Alessandro Barbero su Instagram: la prima lezione nelle stories

Ultimo aggiornamento il 19 marzo 2020 alle 16:43

Alessandro Barbero su Instagram: la sua prima lezione nelle stories

Sul profilo di Editori Laterza lo storico ha chiacchierato di Caporetto, guerra e ruolo dello Stato

Nonostante sia da tempo una vera e propria celebrità del web, possiamo dire che sia stata la sua prima volta su Instagram. Alessandro Barbero, storico, volto RAI e grande divulgatore, ha partecipato a Conversazioni d’Autore, un format lanciato da Editori Laterza su Instagram. Nella live andata in onda oggi su migliaia di smartphone, il medievista ha condiviso lo schermo con l’editore Giuseppe Laterza per regalare tre quarti d’ora di chiacchierate serie, semiserie e scanzonate. Il forzato isolamento in casa ha regalato a molti appassionati di storia (e soprattutto di Barbero) l’occasione di trovare il prof piemontese su una piattaforma insolita per le sue seguitissime lezioni.

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Barbero: l’ennesimo successo social

In queste ore l’hashtag #Barbero è entrato anche nelle tendenza di Twitter, dove gli utenti stanno esultando dopo aver scoperto lo storico scorrendo Instagram. Nella lezione social non si è parlato soltanto di coronavirus o quarantena (sempre con dotti excursus storici) ma anche di Caporetto, uno dei più bei libri di Alessandro Barbero, edito proprio da Laterza. Quella che è passata alla storia come la più grande disfatta dell’esercito italiano – sinonimo di ritirata e codardia – in realtà è stato qualcosa di di molto più profondo e complesso secondo il prof.

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© Teatro Nazionale Genova

Prof, ma che fine farà l’Europa?

Come gli influencer più navigati, Alessandro Barbero ha animato la conversazione prendendo spunto anche dai commenti live dei tanti utenti. A chi gli ha chiesto una riflessione sull’attualità, sull’emergenza coronavirus e sulle responsabilità dell’Unione Europa, lo storico ha commentato dicendo che «non c’è stata alcuna risposta europea a questa emergenza. Da questo punto di vista l’Unione Europea è inesistente. Ogni paese pensa a se stesso. I dati vengono raccolti e comunicati su criteri per nulla trasparenti».

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