Freebuds 3, Huawei gioca la carta cuffie anti-rumore | The Next Tech

Ultimo aggiornamento il 24 dicembre 2019 alle 12:54

Freebuds 3, Huawei gioca la carta cuffie anti-rumore

Costano meno della concorrenza e funzionano bene. Hanno il sistema ANC per ridurre il rumore di fondo quando telefoniamo o ascoltiamo musica. Il regalo giusto per chi cerca cuffie wireless?

Apri la confezione, scarti l’astuccio che custodisce i due auricolari e non puoi non pensare a quanto le Freebuds 3 assomiglino alle Airpods: la differenza estetica rispetto alle Freebuds precedenti c’è, si vede. Poi però ti fermi un attimo a riflettere su un aspetto peculiare: ovvero che le nuove cuffie wireless di Huawei costano la metà di quanto costano le Airpods Pro e funzionano con Android come le Airpods non fanno (e senza particolari accorgimenti): ovvero funzionano con gli smartphone che la stragrande maggioranza di noi ha in tasca, ed è lì che ti scatta la curiosità di capire se saranno in tutto e per tutto all’altezza della concorrenza.

 

Spoiler: superano la prova, in scioltezza.

Una connessione davvero wireless

Uno dei limiti principali della gran parte degli auricolari wireless in circolazione è che scelgono di fare un compromesso per semplificarsi la vita: solitamente uno dei due auricolari è abbinato allo smartphone, e da questo dipende il secondo che in qualche modo usa il primo come ponte. Questo approccio genera il rischio che uno dei due auricolari si scarichi prima dell’altro, e vengono introdotti dei ritardi nella trasmissione necessari a sincronizzarli (o re-sincronizzarli) tra loro. Le Freebuds 3 superano questo limite: ciascun auricolare si collega indipendentemente al telefono e, cuffie nelle orecchie e smartphone in mano, non si avvertono ritardi nel guardare un video sullo schermo.

 

Per compire questa sorta di magia (sia chiaro: non sono le uniche cuffie sul mercato a farlo) Huawei ha dotato le Freebuds 3 di un chip disegnato e prodotto in casa, che abbiamo già visto in un altro device cinese: si tratta del Kirin A1, lo stesso che muove il Watch GT2, che in questo caso funziona egregiamente sia in termini di rapidità di connessione al telefono – non dovete aspettare secondi che sembrano ore per iniziare ad ascoltare la musica quando li estraete dalla custodia – che per quanto attiene la durata della batteria. 4 o 5 ore di musica ininterrotta sono tranquillamente alla portata di una singola carica: certo se attivate il noise canceling la faccenda cambia, ma ora ci arriviamo.

Una delle funzioni più intriganti delle Freebuds 3, anch’essa legata al Kirin A1, è proprio la cancellazione attiva del rumore (ANC) promessa in anticipo persino rispetto ad Apple. Ovviamente la prima cosa che da fare è stata controllare quanto buona fosse la tecnologia ANC di Huawei e… qui serve una precisazione. Più che cancellazione qui si deve parlare di attenuare i rumori fastidiosi: in ufficio sentirete ancora i colleghi ma lontani e ovattati, in strada sentirete ancora le auto che vi passano accanto ma, magari, il motorino con la marmitta scoppiettante sarà meno snervante di come sarebbe senza cuffie alle orecchie. In tram o in treno danno il meglio: non sentirete quasi nulla filtrare del classico brusio di fondo. Non si arriva alla cancellazione totale delle grandi cuffie a padiglione, quelle che vanno per la maggiore tra chi fa lunghi viaggi in aereo: ma per un paio di auricolari da usare tutti i giorni la performance è decisamente accettabile.

Design tradizionale

Altro aspetto da considerare è la forma dei due auricolari: chiamo questo genere di design “cotton fioc”, altri lo chiamano “a bastoncino”, sta di fatto che sembrano i vecchi auricolari col filo a cui qualcuno abbia tagliato il cavo. È una foggia piuttosto sperimentata ormai per auricolari che non siano “in-ear”, che non isolino cioè dal mondo circostante tappando il condotto uditivo: sono anni che Huawei, salvo qualche eccezione, realizza cuffie con questa forma e sono abbastanza leggere da usare (4,5g) senza dare l’impressione – come capita con altre wireless – di stare per perdere un auricolare da un momento all’altro.

 

Il design che non tappa le orecchie si porta dietro un’altra conseguenza: i bassi non sono potentissimi sulle Freebuds 3, che invece se la battono dignitosamente nella qualità dei medi e degli alti. Precisiamo subito che non parliamo di cuffie da audiofili, ma nel settore delle cuffiette da usare con uno smartphone si comportano più che bene: tra l’altro l’approccio dell’ANC non è tale da distruggere in modo considerevole la qualità della musica, come invece accade a volte, dunque attivandolo o disattivandolo la perdita di qualità sarà ridotta.

La custodia è ben realizzata, con apertura magnetica e altri due magneti che tengono gli auricolari al loro posto quando vengono messi in carica: sta comodamente in tasca e non pesa molto, sebbene sia un po’ più ingombrante dell’equivalente Apple, ma dovrebbe garantire una ricarica più rapida (circa un’ora per completare il ciclo degli auricolari) e più ricariche (3 o 4 cicli completi sembrano fattibili dopo le prove). C’è un tasto fisico per avviare l’accoppiamento degli auricolari col telefono, anche se con EMUI10 la procedura è quasi identica a quella super-semplice delle Airpods. Una scelta furba è il doppio LED che fornisce informazioni su carica e ricarica visibile in un caso a sportellino aperto e nell’altro in basso accanto al connettore USB-C. Le cuffie sono anche compatibili con la ricarica wireless (come gli smartphone di fascia alta).

