospiteranno quattro edifici, sette centri di ricerca, quattro infrastrutture di supporto e oltre 1500 persone. L’obiettivo è farne un hub nazionale e internazionale che connetta Università, Istituti di Ricerca e Ospedali, cuore pulsante dell’avveniristico Mind, il Milano Innovation District. Oggi l’inaugurazione, alla presenza del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

© Human Technopole

Conte: “Investiremo nello Human Techopole 140 milioni l’anno”

“Lo Stato ha come obiettivo investire 140 milioni l’anno – ha annunciato il presidente del Consiglio, Conte – che non sono pochi in un quadro di finanza pubblica così contratto”. “Tra l’altro – ha aggiunto – non abbiamo posto vincoli temporali a questo impegno: il nostro Paese ha bisogno che lo Human Technopole si sviluppi in un piano strategico aperto con i migliori scienziati e mi auguro che possa in qualche modo contribuire a creare un hub con competenze e tecnologie all’avanguardia”.

I primi ricercatori e lo staff tecnico amministrativo hanno iniziato a lavorare negli spazi ristrutturati al quarto piano di Palazzo Italia da gennaio 2018. Con oggi si completa la fase successiva del progetto che rende disponibili altre 400 postazioni.

© Human Technopole

Nel 2023, l’Istituto sarà completamente operativo e vi lavoreranno 1500 persone. “Sarà un hub con cui metteremo la tecnologia più avanzata a disposizione non solo dei nostri scienziati, ma di tutti quelli che ne faranno richiesta, naturalmente dietro presentazione di un progetto” aveva raccontato qualche tempo fa a StartupItalia Marco Simoni, presidente della Fondazione Human Technopole. Trentamila metri quadri, sette centri di ricerca e due grandi microscopi alti dieci metri per esplorare la materia fino alle strutture atomiche delle proteine, per poi passare dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande grazie a elaboratori dalla potenza mai sperimentata nel nostro paese.

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“Oggi il risultato finale di una ricerca  arriva a valle di una grande fase di raccolta di dati, che vanno inseriti in modelli matematici, i quali vanno, a loro volta, interpretati – ci aveva spiegato  il manager – Gli stadi finali di questa operazione vengono gestiti al computer da scienziati computazionali”. Perché oggi l’informatica si è infilata anche qui, dove prima si smanettava con provette e becher. E nel futuro non potrà essere altrimenti.

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