Dreams, quant'è bello giocare ai sogni degli altri

Ultimo aggiornamento il 19 febbraio 2020 alle 15:25

Dreams, quant’è bello giocare ai sogni degli altri

Fucina per sviluppatori provetti, il titolo di Media Molecule è un ambiente creativo senza confini

A volte ci si scorda di aver in mano un videogioco. Perché Dreams, il nuovo titolo sviluppato da Media Molecule, è più un’esperienza onirica, dove scenari, situazioni, e impostazioni di gameplay cambiano quasi per associazioni di pensiero. Senza i fuochi d’artificio di un tripla A, il titolo punta a conquistare una nuova prateria del settore dei videogiochi, quasi democratizzandolo. Due sono le opzioni che si può scegliere prima di qualsiasi partita: giocare a sogni già creati, oppure modellarne di nuovi, aiutandosi con tutorial. La culla di sviluppatori provetti, il test per chi vuole mettersi alla prova con una storia: grazie al motore di Dreams la fantasia non ha limiti.

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Dreams, come tutto ha inizio

Come prima di qualsiasi sogno, il buio. Poi una voce femminile narrante che fa strada nel mondo di Dreams, dove la prima cosa da fare è scegliersi un compagno di viaggio, un Imp, folletto monocromatico con un ciuffo in testa che farà da “braccio” per spostare oggetti, aprire porte, sbloccare serrature. Per muoverlo nello spazio onirico basta orientare il joypad nella stanza, senza premere alcun pulsante, se non R2 quando c’è da agganciarsi a qualcosa. L’avvio di Dreams è un’esplosione di suoni e di colori, di vita creativa che attende i videogiocatori in un laboratorio di sviluppo potenzialmente senza limiti.

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Il sogno di Art

Il primo piatto servito per chi vuole godersi la massima esperienza di Dreams è il sogno di Art, circa 3 ore di esperienza – pensata dagli stessi sviluppatori – nella mente di un contrabbassista depresso alla ricerca di se stesso e della sua band. Comodi in poltrona, a tratti sembra di assistere a un cortometraggio indie di animazione, ma il gameplay è garantito.

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La voce di Art vi racconterà della sua vita, dall’infanzia fino alla brusca separazione dal suo complesso musicale: con il folletto sempre visibile sullo schermo, indirizzerete il protagonista nello spazio per far proseguire la storia, intervallata da ampie sessioni di gioco in cui impersonerete pupazzetti impegnati a salvare un drago dalle grinfie di un terribile corvo (l’incubo infantile di Art) e un piccolo robot che deve farsi strada in una mappa buia. Non chiedetevi il perché della sequenza: proprio perché non hanno trama i sogni nascondono una sorprendente molla ludica.

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Una fucina di nuovi giochi

L’altra metà di Dreams è fatta dalla community dei giocatori e, soprattutto, dai loro titoli, a volte anche piccoli episodi che diventano virali grazie alla stessa logica dei social network con tanto di like e commenti ai progetti. Appena lanciato, il titolo di Media Molecule ha già collezionato non pochi test di baby sviluppatori, magari alla loro prima esperienza con una storia da catapultare su console. Non nasceranno forse su Dreams i videogiochi dell’anno – per i quali servono parecchi soldi e truppe di esperti – ma il vivaio si candida a diventare una fonte inesauribile di videogiochi, alimentati dalla base.

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E non solo…

Dreams ha attrezzi per fare qualsiasi cosa abbia a che fare con l’intrattenimento. Non soltanto videogiochi, ma anche brani musicali, schizzi artistici e repliche di grandi titoli come Super Mario, Pokémon e Zelda, copie molto simili agli originali a cui vanno perdonate tutte le sbavature ed elogiati gli sforzi per ricreare l’ambiente di gioco. Insomma, qualsiasi cosa vi venga in mente, Dreams può (in gran parte) esaudirla per il divertimento vostro e di tutti.

L’obiettivo degli sviluppatori che hanno lavorato su Dreams è offrire al pubblico ben più della canonica avventura, ma un vero e proprio sand box, sulla falsariga di giochi come RPG Maker o il più recente Super Mario Maker. Anche in questo caso si va persino oltre, permettendo ai giocatori non solo di condividere le proprie creazioni, ma di collaborare per la riuscita dello stesso progetto. Si entra a far parte così di vere e proprie software house virtuali, spesso improvvisate, frutto della passione degli internauti.

La logica multiplayer si amplifica al massimo visto che Media Molecule dà la possibilità di gareggiare in classifiche globali. Uno delle comodità di Dreams è anche quella di non dovere salvare: il giocatore può passare da un sogno all’altro in base all’umore e al gusto, fregandosene di un ordine per altro assente.

Il singolo non conta

Si respira un vero e proprio senso di community in un titolo come Dreams, dove giochi fatti da chiunque diventano potenzialmente scalabili e virali. Ogni settimana il team di sviluppatori orchestra perfino contest a tema (come “Cibo” e “Sogno Medievale”) per stuzzicare la base e sfidarla nella creazione di un nuovo piccolo titolo, scatenando l’intelligenza collettiva. Insomma, quel che è già pronto in tavola apparecchiato da Media Molecule è soltanto un (buonissimo) antipasto di un banchetto che va gustato non soltanto assaggiando i piatti degli altri, ma anche rimboccandosi le maniche in cucina per stupire il pubblico con un videogioco da leccarsi i baffi.

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