 

Due colorazioni: bianca o nera. La nera – quella ritratta in queste immagini – è decisamente più originale: ma il materiale in cui è realizzata si presta a trattenere le impronte.

Come si sente con le Freebuds 3

Altro aspetto che spesso difetta in qualità sugli auricolari wireless è la qualità dell’audio in chiamata: siamo felici di annunciare che non è questo il caso delle Freebuds 3. La soppressione del rumore ambientale, da tempo un cavallo di battaglia sugli smartphone Huawei, agisce ottimamente anche su questi auricolari (e d’altronde il Kirin A1 aveva sorpreso per come permette di telefonare via smartwatch con il Watch GT2) e l’audio in uscita e in entrata è nitido. Se state tanto al telefono è una buona notizia.

 

La musica, inevitabilmente, risente delle scelte di design: come già anticipato i bassi non sono il piatto forte delle Freebuds, che tuttavia si battono dignitosamente con auricolari di pari categoria. In più non si avvertono fruscii o altre interferenze (anche questo a volte capita con le cuffie wireless) e bisogna dire che il volume massimo a cui arrivano le Freebuds è notevole visto il tipo di auricolare: ripetiamo, non saranno cuffie che cambieranno l’ascolto della vostra musica preferita, ma per godere dei vantaggi del senza fili e per un utilizzo ibrido (telefono, spostamenti, musica ecc) svolgono bene il proprio compito.

 

La cancellazione, o attenuazione del rumore se preferite, funziona bene ed è un pro da tenere in considerazione. Ha dei limiti, e non sempre si riesce a sopprimere in tutto e per tutto i rumori circostanti anche agendo nelle impostazioni dell’app AI Life (che si deve scaricare per aggiornare il firmware e gestire le impostazioni dell’ANC a schermo): però meglio averla che non averla, soprattutto in questa fascia di prezzo. Gli auricolari sono anche compatibili con una serie di gesture: due tocchi su quello destro fanno andare al brano successivo, due su quello sinistro attivano o disattivano l’ANC (entrambe le funzioni possono essere personalizzate nel menu impostazioni), infine di default la musica si interrompe quando ci si toglie anche uno solo dei due auricolari dall’orecchio.

 

Un ultimo aspetto, squisitamente software, che vale la pena sottolineare è che le Freebuds vengono associate tramite il proprio Huawei ID anche ad altri dispositivi compatibili della famiglia Huawei. In questo caso le abbiamo ritrovate automaticamente configurate anche sul Watch GT2, che si potrebbe usare come sorgente audio se decidessimo ad esempio di andare a correre senza portare lo smartphone: non sembrano queste le cuffie migliori per pensare di farci attività fisica, ma pare comunque una buona premessa per quanto attiene lo sviluppo dell’ecosistema di cui da qualche tempo Huawei parla con insistenza.

Cambieresti le tue cuffie con un paio di Freebuds 3?

La risposta a questa domanda non è banale. Se siete abituati a grossi cuffioni, magari di quelli over-ear (quindi con dei bei padiglioni imbottiti), non sarà facile passare a degli auricolari aperti come questi: il livello di isolamento base è inevitabilmente inferiore, e la dimensione dei driver che producono il suono è decisamente ridotta. Le performance non sono confrontabili: ma, ehi!, le Freebuds 3 sono un altro tipo di prodotto. Stesso discorso se fate tanto sport con le cuffie alle orecchie: non è questo il design migliore per la vita super-attiva, in questo caso si gioca sul compromesso tra leggerezza e facilità di inforcare gli auricolari.

 

Se possedete un paio di auricolari a filo, e in particolare se siete in procinto di passare a un telefono privo di jack audio, non ci sono molte alternative in giro rispetto alle cuffie Huawei che vantino lo stesso rapporto prezzo/prestazioni: il prezzo su strada è ormai calato fino a 160 euro circa (ed è anche in corso una promozione che permette di ricevere una base di ricarica wireless: con cui peraltro le Freebuds 3 sono compatibili). Tra l’altro, sebbene nella confezione sia presente solo un cavo per la ricarica, con il caricabatterie USB-C dello smartphone impiegherete davvero poco a riempire l’accumulatore interno di custodia e auricolari: per chi sta tantissimo ogni giorno con le cuffie nelle orecchie ad ascoltare musica, avere la tranquillità di non restare senza batteria non è un fattore da poco.

L’ultimo aspetto da sottolineare parlando delle Freebuds 3 è che, se è vero che le somiglianze estetiche con la concorrenza sono innegabili, questi auricolari “true wireless” sorprendono in positivo per quanto attiene le loro performance. Facendo la tara alle aspettative e all’inevitabile confronto, si tratta di un prodotto valido in cui Huawei ha saputo instillare delle buone performance soprattutto per quanto attiene l’autonomia. E poi sono semplici da usare, non ci mettono una vita a collegarsi e si sentono bene: considerata l’autonomia e il sistema ANC che altri fanno pagare il doppio, e considerato il prezzo a cui sono vendute, le Freebuds 3 sono decisamente un buon affare.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter