Gipave, la nuova vita dell'asfalto grazie al grafene | The Next Tech

Ultimo aggiornamento il 23 gennaio 2020 alle 7:53

Gipave, la nuova vita dell’asfalto grazie al grafene

Il materiale è alla base di Gipave, la novità firmata Iterchimica che migliora efficienza, ecosostenibilità e durabilità delle pavimentazioni. Dopo i test su strada, via alla sperimentazione sulla pista dell'Aeroporto di Roma-Fiumicino e lancio sul mercato entro fine anno

Dalle buche fatali agli avvallamenti che mettono a dura prova pneumatici e ammortizzatori delle auto, l’asfalto è considerato sempre più spesso un avversario temibile dagli italiani. Che però saranno i primi a poter testare il nuovo corso delle strade realizzate con il Gipave, l’additivo polimerico contenente grafene e una plastica appositamente selezionata, in grado di aumentare la resistenza dell’asfalto alla fatica, anche in situazione di elevato stress – inteso come l’insieme di urti, surriscaldamento da frenata e velocità elevata – e alla sopportazione delle escursione termiche. Una soluzione che, quindi, assicura pavimentazioni capaci di durare più del doppio rispetto agli standard attuali.

I vantaggi del grafene

Le prove sul campo hanno dimostrato che la nuova tecnologia consente di migliorare le prestazioni dell’asfalto con un incremento della durata del 250%. In altri termini, una strada realizzata con Gipave può durare, in media, fino a 10-12 anni rispetto agli attuali 5-6, ma non solo perché i test indicano una resistenza al passaggio dei veicoli maggiore del 35%, una resistenza alla deformazione del 46% in più e una riduzione della traccia lasciata dagli pneumatici del 35%. Elementi, questi, che contribuiscono a prevenire la formazione di buche e a ridurre, di conseguenza, la necessità di interventi di manutenzione nel corso del tempo, nonché le spese (comunali, provinciali e statali) dovuti all’ammaloramento delle pavimentazioni, alleggerendo nel tempo gli alti costi del nuovo materiale. Senza dimenticare il risvolto ambientale, perché sia il recupero della speciale plastica contenuta nel prodotto (altrimenti destinata a finire nei termovalorizzatori), sia le pavimentazioni con Gipave sono riciclabili al 100% e permetteranno di ridurre l’impatto ambientale.

 

Federica Giannattasio, amministratore delegato Iterchimica

Come è nato Gipave

Il supermodificante a base di grafene è frutto di sviluppo e ricerca triennale di Iterchimica, azienda di Suisio, nel bergamasco, attiva in più di novanta paesi nel campo degli additivi per asfalti, con prodotti che migliorano le pavimentazioni stradali a livello di sicurezza, efficienza e ecosostenibilità. A raccontarci come sia nata l’intuizione è Federica Giannattasio, amministratore delegato della società fondata nel 1967 dal padre Gabriele (il 10% dell’azienda è controllato dall’ingegnere Vito Gamberale): “Il progetto di ricerca è stato finanziato da un bando di Regione Lombardia su innovazione e competitività e sviluppato grazie alla collaborazione fra competenze a più livelli scientifici. Il grafene proviene dall’azienda italiana Directa Plus, tra i più importanti produttori e fornitori al mondo, mentre G.Eco (gruppo A2A) ha fornito la componente di plastiche dure riciclate e l’Università degli Studi di Milano Bicocca si sta occupando dell’intera analisi ambientale”. Da notare, in proposito, che sia Gipave, sia il processo innovativo di recupero delle plastiche sono stati brevettati in Italia, con la domanda in fase di approvazione nell’Unione Europea.

Non solo strade, ma anche piste

Già testato su pavimentazioni trafficate come la strada provinciale 35 che collega Milano a Meda, l’Ardeatina nelle vicinanze di Roma e la Circonvallazione Fabriciano a Bergamo, oltre a una sperimentazione sulle strade inglesi, il prodotto è arrivato anche sulla pista riservata ai voli intercontinentali dell’aeroporto di Roma-Fiumicino. All’interno del rifacimento di un tratto lungo 100 metri e largo 8 metri voluta dalla società Aeroporti di Roma che gestisce lo sbarco romano, il progetto con la tecnologia al grafene ha coinvolto metà del tratto coinvolto, mentre i restanti 50 metri sono stati realizzati con asfalto contenente bitume modificato con polimeri (PmB), normalmente utilizzato per questa tipologia di interventi. L’intero tratto conterrà fresato d’asfalto proveniente da pavimentazioni riciclate e sarà utile per monitorare le differenti performance, poiché i carrelli dei velivoli (Boing 777 e Airbus 380) poggeranno sia sul tratto con Gipave, sia sull’asfalto con modifica tradizionale. “Le potenzialità d’uso riguardano tutte le tipologie di strade, a quelle comunali a quelle autostradali, includendo piste aeroportuali, autodromi, porti ed interporti”, dichiara la Giannattasio. Sulle prossime mosse, invece, l’amministratore delegato ha precisato che “il lancio sul mercato di Gipave è prevista entro l’anno in corso” e che le richieste non mancano, perché Iterchimica “è al lavoro su potenziali progetti a livello mondiale che riguardano Europa, Asia e Stati Uniti d’America”.

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