Coronavirus | Taiwan, il primo "recinto elettronico" per chi sta in quarantena

Ultimo aggiornamento il 23 marzo 2020 alle 12:07

Coronavirus | A Taiwan il primo “recinto elettronico” per chi sta in quarantena

Geolocalizzazione degli smartphone: così le autorità monitorano le persone contagiate che devono rimanere in isolamento in casa

“Recinto elettronico” rende bene l’idea di quel che sta accadendo a Taiwan, dove l’emergenza coronavirus – nonostante i numeri finora ridotti dei contagi – ha spinto le autorità e il governo a prendere misure drastiche contro chi, pur dovendo rispettare la quarantena, esce lo stesso di casa mettendo a rischio la salute propria e degli altri. «L’obiettivo – ha detto alla Reuters Jyan Hong-wei, capo del Dipartimento di Cyber Security di Taiwan – è quello di impedire alle persone di correre in giro e diffondere l’infezione». Tracciando gli smartphone, il sistema è in grado non soltanto di confermare se il dispositivo (dunque anche la persona, si spera) si trova tra le quattro mura domestiche. Le autorità sono tenute a intervenire anche nel momento in cui il cellulare risulta spento.

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Tsai Ing-wen, Presidente di Taiwan

L’occhio di Taiwan sul contagio

La pervasività del “recinto elettronico” messo in piedi a Taiwan risponde ai pericoli che la popolazione corre e, come ovvio, ha messo in secondo piano la questione della privacy. Non basta lasciare lo smartphone a casa per concedersi una corsa all’aria aperta e beffare il sistema, perché le autorità sono pronte a telefonare a ogni singolo cittadino in quarantena fino a due volte ogni giorno. Nel momento in cui una chiamata va a vuoto, la polizia raggiunge l’abitazione nel giro di un quarto d’ora.

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Finora il coronavirus non ha ancora raggiunti livelli allarmanti a Taiwan: la Reuters – pochi giorni fa – riportava appena 108 casi di contagio sull’intera isola. Nonostante questo, il rischio concreto che la pandemia investa il paese ha convinto la politica a uno sforzo tecnologico unico forse in tutto il mondo. Chi viola la quarantena rischia una multa di oltre 30mila dollari. Anche in Europa il dibattito sulla geolocalizzazione dei telefoni è acceso tra favorevoli e contrari. Salute e tutela della privacy non sono mai stato così in contrasto fra loro.

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