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Ultimo aggiornamento il 13 novembre 2019 alle 12:19

Tv digitale terrestre: la guida completa allo switch-off e come ottenere il bonus

Si comincia dal 2020, primi spegnimenti da settembre 2021: ecco come verificare se il televisore supporta le nuove codifiche e come richiedere il contributo

Ci risiamo. Nuovo switch-off televisivo in vista dopo quello al digitale terrestre del quadriennio 2008-2012. Stavolta bisogna passare entro il 2022 alla nuova generazione di trasmissioni in digitale, il Dvb-T2 (Digital Video Broadcasting – Second Generation Terrestrial) e alla nuova codifica Hevc (High Efficiency Video Coding) – anche indicata come H.265 – che renderà più efficienti le trasmissioni, risparmierà banda da dedicare al cosiddetto Internet delle Cose (IoT) ma soprattutto consentirà definizione 4K per praticamente tutti i canali (preparandosi anche all’8K del futuro). Il punto di partenza è la cessione della banda 700 Mhz alla telefonia 5G, oltre alla necessità di coordinarsi con i Paesi confinanti, che ha fatto perdere circa un terzo dello spettro elettromagnetico alle emittenti televisive. Che ora, dunque, devono “stringersi”. Si può fare appunto grazie a tecnologie che offrono maggiore efficienza ma che non tutti i televisori sono in grado supportare.

Le scadenze

Quando si comincia? Dall’anno prossimo, cioè dal 2020. Dall’attuale standard di codifica Mpeg2 si passerà all’Avc, noto in modo non troppo corretto come Mpeg4, quello già usato da tutti i canali HD. Motivo per cui, per sapere se il vostro televisore rischia qualcosa nell’immediato, basta sintonizzarsi su un canale dal 500 in poi (come, ad esempio, Rai1 al 501): se si vede, il tv ha sicuramente ancora un paio di anni di vita, forse meno a seconda dei calendari di spegnimento (vedi oltre). Potrà essere necessario risintonizzare spesso i canali, forse bisognerà cambiare alcuni filtri nel caso di antenne condominiali, ma il vero switch-off si avvierà appunto solo dal settembre 2021.

Dunque il primo settembre 2021 la codifica Mpeg2 verrà sospesa in tutta Italia a favore di quella Avc. Dunque se già dal prossimo anno non prenderete i canali HD, dopo quella data non vedrete più nulla e avrete bisogno di un nuovo dispositivo o di un decoder dedicato da pochi euro. L’altra scadenza, quella importante, arriverà qualche mese dopo: fra il 21 giugno e il 30 giugno 2022 andrà in pensione il digitale terrestre di prima generazione per lasciare spazio, in modo definitivo, al Dvb-T2. Se i tv e i decoder non supportano la codifica Hvec, non trasmetteranno più nulla.

Il parco tv italiano

Com’è messo il parco televisori italiano? Luci e ombre. I dispositivi in commercio già da 10 anni incorporano i decoder Mpeg4 anche se, secondo dati di qualche tempo fa del ministero dello Sviluppo economico, ce ne sarebbero ancora ben 10 milioni fermi al vetusto Mpeg2. Che dunque avranno problemi già dal prossimo anno. Per tutti gli altri, bisogna fare attenzione alla data di acquisto: se il proprio televisore è stato comprato dal primo gennaio 2017 in poi non ci sarà alcun problema, visto che per legge dovevano e devono essere compatibili con lo standard Dvb-T2 e con il codec Hevc a partire proprio da quella data. Per chi li ha scelti prima il quadro è meno preciso: bisogna consultare il libretto di istruzioni e consultare le specifiche online dei modelli partendo dal presupposto che solo i dispositivi di gamma media e alta ne erano già dotati. Se non si vuole sostituire il televisore, bisognerà affiancare un decoder. Sembra esclusa la possibilità di resuscitarli con un aggiornamento del software.

In ogni caso, per avere la massima certezza, bisognerà aspettare i primi mesi del prossimo anno: dovrebbe essere reso disponibile un canale test in Dvb-T2 Hevc a 10 bit. Se il vostro tv lo trasmetterà, significherà che sarete già pronti allo switch-off del 2022 e non dovrete fare nulla. Per gli altri, come detto, servirà un nuovo televisore o un decoder di ultima generazione. A meno di non affidarsi al bouquet satellitare tivusat oppure ricorrere alle piattaforme in streaming via internet, per le smart tv che possano collegarsi alla rete e fruirne.

Il bonus tv

Per il passaggio l’ultima legge di bilancio ha stanziato un fondo di 151 milioni di euro, che probabilmente verranno rimpolpati, al fine di distribuire un contributo al massimo di 50 euro. Più o meno lo stesso era accaduto nel 2012, quando due milioni di famiglie presero il contributo statale per il salto da analogico a digitale terrestre. Il piccolo aiuto spetterà ai nuclei famigliari che ricadono nelle fasce I e II dell’Isee, cioè sotto i 21.265,87 euro di reddito annuo. Verranno assegnati 50 euro in caso di tv o concorreranno al prezzo del decoder. Semplice (forse un po’ troppo) il meccanismo: basterà un’autocertificazione da consegnare al negozio al momento dell’acquisto. Vi si dovrà indicare di appartenere appunto a un nucleo con quel reddito e che nessun altro componente abbia già usufruito del bonus, accludendo codice fiscale e documento personali. L’addetto dovrà poi aprire una pratica sul sito dell’Agenzia delle Entrate, verificando che vi siano ancora fondi disponibili. In caso positivo, il voucher sarà applicato all’istante. L’altro requisito è la residenza in Italia. Secondo le prime stime i potenziali beneficiari potrebbero essere circa tre milioni di persone. Si dovrebbe iniziare a dicembre.

Non solo tv e decoder devono essere registrati dal produttore/importatore sul portale del Mise per renderli disponibili all’incentivo – dunque non tutti i modelli potranno essere scontati – ma anche i decoder satellitari potranno fruire dell’aiuto. Stesso discorso per i negozi: occorre rivolgersi a quelli che si sono registrati all’Agenzia dell’Entrate aderendo al programma Bonus Tv. Per ora non sono chiare le pratiche per l’acquisto online, che pure rimane in teoria ammissibile.

Il calendario degli “spegnimenti”

  • 1 settembre 2021 – 31 dicembre 2021: Area 2 – Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia tranne la provincia di Mantova, provincia di Piacenza, provincia di Trento, provincia di Bolzano; Area 3 – Veneto, provincia di Mantova, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna tranne la provincia di Piacenza
  • 1 gennaio 2022 – 31 marzo 2022: Area 1 – Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Sardegna
  • 1 aprile 2022 – 20 giugno 2022: Area 4 – Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata; Abruzzo, Molise, Marche.

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