MWC20 e la psicosi del coronavirus | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 11 febbraio 2020 alle 14:59

MWC20 e la psicosi del coronavirus

Le aziende cancellano la loro presenza dalla fiera di Barcellona dedicata al mobile. La pandemia non c'è, ma gli organizzatori ora pensano al forfait

A Barcellona è già arrivata la primavera: ieri il termometro ha superato i 20 gradi e c’è da scommettere che gli abitanti della capitale della Catalogna si siano concessi una passeggiata sulla spiaggia per godersi il Sole. Dove invece è inverno pieno è pochi chilometri più in là, alla Fira Barcelona Gran Via: grandi e piccoli marchi si sono ritirati a vario titolo dal prossimo Mobile World Congress, in programma a partire dal 24 febbraio, mettendo in seria difficoltà l’organizzatore. Il timore del contagio da coronavirus sta generando una psicosi: tanto che, come ha segnalato il giornalista Antonio Monaco su Instagram, anche GSMA ora sta valutando di cancellare completamente la fiera.

Chi ha paura del virus?

La lista delle aziende che hanno cancellato a vario titolo la propria presenza al MWC20 si è fatta lunghetta: c’è chi come Amazon o NVIDIA non aveva neppure uno stand in fiera, ma ha fatto sapere che annullerà gli appuntamenti e non manderà i propri dipendenti in Spagna, altri invece come Ericsson che di solito hanno un presenza massiccia in fiera (praticamente lo stand Ericsson occupa metà della Hall 1 ed è uno dei più belli e visitati) hanno cancellato totalmente la propria presenza in accordo con l’organizzatore. Poi ci sono i casi intermedi, come TCL e ZTE: due aziende cinesi che hanno fatto sapere che in fiera ci saranno, ma hanno deciso di cancellare la propria conferenza stampa a scopo precauzionale.

 

L’elenco completo aggiornato alle 11:30 del 11 febbraio comprende tra le altre: Amazon, Asus, Gigaset, Ericsson, Intel (una delle ultime a comunicare il proprio forfait), LG (la prima ad annunciare il suo abbandono del MWC20 a scopo precauzionale), Mediatek, NTT Docomo, Sony (che prima ha cancellato la conferenza stampa e poi completamente la propria presenza), e pure le cinesi Ulefone, Umidigi e Vivo. Tenere un elenco esaustivo è impresa complicata, considerato che alcuni piccoli marchi sfuggono alle maglie dell’informazione, ma è evidente che c’è una psicosi montante che ha pure fatto promulgare all’organizzazione una direttiva “niente strette di mano” allo scopo di ridurre in ogni caso i rischi di contagio durante la manifestazione.

Poi ci sono anche i casi di conferme ufficiali: Xiaomi ha fatto sapere con un comunicato che adotterà delle misure di precauzione ma ha intenzione di andare dritta per la sua strada, mentre altri due grossi calibri cinesi come Oppo e Huawei non hanno ancora fatto sapere nulla delle loro intenzioni. Questi tre marchi sono sicuramente i più attesi, visto che dovrebbero presentare nuovi dispositivi: dunque è probabilmente a questo filo che ancora si appende la speranza di GSMA di dare vita all’edizione 2020 del Mobile.

Un rischio calcolato

I numeri del MWC parlano chiaro: ogni anno a Barcellona si danno appuntamento tra i 100.000 e i 120.000 addetti ai lavori di tutto il mondo, riuniti su 240.000 metri quadrati su 9 padiglioni, e per una settimana circa prendono d’assalto la capitale catalana riempiendo la metropolitana, gli hotel, i ristoranti. Senz’altro si tratta di una situazione particolare: ma in questo stesso istante sono in via di svolgimento decine e decine di fiere in tutto il mondo, senza contare che ormai i viaggi intercontinentali sono all’ordine del giorno e ci sono milioni di cittadini che si muovono ogni giorno in aereo, nave, treno, automobile valicando frontiere su frontiere.

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Una fiera come il MWC, dove a stento si riesce a camminare il primo giorno tra le hall a causa della incredibile affluenza di pubblico, è un potenziale luogo di contagio: ma lo sarebbe quest’anno come lo è stato ogni altro anno, e lo stesso si può dire per qualsiasi aeroporto, stazione, supermercato e qualsiasi luogo pubblico siamo soliti frequentare. Lo sono per qualsiasi virus, come quello dell’influenza che ogni anno colpisce milioni di individui, e di cui il coronavirus di Wuhan è un parente stretto. Chiunque, come noi giornalisti, è solito frequentare queste manifestazioni sa che non è raro tornare a casa con il raffreddore: si stringono mani, si mangia ai buffet comuni, si vola in aereo che è il luogo perfetto per scambiarsi bacilli.

In Italia, solo durante la quarta settimana di gennaio 2020 stando ai dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, i decessi legati alla comune influenza sono stati 234, naturalmente concentrate nelle fasce deboli della popolazione (soprattuto anziani): le morti accertate legate al coronavirus fino a oggi sono, in tutto il mondo, 1.018. Parlare di pandemia alla luce di questo mero confronto numerico pare azzardato, ma sicuramente ci saranno altri fattori scientifici da tenere in considerazione e che spingono alla cautela la comunità medica. Altro aspetto di cui tenere conto sono le misure adottate dalla Cina per contenere la diffusione del virus: misure molto severe, che pare si stiano rivelando efficaci, ma che avranno pure una ricaduta economica fin qui difficilmente quantificabile. Altro aspetto di cui tenere conto: l’affluenza dall’Asia al MWC è sempre consistente, e la chiusura di scali e voli complica non poco la logistica per gli spostamenti pure per chi è sano.

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Ora toccherà aspettare venerdì per sapere cosa intende fare GSMA di questo Mobile World Congress 2020: altre defezioni eccellenti potrebbero far pendere la bilancia sul lato della cancellazione, ma si tratterebbe di una debacle non da poco per questa che comunque sarà un’edizione zoppa del MWC.

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